Domenica, 13 Giugno 2021
Medioriente / Israele

Morto papà del bimbo palestinese bruciato dagli estremisti ebrei

Saed Dawawsha non ce l'ha fatta: aveva 32 anni. E' morto nello stesso rogo in cui ha trovato la morte suo figlio di soli 18 mesi. Restano gravi le condizioni di sua moglie Rihan e del piccolo Ahmed

Il piccolo Ali, bruciato vivo (foto Twitter)

BERSHEVA (ISRAELE) - Il padre del bambino di 18 mesi bruciato vivo nei territori palestinesi la scorsa settimana dopo che la sua casa è stata incendiata da estremisti ebrei è morto per le ferite riportate in un ospedale israeliano. A riferire la triste notizia un funzionario palestinese: Saed Dawabsha sarà trasferito nel villaggio di Duma, dove viveva con la sua famiglia per i funerali.

IL ROGO - Saed aveva 32 anni. Nel rogo della sua casa innescato da estremisti ebrei aveva riportato ustioni di secondo grado sull'ottanta per cento del corpo. Ricoverato in condizioni disperate al centro medico di Soroka, nella città israeliana di Bersheva, è morto nella notte. Ancora gravi le condizioni di sua moglie Rihan, 27 anni, che ha riportato ustioni di terzo grado sul novanta per cento del corpo: per vivere è stata attaccata a un respiratore. Stazionarie invece le condizioni del piccolo Ahmed, quattro anni, ricoverato con ustioni di secondo grado sul 60 per cento del corpo. 

L'ATTACCO - L'attacco da parte di due coloni israeliani è avvenuto all'alba dello scorso 31 luglio: i due hanno lanciato diverse molotov contro l'abitazione della famiglia Dawabsha, uccidendo il piccolo Ali, di soli 18 mesi. Oggi la notizia della morte del suo papà. Sui muri esterni della casa dei vicini di Saed, per fortuna vuota al momento dell'attacco, le autorità hanno rinvenuto diverse scritte razziste nei confronti dei palestinesi a una stella di David.

LE CONSEGUENZE - A poco sono valse le parole di condanna da parte del governo israeliano che ha subito bollato come "terrorista e folle" il gesto dei due coloni: per le autorità palestinesi il "mandante morale" di questo attacco è direttamente il premier Benjamin Netanyahu che, con le sue politiche di espansione delle colonie israeliane, "ha di fatto dato il via libera al massacro dei civili che vivono sui territori palestinesi".

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