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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
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Fondi alla Libia per i migranti, le ong protestano: "Ue complice delle stragi"

No all'apertura dei porti, sì alle regole per le ong e ai soldi alla Libia: questi i primi risultati dei primi colloqui a Tallin. Amnesty insorge: "Così ci ostacolano. L'Europa è responsabile di questa situazione"

Ok al codice di regolamentazione delle Ong e agli aiuti economici alla Libia, no categorico all'apertura dei porti in Europa per accogliere i migranti. Questi i principali risultati che l'Italia è riuscita ad ottenere dai colloqui informali di Tallinn in cui è stata affrontata l'emergenza sbarchi.

Risultati contestati dalle Ong, che accusano l'Europa di lavarsi le mani delle migliaia di morti in mare, 3 persone su 100 perdono la vita nella traversata. "Le Ong hanno salvato il 28% delle persone sulla rotta libica l'anno scorso", dice Elisa De Pieri di Amnesty international. "Quello che gli Stati Europei dovrebbero fare è esattamente quello che le Ong stanno facendo. Invece hanno deciso di mettere delle regole che creeranno ostacoli all'attività delle Ong senza compensare il ruolo di salvataggio con altre navi. Questa è la tempesta perfetta, la ricetta per un enorme numero di morti in mare nelle prossime settimane".

Non solo: coi fondi alla Libia, l'Europa diventa complice, accusa Amnesty. "Le testimonianze che riceviamo dalle persone che sopravvivono al viaggio e al passaggio in Libia dicono che c'è collusione fra gli scafisti e la Guardia costiera libica. Se si danno risorse ad una istituzione che viola i diritti umani, ad esempio con la detenzione dei migranti, non puoi chiamarti fuori: l'Europa è responsabile del sostegno ad un sistema che mette i migranti in grande pericolo, in mare e in Libia".

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