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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Algeria / Algeria

Chi è Mokhtar Belmokhtar, il "volto nuovo" del radicalismo islamico

La mente dell'attacco a In Amenas è ora il nemico pubblico numero uno dei servizi di intelligence di mezzo mondo

Dopo l'attacco a In Amenas Mokhtar Belmokhtar è il volto nuovo del radicalismo islamico, e il nemico pubblico numero uno dei servizi di intelligence di mezzo mondo. Chi è davvero Mokhtar Belmokhtar? I suoi soprannomi sono "Il Terrore del Sahara", "L'intoccabile" e "Mr. Marlboro". Il Telegraph traccia un suo profilo.

E' nato il 1 giugno del 1972 a Ghardaïa, in Algeria. Ha una notorietà mediatica notevole nella regione subshariana grazie alle rivendicazioni in video di numerosi attacchi terroristici e al suo passato di contrabbandiere e sequestratore di persona. A 19 anni era già ad addestrarsi al campo di Jalalabad, al confine col Pakistan. Durante la guerra civile in Afghanistan, nei primi anni '90, combatté sulle montagne dell'Hindukush al fianco dei mujaheddin contro l'occupazione sovietica del paese. Proprio in uno scontro a fuoco con le truppe sovietiche perse l'occhio sinistro. Poi entrò a far parte del Gruppo Islamico Armato di Algeria (GIA) durante la guerra civile che ha sconvolto il paese per anni.

Nel 2002 Belmokhtar si allontana dal Gruppo Islamico Armato per formare quella che diventerà poi al-Qaeda nel Maghreb Islamico. Comincia una campagna di rapimenti che lo porta a incrociarsi con Iyad Ag Ghali. Il primo tiene gli ostaggi, il secondo ne tratta il rilascio per i governi stranieri. Nell'Azawad si lega definitivamente alle tribù locali, sposando quattro donne di importanti famiglie Tuareg.

Belmokhtar è diventato ricco perché non solo ha rapito e sequestrato, ma soprattutto perché si è anche assicurato che le sue vittime fossero riconsegnate sane e salve ai loro paesi dopo il pagamento di un riscatto. Anche prima della settimana scorsa, il Pentagono, la CIA, l'MI6 e altre agenzie di spionaggio conoscevano benissimo Belmokhtar e i suoi compagni jihadisti.

L'Occidente ha le tecnologie satellitari necessarie per tenere sotto controllo i campi di addestramento dei terroristi nei piatti deserti africani, zone meno impervie dei covi dei terroristi in Afghanistan. Le potenze militari occidentali hanno i droni per distruggerli, gli elicotteri e le forze speciali per eventuali blitz. Belmokhtar non è stato considerato eccessivamente pericoloso, se la stessa Algeria, che ha combattuto gli islamisti per due decenni, sembrava credere che Belmokhtar non fosse una reale minaccia strategica. E' questa l'unica spiegazione per la facilità con cui l'isolato giacimento di gas di In Amenas, vicino al confine con la Libia, è stato attaccato da soli 30 uomini di Belmokhtar.

E' una figura che si discosta in parte da quella dei classici leader di Al Qaeda. In un libro di memorie sui suoi mesi da prigioniero del gruppo, Robert Fowler, un diplomatico canadese e inviato delle Nazioni Unite in Niger, ha descritto la furia con cui Belmokhtar aveva affrontato l'altro leader radicale Abou Zeid quando due anziane prigioniere erano state picchiate. Era stato poi lo stesso Belmokhtar a fornire le medicine alle donne. Fowler lo descrive come "professionale, un "uomo d'affari", "astuto".

Geoff Porter, un consulente di sicurezza specializzato in questioni nordafricane, ha dei dubbi sul reale obiettivo del blitz dei terroristi all'impianto di Im Amenas: "E' stato un vero tentativo di prendere ostaggi per poi chiedere un riscatto? O era una missione suicida, con l'unico obiettivo di far conoscere meglio nella mappa del terrore il nome di Belmokhtar?". Sebbene sia ancora la figura centrale del network di al-Qaeda nel nord Africa, negli ultimi cinque anni Belmokhtar aveva svolto solo il ruolo di rifornitore ufficiale della jihad. L'attacco a In Amenas potrebbe rappresentare un "salto di qualità".

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