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Domenica, 22 Maggio 2022
MESSICO

In Messico una guerra 'invisibile' che fa 53 morti al giorno

Arriva in Italia tramite un dossier di Libera la drammatica situazione in cui versa il paese nordamericano. Il motivo del 'conflitto' in corso è solo economico: "Una torta da 280 miliardi di dollari 'sporchi' da gestire"

Una media di 53 morti al giorno, 1.620 al mese, 19.442 all'anno. In tutto, 136 mila morti in sei anni. E' questo il bilancio della guerra - "invisibile" - che dal 2006 ha fatto precipitare il Messico nel sangue.

Sangue "di chi indaga, di chi combatte, di chi è complice, di chi tradisce". Perché in Messico è facile morire: "Muore chi si ribella alle estorsioni, chi denuncia, chi non paga riscatti per gli ostaggi".

Sono queste le vittime della lotta tra le bande per la supremazia del territorio e il controllo del narcotraffico. Bande che attaccano i giornalisti, uccidono cittadini inermi, testimoni, sfidano lo Stato, la polizia e il loro potere corrotto.

A riportare le cifre di questa mattanza è un dossier di Libera pubblicato in occasione del lancio dell'iniziativa 'Pace per il Messico - Mexico por la paz'.

LE BANDE DELLA MORTE. Circa l'80% dei comuni del Messico sono sotto scacco della criminalità organizzata. Sono dieci i cartelli della droga: Los Arellano Félix, Cartel del Pacifico Sur, Los Zetas, Cartel de Sinaloa, Carrillo Fuentes, Cartel del Golfo, Familia Michoacana, Caballeros Templarios, Cartel de Jalisco - Nueva Generación, Facción de "La Barbie".

Operano nel paese e si spartiscono uno dei commerci più floridi del mondo: cocaina in primis, ma anche marijuana, anfetamina, ketamina e da un paio d'anni eroina.

Arruolano ragazzini e giovani senza futuro. Per comprarli bastano mille pesos (60 euro). E' questo il compenso per chi spara. Che poi, spesso, coincide con chi rimane ucciso.

Dal 2006 al 2010 sono infatti 1.685 i ragazzi da sotto i 14 anni uccisi dal crimine organizzato, di cui 354 quelli minori di un anno di età, mentre sono circa 30.000 i bambini che collaborano con i gruppi criminali in varie forme.

LA CITTA' PIU' PERICOLOSA AL MONDO. Un milione e mezzo di abitanti. Tra questi, 9mila sicari. E' questo solo uno dei dati che fanno di Ciudad Juarez la città più pericolosa e aggressiva al mondo. Ed è sempre qui che sono scomparsi oltre 3mila persone. Uomini, donne, bambini di cui non si ha più traccia e che sono solo numeri tra i numeri: in tutto il Messico, infatti, sono circa 15mila le persone scomparse.

GIORNALISTI A RISCHIO. Fare i giornalisti in Messico - ricorda l'associazione Libera - è un mestiere molto pericoloso. Secondo la Relazione sulla libertà di opinione e di espressione delle Nazioni Unite, il Messico è considerato il quinto paese più pericoloso per praticare il giornalismo nel mondo e il primo in tutto il continente americano.

Dal 2006 sono stati uccisi 56 giornalisti (49 uomini e 7 donne) a cui si aggiungono 16 giornalisti scomparsi e un numero non quantificabile di reporter sfollati e obbligati all'esilio con la minaccia. Il 62% di questi lavorava per la carta stampata, il 17,2% in radio e il 13,7% per giornali online.

LOS ZETAS E 'NDRANGHETA. Tutto ciò ha un riflesso anche per il nostro paese. Sono ormai documentati i rapporti tra i cartelli dei narcos messicani e i clan della 'ndrangheta, in particolare con Los Zetas. La 'ndrangheta è un partner perfetto: la sua rete capillare per smerciare la droga garantisce sbocchi sicuri e piazze redditizie, ricorda Libera. I legami sono stati dimostrati da due operazioni della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria: nel 2008 con l'Operazione Solare, sono state arrestate 166 persone tra Italia, Messico e Stati Uniti, è stata smantellata una rete che aveva come obiettivo di introdurre coca in Italia attraverso il porto di Gioia Tauro; tre anni dopo, l'operazione Crimine 3 ha documentato nei dettagli il patto tra 'ndrangheta e Los Zetas.

LA CAMPAGNA DI LIBERA. "Chiediamo che le istituzioni italiane ed europee attivino tutti gli strumenti a loro disposizione nei confronti del nuovo governo messicano affinché si ponga fine alla spirale di morte e alla corruzione dilagante, tuteli i diritti umani, protegga le fasce più esposte alla violenza dei narcotrafficanti e applichi con efficacia tutte le convenzioni internazionali ratificate", è l'appello di Libera, che chiede alle "realtà associative italiane ed europee" di farsi portavoce di quanto sta accadendo in Messico".

Dal 22 aprile al 1 maggio 2013, una delegazione di Libera si recherà in Messico per incontrare e intensificare il rapporto di collaborazione con realtà sociali e movimenti impegnati nella realtà messicana nella tutela dei diritti umani e della lotta al narcotraffico. Una delegazione dei familiari delle vittime delle mafie aderenti alla rete di Libera incontrerà i familiari di vittime della guerra al narcotraffico.

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