Martedì, 3 Agosto 2021
Mondo Libia

Sami, salvato in mezzo al Mediterraneo: era da solo su un gommone "giocattolo"

"O andavo in mare, e lì magari qualcuno mi salvava, o in Libia morivo" ha raccontato l'infermiere di 30 anni di Damasco, tratto in salvo dai volontari di Proactiva Open Arms

La foto del salvataggio pubblicata su Facebook dall'ong Proactiva Open Arms

Quando l'hanno salvato, era in stato di shock. Si era ormai quasi arreso all'immensità del mare, stava per perdere le speranze.

Era su un gommone "giocattolo"

Sami, un giovane infermiere di 30 anni di Damasco. è stato tratto in salvo dai volontari sulla nave della Ong Proactiva Open Arms: da solo aveva sfidato il Mediterraneo per raggiungere l'Europa, salpando dalla Libia, su un gommone con motorino elettrico, poco più di un giocattolo.

A 25 miglia dalla costa libica, la salvezza si è concretizzata all'orizzonte, sotto forma di una nave dell'organizzazione non governativa. Era in mare da circa 20 ore, con sè aveva un po' d'acqua e cibo, e qualche vestito.

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"Un miracolo"

"E' un miracolo", scrivono gli attivisti sulla pagina Facebook della Ong, proponendo le immagini del salvataggio. "O andavo in mare, e lì magari qualcuno mi salvava, o in Libia morivo" ha raccontato Sami. Da ben tre anni era bloccato nel paese nordafricano. Partendo da una spiaggia isolata vicino a Tripoli, ha sfidato la sorte. Solo la presenza di una nave dell'Ong  Proactiva Open Arms l'ha salvato.

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Libia fuori controllo

"La prima cosa da fare in Libia è avere accesso alle persone che sono in difficoltà, che subiscono abusi e crimini, soprattutto nelle zone non controllate dalle autorità ma dalle milizie". E' quanto ha detto la scorsa settimana l'Alto commissario Onu per i rifugiati (Unhcr) Filippo Grandi. Il centro a Tripoli dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) "dovrebbe essere pienamente operativo entro l'inizio dell'anno" ha detto Grandi, sottolineando come "l'intervento dell'Italia sia stato fondamentale" per l'apertura di questo centro. Grandi ha rimarcato quindi la difficoltà di lavorare fuori da Tripoli dove "ci sono centri gestiti da milizie alleate del governo, ma le alleanze sono molto fluide". "C`è un problema di sicurezza, uno di controllo del territorio e uno non meno importante, di cui parlano gli stessi libici, di frammentazione delle istituzioni, che non si sono ancora ricostituite - ha aggiunto - spesso veniamo accusati di essere lenti. Ma la lentezza dei nostri movimenti è determinata dal contesto, è come una nave che avanza nel ghiaccio".

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