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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Il punto di oggi / Ucraina

Cosa cambia davvero dopo l'affondamento dell'ammiraglia di Putin

L'Ucraina ha "colpito e affondato" al largo di Odessa l'incrociatore Moskva, uno dei simboli del potere militare sovietico prima e russo poi. Cosa significa a livello simbolico e cosa comporta in concreto per le sorti della guerra iniziata cinquanta giorni fa

L'incrociatore missilistico russo Moskva, che Kiev aveva rivendicato di aver colpito con due missili, "ha perso stabilità ed è affondato mentre veniva rimorchiato durante una tempesta". Lo ammette anche il ministero della Difesa russo, citato da Interfax. Tutto vero. Moskva addio, dunque. Non è una nave qualunque, bensì l'ammiraglia indiscussa della flotta russa del mar Nero. Succede tutto al largo di Odessa. L'Ucraina ha colpito uno dei simboli del potere militare sovietico prima e russo poi, protagonista dell'annessione della Crimea del 2014 e della guerra iniziata il 24 febbraio. Un duro colpo per Mosca, un grande risultato per il morale di Kiev. Ma "strategicamente", cambia qualcosa? Procediamo con ordine.

L'incrociatore Moskva è affondato

L'incrociatore Moskva, un gigante del mare, 186 metri, 12.500 tonnellate, valeva secondo Forbes di 750 milioni di dollari, era stata costruita in Ucraina ai tempi dell'Urss ed era entrata in servizio all'inizio degli anni Ottanta. Rimase gran parte degli anni Novanta in cantiere a Mykolaiv, dove fu rimessa a nuovo per poi passare a servire le mire neo imperiali di Vladimir Putin. Utilizzata nella crisi georgiana del 2008, fu schierata nel conflitto siriano dove ha fornito protezione navale alle truppe russe per poi passare all'operazione di annessione della Crimea ed essere infine dispiegata al largo di Odessa in vista dell'offensiva finale contro l'Ucraina. L'incrociatore, di classe Slava, è la terza nave più grande della flotta attiva russa. Trasporta, oltre a due cannoni, missili antinave Vulkan, una serie di armi anti-sottomarino e siluri. Un robusto potenziale distruttivo ma anche un dispositivo di autodifesa che l'avrebbe dovuta rendere inattaccabile.

Secondo l'esperto navale Jonathan Bentham dell'Istituto internazionale per gli studi strategici ha spiegato alla Bbc che la Moskva è dotata di un sistema di difesa aerea a tre livelli che, se funziona correttamente, dovrebbe darle tre opportunità per difendersi da un attacco missilistico. Oltre alle difese a medio e corto raggio, è equipaggiata con sei sistemi d'arma ravvicinati a corto raggio (CIWS) come ultima risorsa. "La Moskva dovrebbe avere una copertura di difesa antiaerea a 360 gradi. Il sistema CIWS può sparare 5.000 colpi in un minuto, creando essenzialmente un muro antiproiettile attorno all'incrociatore, la sua ultima linea di difesa", ha spiegato Bentham. Qualcosa evidentemente non ha funzionato. Beffa nella beffa per Putin, la Moskva è la stessa che il 24 febbraio dette l'ultimatum per la resa ai 13 marinai ucraini sull'Isola dei Serpenti con le parole: "Questa è una nave militare russa, arrendetevi e deponete le armi, altrimenti apriremo il fuoco". I militari risposero: "Nave da guerra russa, vai a farti fottere". Parole che fecero il giro del mondo.

"Solo la perdita di un sottomarino strategico o del Kutznetsov, l'unica portaerei russa, potrebbe infliggere un colpo peggiore alla morale dei russi ed alla reputazione della loro Marina", dice alla Cnn Carl Schuster, capitano della Us Navy a riposo che è stato a capo del centro di intelligence congiunto dell' US Pacific Command.

Cosa cambia ora in concreto

L'affondamento della Moskva avvenimento di grande rilevanza, militare e simbolica, ma secondo vari analisti militari difficilmente porterà però ad una svolta totale rispetto alle sorti del conflitto in corso. Il valore simbolico dell'azione sta anche nel fatto di esser riusciti ad affondare la nave ammiraglia della Flotta del Mar Nero, che è al contempo la nave russa più grande dislocata nel bacino, nonché un'unità il cui nome rimanda proprio a quello della capitale russa. Da offi dal punto di vista militare e operativo, la Russia è costretta a fare a meno di un asset importante, tuttavia non fondamentale per il prosieguo del conflitto. Come spiega Andrea Marcelletti sulla Stampa, "il Moskva non imbarca missili da crociera con capacità "land-attacck", i Kalibr, che le forze russe stanno utilizzando per colpire diversi obiettivi in Ucraina e che invece vengono lanciati da altre unità navali, più moderne e di recente costruzione, che operano nel Mar Nero. La piccola flotta ucraina è stata eliminata nei primi giorni di guerra, per cui le capacità anti-nave del Moskva erano, al momento, inutilizzate. Anche quelle anti-aeree sembra che non siano state utilizzate nel corso di questi giorni, laddove la nave svolgeva invece un'attività di presenza, sorveglianza e pattugliamento delle acque a sud di Odessa, a presidio degli spazi marittimi antistanti la città. Da questo punto di vista, il Moskva avrebbe potuto svolgere un ruolo come parte dell'ombrello navale russo a protezione delle unità anfibie nel caso di un eventuale sbarco per prendere Odessa, ma non ci sono indicazioni che le forze russe stessero progettando un'operazione del genere a breve".

Ora cosa succederà? La reazione russa potrebbe consistere in una rappresaglia proprio contro Odessa, nel dettaglio un attacco missilistico contro alcuni obiettivi sulla costa. Tuttavia questo episodio in sé difficilmente cambierà l'andamento della guerra: le forze russe opereranno probabilmente con maggiore attenzione nel Mar Nero, ma continueranno a riorganizzarsi per lanciare l'offensiva finale nel Donbass, la vera priorità oggi. Il fronte Sud di questa guerra è sempre più caldo. L'Ucraina vuole difendere lo sbocco sul mare a tutti i costi, e Mykolaiv (il porto in cui la nave Moskva venne rimessa a nuovo negli anni novanta) è il crocevia di questa battaglia. Non perderla vorrebbe dire per Kiev salvare lo sbocco sul mare. Perderla significherebbe dover difendere Odessa a tutti i costi. ma da ieri Odessa si sente un po' più sicura. 

L'affondamento della nave Moskva inoltre evidenzia la carenza strutturale di un dispositivo sistemico di difesa e prevenzione, che ora riguarda non solo i mezzi corazzati russi sul terreno, ma anche la marina russa. Ovvero, le navi si muovono senza le necessarie procedure di copertura. E senza tecnologia e mezzi efficaci, il rischio di una escalation incontrollata è purtroppo reale.

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