Messico, guerra ai cartelli della droga: "Sì alle esecuzioni sommarie"

Impunità per gli agenti che massacrarono 22 civili innocenti durante una operazione di polizia contro i narcotrafficanti: sparati oltre 4.000 proiettili, anche da un elicottero. Quarantatré i morti

La polizia messicana ha massacrato 22 civili, con una raffica di esecuzioni arbitrarie condotte durante un raid contro un cartello della droga: il bagno di sangue risale a maggio 2015, ma viene definito tale solo ora, con la denuncia della Commissione Nazionale per i Diritti. In un rapporto pubblicato il 18 agosto, vengono descritti atti di estrema e superflua violenza, "violazioni del diritto alla vita tramite l'uso di forza sfociato in esecuzioni arbitrarie" di 22 persone. Alcuni corpi sono stati poi ritrovati letteralmente trafitti da armi.

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Secondo la ricostruzione, la polizia si lanciò in un vero e proprio massacro in un ranch nell'Ovest del Paese, una base per il cartello Jalisco Nueva Generacion, quando membri della banda non risposero all'ordine di deporre le armi il 22 maggio 2015. A quel punto gli agenti aprirono il fuoco, da terra e dal cielo, con l'utilizzo di un elicottero: furono sparati oltre 4.000 proiettili, in tutto morirono 43 persone, ma solo 22 uccisioni sono state considerate arbitrarie.

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