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Domenica, 19 Maggio 2024
Alta tensione / Moldavia

In Moldavia il rumeno diventa la lingua ufficiale, insorgono i filorussi

I due idiomi sono praticamente uguali e la riforma è motivata da una sentenza della Corte costituzionale, ma le opposizioni temono che il governo punti a una unificazione con la Romania

Il Parlamento moldavo ha approvato in prima lettura il cambio della lingua ufficiale dal moldavo al rumeno, con una mossa che rischia di aggravare la tensione con la parte filorussa del Paese. La controversa riforma, votata in prima lettura da 56 deputati, è stata motivata dalla necessità di modificare la Carta fondamentale del Paese in linea con quanto chiesto dalla Corte costituzionale in una vecchia sentenza del 5 dicembre 2013, secondo cui appunto la lingua di Stato della Moldavia è il rumeno.

Il progetto di legge ha suscitato forti critiche da parte del blocco di opposizione dei comunisti e dei socialisti, che hanno provato anche a bloccare i lavori dell'Aula portando degli striscioni e cartelli con scritte come “non prendete in giro la Costituzione” e “Moldavia, moldavi, moldavi”. Il moldavo e il rumeno sono praticamente la stessa lingua, ma la riforma ha un valore simbolico molto forte per una parte della popolazione. Viktor Mosneag, editore del principale quotidiano moldavo, Ziarul de Garda ha scritto che "tutti a Chisinau (la capitale, ndr) sanno e ammettono che la lingua parlata è il romeno, compresi i politici, negarlo fa parte degli interessi di parte di ciascuno".

La Costituzione stabilisce che gli emendamenti costituzionali possono essere adottati dai due terzi dei suoi 101 parlamentari, ma la maggioranza sostiene che in questo caso non si tratterebbe di una modifica della carta fondamentale, ma di un voto tecnico per rendere la Costituzione conforme alla sentenza della Corte costituzionale. In più sottolineano che la norma si applica comunque de facto, ma esiste un obbligo formale di modificare tutti gli atti legislativi in conformità con la sentenza della Corte costituzionale.

Nel Paese, che fino al 1991 era parte dell'Unione sovietica, i filorussi sono molti e più della metà dei 2 milioni di moldavi parla russo e molti certificati ufficiali sono ancora in due lingue, in romeno e in russo, nonostante la recente legge della presidente Maia Sandu che bandisce il cirillico nei ministeri. Il loro timore è che i filo europei puntino a un'unificazione con la Romania, che garantirebbe tra l'altro l'accesso all'Unione europea, alla cui adesione il Paese è ufficialmente candidato dallo scorso giugno.

Proprio a inizio febbraio la premier filo occidentale, Natalia Gavrilita, era stata costretta alle dimissioni dalle forti proteste popolari scatenate dagli aumenti dei prezzi dell'energia, dovuti anche ai tagli dei rifornimenti da parte di Mosca. Le manifestazioni principali sono state organizzate dal partito di opposizione guidato da Ilan Shor, un oligarca filorusso sanzionato dagli Stati Uniti per la sua vicinanza al Cremlino.

Che cos'è la Transnistria, il 'Donbass' della Moldavia

In Moldavia è anche presente una piccola enclave separatista, la Transnistria, proprio al confine con l'Ucraina, che sogna di unirsi alla Russia, anche se al momento Mosca non l'ha riconosciuta. Sul suo territorio sono comunque almeno 1500 soldati russi come parte di quello che inizialmente era un contingente di pace inviato per porre fine a una guerra civile scoppiata dopo la caduta dell'Unione sovietica quando la Transnistria dichiarò la sua indipendenza dalla Moldovia, che a sua volta si era appena dichiarata indipendente.

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