Giovedì, 18 Luglio 2024
Interessi diversi

Wagner d'Oriente, il dilemma africano tra mercenari russi e cinesi

Con l'esigenza di difendere infrastrutture, miniere, progetti di gas naturale e i lavoratori cinesi nei diversi paesi africani, la Cina ha ampliato le attività e le dimensioni delle società di sicurezza private. Che sono molto diverse dai mercenari del gruppo Wagner

La rivolta contro la leadership militare russa guidata da Yevgeny Prigorzhin ha catturato l'attenzione del mondo per le azioni dei mercenari del gruppo Wagner, che è diventato negli anni il braccio esteso della politica estera russa.

In Libia, Mali, Repubblica Centroafricana, Siria ed Emirati Arabi Uniti, i membri della compagnia privata del "cuoco di Putin" hanno commesso qualsiasi impensabile crimine per compiere gli affari delicati per conto del Cremlino, il quale puntualmente si è sempre allontanato dalle accuse di crimini di guerra sollevate nelle sedi delle organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite. I mercenari del gruppo Wagner non sono altro che lavoratori della guerra "esternalizzati", utili a non esporre la Russia a particolari conseguenze politiche e diplomatiche per i crimini commessi dai soldati di Prigozhin. Infatti, la Russia ha sempre descritto il gruppo Wagner come una compagnia privata tradizionale, che è in realtà legittimata ad avviare operazioni di influenza e destabilizzazione in tutto il mondo. 

Nonostante l'ammutinamento del gruppo Wagner lo scorso 24 giugno, è sempre più chiaro che il Cremlino non voglia perdere gli affari e l’influenza che i mercenari garantiscono da anni in Africa. Qui Mosca ha una presenza ben evidente grazie ai mercenari del gruppo Wagner che operano spalla a spalla con governanti africani (alcuni dei quali controversi, come il generale libico Khalifa Haftar o il leader della Repubblica Centroafricana, Archange Touadéra), per sostenerli nelle guerre civili o nella lotta contro lo jihadismo, in cambio di risorse naturali. 

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Ma come uno scherzo del destino, il loro aiuto militare crea più disordine che ordine. Basti notare i Paesi in cui è maggiore l'influenza russa sull'economia e la politica (come ad esempio la Costa d'Avorio, il Mali e la Siria, solo per citarne alcuni) sono gli stessi da cui partono migliaia delle persone che approdano in Italia: dal primo gennaio 2023 al 27 giugno un totale di 60mila persone sono arrivate sulle coste italiane, dopo aver messo in pericolo la loro vita attraversando il Mediterraneo. 

L'esigenza cinese di difendere i progetti della Nuova Via della Seta in Africa

La presenza in Africa dei terribili mercenari guidati da Prigozhin rappresenta anche una minaccia per gli affari dei cinesi, arrivati qui con l'obiettivo di espandere il raggio d'azione economico della Belt and Road Initiative, la Nuova Via della Seta lanciata dal presidente Xi Jinping nel 2013. Come invece accaduto con i mercenari della Wagner. 

Con l'esigenza di difendere infrastrutture, miniere, progetti di gas naturale e i lavoratori cinesi (sempre più nel mirino delle bande criminali) nei diversi paesi africani, la Cina ha ampliato le attività e le dimensioni delle società di sicurezza private (PSC). A differenza del gruppo Wagner però, le società di sicurezza private cinesi hanno lo scopo di garantire la sicurezza delle imprese di proprietà del governo cinese, che nella pratica viene demandata a paramilitari e milizie locali africane. In pratica, i membri delle PSC non sono impegnati in missioni di combattimento, ma forniscono servizi incentrati sulla consulenza in materia di sicurezza del personale cinese e delle infrastrutture.

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Un altro aspetto li differenzia dai mercenari guidati da Prigozhin: i membri delle società di sicurezza private cinesi sono fortemente controllati e non possono possedere armi. Il leader Xi Jinping, in qualità di presidente della Commissione militare centrale, non ha mai permesso che i mercenari cinesi avessero mire sulle forze militari regolari della Cina.

Le società di sicurezza private che non lo sono affatto

Come sottolineato da Paul Nantulya, un esperto di Cina dell'Africa Center for Strategic Studies di Washington, le società di sicurezza private cinesi non sono affatto private. "Il 99% dei contractor della sicurezza in Cina sono ex membri dell'Esercito Popolare di Liberazione, ma anche ex forze speciali ed ex agenti di polizia paramilitare" con stretti legami con le autorità cinesi, ha spiegato l'analista alla statunintense VOA.

Il governo cinese ha regolamentato il settore solo nel 2009 (Regolamento sull'amministrazione dei servizi di sicurezza e sorveglianza), ponendo le PSC interamente sotto il controllo dello Stato attraverso il Ministero della Pubblica Sicurezza cinese. Un passaggio che dimostra quanto anche in questo ambito sia poroso il confine tra pubblico e privato. Secondo la normativa, le compagnie private di sicurezza che desiderano fornire servizi all'interno della Cina sono costrette a rinunciare al loro status privato, poiché devono essere una società interamente di proprietà statale o avere una partecipazione dello Stato pari ad almeno il 51% di tutto il loro capitale sociale. Questa norma è però valida solo per le PSC attive all'interno della Grande Muraglia.

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Fuori i confini cinesi, le compagnie private agiscono senza dover rispondere alla legge cinese. Le attività delle PSC cinesi all'estero sono principalmente determinate dalle normative del paese ospitante e dai contratti stipulati con le imprese che le impiegano. Per regolamentare la giungla internazionale delle società di sicurezza private e le società militari private è arrivato in soccorso il Documento di Montreux, che però è un accordo non vincolante del 2008, risultato di un processo internazionale guidato dal governo svizzero e dal Comitato internazionale della Croce Rossa (la Cina è uno dei firmatari originali). 

Nei contesti internazionali, il governo cinese è riluttante a schierare l'esercito regolare per la protezione di infrastrutture che rientrano nel progetto della Nuova Via della Seta. E ciò accade per diversi motivi, tra cui la politica - tanto cara a Pechino - di non ingerenza negli affari interni dei paesi, il timore di danneggiare le relazioni diplomatiche con i paesi vicini e potenziali alleati e la mancanza di esperienza di combattimento dell'Esercito Popolare di Liberazione (l'ultimo conflitto militare che ha visto il coinvolgimento delle forze regolari cinesi è la guerra del Vietnam). 

Lo strumento di influenza cinese

In questo modo le PSC danno a Pechino uno strumento per proiettare la forza cinese all'estero, superando le restrizioni legislative sull'uso delle forze armate oltre i confini nazionali. In Africa, infatti, la presenza dei membri delle PSC è - in numeri - superiore a quella dei soldati regolari, il che dimostra quanto sia importante il loro ruolo nell'espansione della sfera di influenza di Pechino sui governi dei paesi ospitanti. 

Tra le aziende cinesi che lavorano nel continente africano ci sono Beijing DeWe Security Service, Huaxin Zhong An Security Group e China Security Technology Group. In Kenya, la DeWe impiega circa 2.000 mercenari solo per proteggere la ferrovia da 3,6 miliardi di dollari costruita dalla Cina. In un rapporto del 2018, il Mercator Institute for Chinese Studies (MERICS) ha osservato che su 7mila PSC cinesi registrati ufficialmente, circa 20 di queste forniscono servizi al di fuori dei confini cinesi, con solo 3.200 mercenari che operano in paesi che vanno dal Sudan, al Pakistan e all'Iraq. Il numero effettivo potrebbe però essere molto più alto, secondo quanto rivelato da diverse analisi.

Le principali compagnie di sicurezza private cinesi impegnate in tutto il mondo (Fonte: Merics)

C'è però un aspetto da non sottovalutare: le PSC cinesi sono relativamente giovani e non hanno accumulato esperienza in scenari di combattimento internazionali, nonostante la presenza di veterani dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese.

Per Pechino, si presenta così il rischio che queste società di sicurezza private non regolamentate e relativamente inesperte commettano errori sull'arena internazionale che potrebbero avere catastrofiche conseguenze politiche. Errori che potrebbero compromettere la percezione della Cina all'estero e, in particolare, in Africa, e mettere in discussione il progetto del presidente Xi Jinping di trasformare la Cina in una potenza globale entro il 2049. 

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