Giovedì, 29 Luglio 2021
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Giustiziato per una foto sul cellulare: il Rinascimento dell'Arabia Saudita non passa per i diritti umani

Secondo le associazioni per i diritti umani il giovane era ancora minorenne al tempo dei reati che gli sono stati contestati, nonostante l’assicurazione del governo saudita di non applicare più la pena di morte per i minori

Mustafa al-Darwish (foto Reprieve.org)

Il 26enne Mustafa al-Darwish è stato giustiziato in Arabia Saudita per reati che, secondo le associazioni per i diritti umani, il giovane avrebbe commesso quando ancora minorenne avrebbe partecipato alle manifestazioni della Primavera araba tra il 2011 e il 2012. E questo nonostante la monarchia che governa l’Arabia Saudita avesse promesso di non applicare più la pena di morte per i minori di 18 anni. 

Mustafa al-Darwish è stato arrestato nel 2015 e accusato di aver formato una cellula terroristica e di aver tentato di portare avanti una rivolta armata, secondo la Bbc. Le prove contro di lui includevano una fotografia ritenuta "offensiva per le forze di sicurezza" e la sua partecipazione a oltre 10 raduni di "sommosse" antigovernative tra il 2011 e il 2012. Secondo il ministero degli Interni saudita al-Darwish avrebbe anche tentato di uccidere forze di sicurezza locali. Secondo l’agenzia Reuters, nei documenti del tribunale non vengono specificate le date di nessuno di questi reati. Secondo Amnesty International e Reprieve, un’associazione contro la pena di morte che ha seguito il suo caso, al-Darwish aveva già ritrattato la sua confessione, che gli sarebbe stata estorta dopo essere stato torturato. "Al processo, Mustafa ha detto alla corte di essere stato torturato e ha ritrattato la sua confessione. La corte era anche a conoscenza del fatto che Mustafa era ancora un minore al momento di molti dei presunti reati. Nonostante queste evidenti violazioni del diritto interno e internazionale, è stato condannato a morte", ha denunciato Reprieve.

"Come possono giustiziare un ragazzo a causa di una fotografia sul suo telefono?"

Il ministero dell’Interno saudita ha comunicato che Al-Darwish è stato giustiziato il 15 giugno a Dammam. La famiglia del ragazzo, ha denunciato Reprieve, sarebbe venuta a conoscenza dell’esecuzione leggendo le notizie online: nessuno li avrebbe informati ufficialmente.

"Sei anni fa, Mustafa è stato arrestato con due suoi amici per le strade di Tarout. La polizia lo ha rilasciato senza accuse ma ha sequestrato il suo telefono. In seguito abbiamo scoperto che c'era una fotografia sul telefono che li offendeva. Tempo dopo ci hanno chiamato e hanno detto a Mustafa di venire a prendere il suo telefono, ma invece di restituirglielo lo hanno arrestato e da lì è iniziato il nostro dramma. Come possono giustiziare un ragazzo a causa di una fotografia sul suo telefono? Dal suo arresto, non abbiamo conosciuto altro che dolore", ha detto la famiglia in una dichiarazione che Reprieve ha pubblicato sul proprio sito.

Ad aprile dell’anno scorso le autorità saudite avevano annunciato che avrebbero abolito con un decreto la pena di morte per chi avesse commesso reati prima dei 18 anni, per il quali sarebbe stata prevista soltanto una pena detentiva massima di 10 anni. Tale misura sarebbe stata inoltre retroattiva. Secondo Amnesty e Reprieve il caso di al-Darwish rientrava proprio in questo contesto, perché aveva solo 17 anni al momento della sua presunta partecipazione alle proteste, e per questo avrebbe dovuto essere rivisto in base alla nuova legge. 

"Per Renzi l’Arabia Saudita è ancora il Rinascimento?"

"L’Unione europea non può tollerare processi sommari e uccisioni mirate di oppositori politici che, tra l’altro, in questo caso erano persino minorenni” denuncia in una nota Chiara Gemma, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. "Durante questi anni era stato più volte torturato, così come denunciato da Amnesty International, e oggi è stato ucciso. Ma per Renzi l’Arabia Saudita è ancora il Rinascimento? Non è mai tardi per ritrattare quelle vergognose dichiarazioni che non fanno onore né all’Italia, né al gruppo Renew Europe al quale appartiene Italia Viva al Parlamento europeo e né all’Europa tutta."

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