rotate-mobile
Domenica, 28 Novembre 2021
Mondo India

Perché oggi si torna a parlare dei due marò Girone e Latorre

La Corte suprema indiana ha chiuso tutti i procedimenti contro Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala a febbraio del 2012

Capitolo chiuso. La Corte suprema indiana oggi ha chiuso tutti i procedimenti contro Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala a febbraio del 2012. Lo riferiscono i media di Nuova Delhi, secondo cui già la settimana scorsa la Corte suprema aveva accettato di chiudere tutti i procedimenti dopo il deposito del risarcimento di 100 milioni di rupie, circa 1,1 milioni di euro.

Secondo quanto riferito dai media di Nuova Delhi, la Corte Suprema considera "ragionevole e adeguato" il risarcimento, 80 milioni dei quali dovranno essere depositati a favore degli eredi dei due pescatori (40 per ogni famiglia) e 20 milioni al proprietario dell'imbarcazione.

"Si chiude il caso con l’India. Un successo della diplomazia italiana", scrive su twitter il commissario europeo all'Economia ed ex premier Paolo Gentiloni commentando la chiusura dei procedimenti contro i due marò nove anni dopo l'incidente.

"Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda" commenta il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Marò ascoltati nelle prossime settimane in Procura

Verranno ascoltati nelle prossime settimane in Procura, a Roma, i due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone accusati di omicidio volontario per la morte due pescatori in India nel 2012. Per questa vicenda a piazzale Clodio è aperto un procedimento da nove anni. Il procedimento è affidato al sostituto procuratore Erminio Amelio, che in questi mesi ha analizzato gli atti inviati dal Tribunale internazionale dell'Aja - che nel luglio del 2020 ha deciso in favore dell'Italia la competenza giurisdizionale - per poi procedere alla conclusione delle indagini che potrebbe arrivare in estate.

"Da nove anni sono costretta a parlare a nome di mio marito"

"Da nove anni sono costretta a parlare a nome di mio marito. A lui è stato fatto esplicito divieto di parlare pena pesanti sanzioni. Non può nemmeno partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica. È vincolato al segreto. È ora di chiedersi perché le autorità militari vogliono mantenere il segreto su ciò che sa e vuole dire. Quello che so è che per la politica italiana siamo stati carne da macello. Presto Massimiliano si presenterà alla procura di Roma": è quel che dice all'Adnkronos Paola Moschetti, moglie di Massimiliano Latorre, uno dei due marò accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala a febbraio del 2012.

Marò, tutte le tappe della vicenda

Queste le tappe principali della vicenda: i due marò italiani sono impegnati in una missione di protezione della nave mercantile italiana 'Enrica Lexie', in acque a rischio di pirateria. I militari, ritenendo imminente un’aggressione, spararono contro un peschereccio locale colpendo due pescatori a bordo, Ajeesh Pink e Valentine Jelastine. Fermati dopo l’attracco della nave nel porto di Kochi, per essi cominciò una lunga trafila giudiziaria con un ruolo significativo di pressioni politiche, incertezza di competenze giudiziarie, limitazione delle libertà personali in India e successivamente un contenzioso, a tratti anche aspro, tra Italia e India sulla giurisdizione mancando un precedente a cui riferirsi.

Il 19 febbraio 2012 i due fucilieri di Marina vengono consegnati alla giustizia indiana con l'accusa di aver ucciso due pescatori indiani su un peschereccio, scambiati per due pirati al largo della costa del Kerala, nel sud dell'India.

Dopo l'uccisione dei due pescatori indiani, qualche giorno dopo il fermo dei due militari italiani, il tribunale di Kollam dispone il loro trasferimento nel carcere ordinario di Trivandrum. Ne escono solo il 30 maggio quando l'Alta Corte del Kerala concede ai due fucilieri la libertà su cauzione di dieci milioni di rupie (143.000 euro) stabilendo l'obbligo di firma quotidiano che impedisce loro di allontanarsi dalla zona di competenza del commissariato locale.

Ai due fucilieri viene anche ritirato il passaporto. Solo a dicembre del 2012, qualche giorno prima di Natale, il governo italiano riesce a ottenere dall'Alta Corte del Kerala un permesso di due settimane per i due militari italiani che consente loro di trascorrere le festività in Italia con l'obbligo di tornare in India alla scadenza del permesso. Tornano quindi a casa il 22 dicembre e vengono interrogati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo.

Il 3 gennaio 2013, alla scadenza del permesso, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornano in India, per poi rientrare ancora in Italia alla fine di febbraio, quando ai due fucilieri viene dato un permesso di 4 settimane in occasione delle elezioni politiche.

La posizione del governo italiano è, inizialmente, quella di non rimandare i due fucilieri in India ma la Presidenza del consiglio dei ministri annuncia invece successivamente che i fucilieri sarebbero tornati nel Paese asiatico. L'allora ministro degli Esteri Giulio Terzi annuncia quindi in Parlamento le proprie dimissioni irrevocabili in polemica con la decisione del governo di rimandare i marò in India.

Il 16 dicembre del 2014 arriva il 'no' della Corte Suprema indiana alle istanze presentate dai marò, anche per quanto riguarda il possibile rientro in Italia di Girone. Dopo mesi di schermaglie politiche e diplomatiche, il governo italiano decide, il 26 giugno del 2015, di attivare la procedura di arbitrato internazionale di fronte all'impossibilità di arrivare a una soluzione negoziale con l'India.

L'Italia chiede di consentire la permanenza di Latorre in Italia (nel frattempo tornato nel nostro Paese per alcuni problemi di salute) e il rientro in patria di Girone durante l'iter della procedura arbitrale. Il 2 maggio 2016 il Tribunale Arbitrale dispone che anche Girone faccia rientro in Italia fino alla conclusione del procedimento arbitrale.

Intanto la vita dei due fucilieri della Marina va avanti. Il 15 giugno 2019, Massimiliano Latorre si sposa con Paola Moschetti. Poco meno di un mese dopo, tra l'8 luglio e il 20 luglio, si tiene all'Aja presso la Corte arbitrale permanente (Permanent Court of Arbitration, Pca) l'udienza finale dell'arbitrato sul caso della 'Enrica Lexie':  l’Italia è stata condannata a compensare la parte indiana in relazione alla morte  dei due cittadini, oltre che a vari danneggiamenti  e a danni morali causati  all’equipaggio della piccolo peschereccio St Antony. Il tribunale ha concordato sul fatto che  i due marines fossero, anzitutto, pubblici ufficiali e precisamente militari appartenenti alla  marina italiana, nonché "ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria incaricati della difesa marittima dello Stato", così come sostenuto da parte italiana;  che, inoltre, le condotte tenute il 15 febbraio 2012 fossero espressione di tale pubblica funzione: essi agivano infatti,  in quel momento, sia  come ufficiali della marina italiana, che  come agenti di polizia giudiziaria con riferimento a reati legati alla pirateria.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Perché oggi si torna a parlare dei due marò Girone e Latorre

Today è in caricamento