Migranti: in fuga dall'Ungheria, si va a piedi verso l'Austria

Centinaia di migranti stanno cercando di lasciare l'Ungheria per arrivare in Austria: dopo che tutti i convogli da Budapest sono stati bloccati, ora molti hanno deciso di arrivare a piedi. Intanto l'Onu lancia un appello a tutta l'Europa

In Ungheria la tensione continua a salire. Circa 300 migranti sono riusciti a scappare con mezzi di fortuna e per questo le forze dell'ordine hanno chiuso le frontiere "temporaneamente" sul confine con la Serbia. Nel campo di Roszke, sul confine serbo, ci sono ancora più duemila persone che minacciano di evadere se le loro richieste non verranno accolte. Intanto dalla stazione di Budapest, dopo la cancellazione di tutti i treni diretti a ovest, centinaia di profughi hanno iniziato una lunga marcia a piedi verso l'Austria. Inoltre c'è ancora chi è bloccato su alcuni dei convogli che hanno lasciato la stazione della capitale: le autorità hanno fermato il viaggio alla stazione di Bicske, con l'intento di trasferire i migranti nei campi, ma loro si sono rifiutati e così sono rimasti sui vagoni. 

IL PIANO DI BRUXELLES - Intanto le autorità europee si sono riunite a Bruxelles per discutere dell'emergenza e per trovare una soluzione comune. La Commissione lavoraa un nuovo piano di distribuzione obbligatoria, sempre basato su quote, dopo la sollecitazione del presidente del consiglio europeo Donald Tusk. Dal Nord europa sono arrivate le prime aperture: la Germania si è resa disponibile all'accoglienza di 800mila richiedenti asilo per quest'anno e David Cameron ha cambiato idea e si è detto pronto ad assumersi le responsabilità dell'accoglienza. C'è però ancora chi si rifiuta: i leader di quattro paesi del centro-est europeo (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) hanno invece ribadito la loro opposizione a questa proposta, una decisione che rischia di far scattare le sanzioni. Intanto in una lettera congiunta all'Europa il presidente francese François Hollande e dalla cancelliera tedesca Angela Merkel hanno sollecitato la creazione di centri di accoglienza per migranti (hotspot), che secondo i due leader dovrà essere "accelerata in Italia e in Grecia". 

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L'APPELLO DELL'ONU - A sollecitare l'intervento per una risoluzione dell'emergenza arriva anche l'appello delle Nazioni unite, lanciato dall'Alto commissariato per i rifugiati. Antonio Guterres, il numero uno dell'Unhcr, ha lanciato un appello per la ripartizione di almeno 200mila richiedenti asilo in Unione Europea e ha sottolineato che tutti i membri dell'Ue dovrebbero avere l'obbligo di partecipare a questo programma: 

Le persone che hanno una richiesta di protezione valida (...) dovrebbero conseguentemente beneficiare di un programma di ricollocamento di massa, con la partecipazione obbligatoria di tutti gli stati membri dell'Ue. Una stima preliminare sembra indicare il bisogno potenziale di accrescere le opportunità di reinsediamento a 200mila posti

IL MONITO DEL PENTAGONO - Le immagini della fuga disperata dei migranti sono arrivate anche oltreoceano, tanto da sollecitare una reazione del Pentagono. Il generale Martin Dempsey, capo degli Stati maggiori riuniti degli Stati Uniti non ha più dubbi:  "Dobbiamo affrontare sia unilateralmente che con i nostri partner questa questione come un problema generazionale, e organizzarci e preparare le risorse ad un livello
sostenibile per gestire (questa crisi dei migranti) per (i prossimi) 20 anni
". 

L'ATTACCO DI PUTIN - Sulla questione si è espresso anche il leader russo Vladimir Putin, con parole aspre nei confronti delle istituzioni europee: "Si tratta di un evento prevedibile e che ci si doveva attendere. La Russia aveva avvertito della vastità del problema: l'Ue ha ciecamente seguito la politica Usa verso la Siria. I siriani che abbandonano il loro Paese non lo fanno per il governo di Assad ma per colpa di Is". 
 

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