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Sabato, 20 Aprile 2024
Ambiente e trasporti / Germania

L'esperimento dei mezzi pubblici a 9 euro al mese

Per fronteggiare la crisi, la Germania punta sui mezzi pubblici. La misura sarà valida per giugno, luglio e agosto: in pratica con meno di trenta euro si viaggerà per quasi tutta l’estate

Dal primo giugno la Germania sperimenterà per tre mesi l'abbonamento dei mezzi pubblici a nove euro, misura ideata dal Governo federale per far fronte al prezzo crescente del carburante. Con nove euro si avrà diritto a un biglietto della durata di un mese, valido su tutti i mezzi pubblici tedeschi, compresi i treni regionali. La misura sarà valida per giugno, luglio e agosto: in pratica con meno di trenta euro si viaggerà per quasi tutta l’estate. Qualche problema tra il Bund, che si è impegnato a finanziare la misura con due miliardi e mezzo di euro, e i Länder, gli Stati federali, che gestiscono il trasporto locale e che chiedevano al Governo un investimento più significativo per far fronte ai mancati introiti e tenere i conti in ordine, ma si trattava di normali schermaglie tipiche degli Stati federali: alla fine la misura è stata approvata.

Al di là della contingenza per il “caro benzina”, la misura, anche per la sua semplicità, ha suscitato interesse anche nel resto d’Europa e sarà accompagnata anche da una analisi del suo impatto, per verificarne la possibile estensione o una sua rimodulazione. Potrebbero sorridere i vecchi Pirati, un partito politico presente qualche anno fa soprattutto a Berlino, e che per primo propose la totale gratuità dei mezzi pubblici per i residenti. In effetti, il Biglietto a nove euro è qualcosa che potrebbe davvero rivoluzionare il rapporto con i mezzi pubblici, soprattutto dopo il difficile biennio della pandemia.

Le poche voci contrarie sottolineano che la misura, proprio perché destinata a tutti, finirà per far pagare alla fiscalità generale un provvedimento del quale beneficeranno anche persone benestanti, che non avrebbero bisogno di interventi dello Stato per affrontare la crisi. In attesa di leggere i dati che emergeranno dalla valutazione, il timore appare eccessivo per due ordini di ragioni. Innanzitutto, la generalità della misura contribuisce ad abbattere i costi di burocrazia, che sarebbe stata protagonista nel caso di una misura specifica per determinate classi di reddito. E a giudicare dai primi dati, sembra che proprio la semplicità (il biglietto si acquista anche tramite app) abbia avuto un ruolo: nella sola Berlino nei primi tre giorni sono stati venduti oltre 130.000 biglietti dalla BVG, la società che gestisce i mezzi pubblici della capitale tedesca. Anche la Deutsche Bahn, le Ferrovie tedesche, festeggiano “numeri da record”.  Per alcuni, inoltre, la misura rappresenterà anche l’addio definitivo al biglietto cartaceo.

In secondo luogo, l’obiettivo del Biglietto a nove euro non è solo quello di far fronte alla crisi ma di spingere il maggior numero di cittadini ad utilizzare i mezzi pubblici. Qualcuno ha addirittura chiesto sui social network di comprare il biglietto anche se non si prevede di utilizzarlo: un’alta adesione all’iniziativa potrebbe significare l’avvio di un radicale ripensamento dei mezzi pubblici e dei treni regionali e, soprattutto, un investimento chiaro e incondizionato del Governo federale e di quelli dei Länder. Altra proposta, questa volta decisamente provocatoria, è stata quella di “invadere” Sylt, isola nel Mare del Nord, sinonimo di un luogo accessibile solo per pochi benestanti. Con il biglietto a nove euro, anche i giovani, armati di tanta pazienza, potrebbero arrivare, regionale dopo regionale, sulle spiagge di Sylt. Cosa che ha allarmato i soliti benpensanti.

Più che l’invasione di spiagge esclusive, il problema vero è un altro: la misura potrebbe mettere alla prova il sistema di trasporto tedesco. Se effettivamente si punta ad un maggiore utilizzo dei mezzi pubblici, allora occorre anche investire per potenziare le linee. Altrimenti il rischio è che il sistema non riesca più a gestire il (prevedibile e persino auspicato) aumento di passeggeri. Persino i vertici delle Ferrovie tedesche, di nuovo sotto attacco per ritardi e caos sulle linee, ammettono che la misura può costituire una grande “occasione per attrarre nuovi clienti” e hanno annunciato da subito cinquanta treni regionali in più.

Ancora oggi il traffico aereo interno alla Germania non si è mai ripreso dallo shock della pandemia: tra gennaio e marzo 2022 si registra ancora un meno 74,8% rispetto ai valori del 2019, per quanto certamente in enorme ripresa rispetto al 2021. Non si tratta di numeri necessariamente negativi, piuttosto testimoniano l’inizio di una necessaria transizione: da tempo c’erano proposte per vietare i voli interni o quantomeno per scoraggiarne l’uso, visto il loro impatto molto negativo sull’ambiente. Le Ferrovie sono chiamate a sostituire Lufthansa: i prossimi anni potrebbero essere certamente non facili per la necessità di coordinare il potenziamento delle linee (con inevitabili lavori e cantieri) e di gestire il flusso di nuovi clienti. La sperimentazione costituisce un altro tassello di questa transizione, in particolare per evidenziare dove intervenire sulle linee regionali.

Dunque, la misura sembra essere anche un test, una prova per il futuro. Essa comporterà certamente anche delle difficoltà: inutile negare che, nonostante tutti gli sforzi, i rischi di un sovraccarico, vale a dire di bus, treni e metro strapieni, ci sono tutti. Ma la strada tracciata sembra essere quella giusta: ed è uno degli obiettivi su cui il Governo di Olaf Scholz si gioca la credibilità.

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