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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Repressione brutale / Iran

Mehran Samak: chi è il giovane ucciso perché festeggiava la sconfitta della nazionale ai mondiali

Ammazzato con un colpo di pistola in testa. La paura della repressione non ha fermato numerosi manifestanti antigovernativi. Il centrocampista della nazionale Ezatolahi, che ha giocato in Qatar, ha rivelato di conoscerlo e ha pubblicato una foto di loro insieme. Al funerale a Bandar-e-Anzali il grido "morte al dittatore" rivolto a Khamenei

Si continua a morire nell'Iran lacerato dalle proteste di piazza. La paura della repressione non ha fermato numerosi manifestanti antigovernativi che sono scesi in strada in diverse città per festeggiare l'eliminazione dell'Iran dai Mondiali in Qatar per mano degli Stati Uniti.

Mehran Samak ucciso a 27 anni

I calciatori vengono considerati dai manifestanti "traditori", accusati di aver voltato le spalle alla causa di chi protesta contro il regime. Prima del fischio d'inizio ai mondiali avevano "protestato" anch'essi, in modo silenzioso, non cantando l'inno nazionale, per poi rientrare "nei ranghi" nelle partite successive. Il movimento si è sentito tradito quando gli atleti hanno cantato nelle successive gare contro Galles e Stati Uniti. In quei giorni un calciatore iraniano ex nazionale, Voria Gafhouri, è stato arrestato e poi liberato su cauzione. Le famiglie dei calciatori erano state minacciate di essere arrestate e torturate nel caso in cui i giocatori non si fossero comportati in maniera ritenuta corretta prima della partita contro gli Stati Uniti, secondo  una fonte coinvolta nella sicurezza dei giochi, citata dalla Cnn.

La repressione è brutale. A Bandar-e-Anzali, una città sulla costa del Mar Caspio, a nord-ovest di Teheran, il 27enne Mehran Samak è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa mentre festeggiava suonando il clacson della sua auto. La denuncia arriva da attivisti per i diritti umani. Samak "è stato preso di mira direttamente e colpito alla testa dalle forze di sicurezza in seguito alla sconfitta della squadra nazionale contro gli Usa", ha confermato il gruppo Iran Human Rights (IHR) con sede a Oslo.

La partita di calcio tra i due Paesi, che hanno interrotto le relazioni diplomatiche più di 40 anni, fa si è svolta sullo sfondo della violenta repressione in corso da mesi in Iran dopo le proteste scatenate dalla morte in custodia di Mahsa Amini, una donna curda di 22 anni, a settembre. Le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 448 persone nei mesi scorsi, tra cui 60 minorenni e 29 donne, secondo IHR.

Il post del calciatore della nazionale che conosceva la vittima

Il centrocampista della nazionale iraniana Saeid Ezatolahi, che ha giocato la partita negli Stati Uniti ed è di Bandar-e-Anzali, ha rivelato, a sorpresa, di conoscere Samak e ha pubblicato una foto di loro insieme in una squadra di calcio giovanile. 

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"Dopo l'amara perdita di ieri sera, la notizia della tua scomparsa mi ha infiammato il cuore", ha detto Ezatolahi su Instagram, descrivendo Samak come un "compagno di squadra d'infanzia".   Non ha commentato le circostanze della morte del suo amico, ma ha detto: "Un giorno le maschere cadranno, la verità sarà messa a nudo.  Questo non è ciò che i nostri giovani meritano.  Questo non è ciò che la nostra nazione si merita”.  Ezatolahi, sconvolto dopo il match con gli Usa, al fischio finale era stato confortato sia dai compagni che dai giocatori statunitensi.

Il funerale di Mehran Samak

Anche il Centro per i diritti umani in Iran (CHRI) con sede a New York ha riferito che Samak è stato ucciso dalle forze di sicurezza mentre festeggiava. Il CHRI ha pubblicato mercoledì un video del funerale di Samak a Teheran in cui si sentivano le persone in lutto gridare "morte al dittatore". Il canto, rivolto al leader supremo dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, è uno dei principali slogan delle proteste.

Quando l'Iran ha perso contro l'Inghilterra, ci sono stati festeggiamenti anche nella capitale Teheran.  Fuori dallo stadio dopo la partita, alcuni giornalisti di Reuters hanno visto le forze di sicurezza inseguire due persone. Tre guardie hanno inchiodato a terra un uomo che indossava una maglietta con la scritta "donna, vita, libertà", lo slogan centrale del movimento di protesta iraniano.

I tre video che mostrano come potrebbe cadere il regime di Teheran

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