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Giovedì, 20 Giugno 2024
La confessione

Parla la moglie del capo dell'Isis al-Baghdadi: "Cercai di scappare da lui, ero tagliata fuori dal mondo"

La vedova del terrorista morto facendosi saltare in aria nel 2019 rivela dettagli sul rapporto con il marito: "All'inizio era conservatore ma non estremista". Dopo l'arresto da parte delle forze americane "iniziò ad avere problemi psicologici"

In una rara intervista dal carcere parla alla Bbc Umm Haifa, la prima moglie del leader dell'Isis Abu Bakr al-Baghdadi, il "nuovo Bin Laden" che per anni è stato il terrorista più ricercato al mondo. Al-Baghdadi è morto nel 2019 facendosi saltare in aria durante un'operazione militare statunitense in Siria.

La moglie Umm Haifa è attualmente detenuta in un carcere iracheno per varie accuse legate all'operato dello Stato islamico. In particolare, sarebbe stata coinvolta nel sistema di schiavitù sessuale cui venivano sottoposte le donne rapite dall'Isis. Ma all'emittente britannica, Umm si descrive come una vittima estranea alle attività brutali dei miliziani e afferma di aver tentato di fuggire da marito, il cui vero ruolo le è rimasto a lungo sconosciuto.

Haifa, sposata con al-Baghdadi dal 1999, spiega infatti di essere rimasta per anni tagliata fuori dal mondo. Dal 2007 il marito non le ha più permesso di guardare la televisione o di usare altre tecnologie, come i cellulari.

"Spargere sangue ingiustamente è una cosa orrenda e in questo senso l'Isis ha oltrepassato il limite dell'umanità", ha ammesso Umm Hudaifa interrogata sulle atrocità commesse dal Califfato. Una volta - ha raccontato - ha sfidato il marito accusandolo di avere sulle mani "il sangue di quelle persone innocenti" e di avergli suggerito che "secondo la legge islamica ci sono altre cose che si sarebbero potute fare, come guidarli verso il pentimento".

"Ho scoperto chi fosse davvero accendendo la tv"

Nell'estate del 2014, Umm Hudaifa viveva a Raqqa - l'allora roccaforte dell'Isis in Siria - insieme al marito, che essendo però già ricercato trascorreva vari periodi in altre località. In una di queste occasioni, racconta la vedova alla Bbc, al-Baghdadi ha inviato una guardia a casa per prelevare due dei loro figli. "Mi ha detto che stavano andando in gita per insegnare ai ragazzi a nuotare", racconta Hudaifa. 

In casa c'era un televisore che guardava di nascosto. "Lo accendevo quando non era a casa", spiega. Qualche giorno dopo la partenza dei figli, proprio dal televisore la donna ha ricevuto "un'enorme sorpresa". Ha visto suo marito rivolgersi alla Grande Moschea di al-Nuri nella città di Mosul, in Iraq, annunciandosi per la prima volta come il capo dell'autoproclamato califfato islamico. 

Fu quel video che sancì la fama internazionale di al-Baghdadi. Dalla città irachena appena conquistata dall'Isis, esortò tutti i musulmani a seguirlo presentandosi come un discendente diretto della tribù Quraysh del profeta Maometto, rafforzando l'idea di leader messianico che aveva già iniziato a svilupparsi attorno alla sua figura.

"Cambiò dopo la prigionia"

Anni prima di diventare il leader del sedicente Stato islamico, al-Baghdadi fu arrestato dall'esercito americano. Era il 2004, un anno dopo l'invasione dell'Iraq a guida statunitense. L'uomo fu trattenuto per circa un anno nel campo di detenzione di Camp Bucca, insieme a varie altre figure di spicco del jihadismo.

Prima della detenzione, dice la moglie, Abu Bakr al-Baghdadi "era religioso ma non estremista. Conservatore ma di mentalità aperta". La donna parla di cambiamenti avvenuti dopo il rilascio: Divenne irascibile e incline a scoppi d'ira". "Ha iniziato a soffrire di problemi psicologici", dice alla Bbc. "Era esposto a qualcosa che "non si può capire", diceva lui stesso quando la moglie le faceva domande.

Per la donna, il tempo trascorso nel campo di detenzione di Bucca segnò il momento sella sua radicalizzazione, sebbene varie testimonianze sostengono che già precedentemente al-Baghdadi fosse legato ad al-Qaeda. 

L'emittente britannica riporta che secondo Umm, il leader jihadista sarebbe stato "sottoposto a torture sessuali durante la detenzione". Le immagini di un'altra prigione gestita dagli Stati Uniti in Iraq, Abu Ghraib - ricorda la Bbc - emerse negli scorsi anni, mostravano prigionieri costretti a simulare atti sessuali e ad adottare pose umilianti. La testata afferma di aver presentato la denuncia della donna al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ma di non aver ricevuto risposta.

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