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Lunedì, 4 Marzo 2024
sale la tensione / Azerbaigian

Si infiamma il Nagorno-Karabakh: negli scontri tra azeri e armeni interviene Mosca

Si solleva lo spettro della guerra sedata nel 2020 grazie a una tregua raggiunta con l'intermediazione di Mosca

Torna ad infiammarsi la situazione nel Nagorno-Karabakh, dove due soldati armeni e uno azero sono rimasti uccisi nella regione contesa tra l'Azerbaigian e l'Armenia. Si solleva così lo spettro della guerra sedata nel 2020 grazie a una tregua raggiunta con l'intermediazione di Mosca. I funzionari della repubblica autoproclamata del Nagorno-Karabakh hanno dichiarato che due militari sono stati uccisi e 14 feriti da mortai e lanciagranate contro "una postazione permanente di una delle unità militari".

Erevan e Baku si accusano a vicenda di avere violato la tregua raggiunta due anni fa, mentre la Russia, che ha puntato il dito contro le forze azere, si è detta pronta ad intervenire e mediare tra le parti per "stabilizzare" la situazione.

Il rimbalzo di responsabilità

La miccia si è  accesa dopo che l'Azerbaigian e il Nagorno-Karabakh hanno rispettivamente denunciato la morte dei propri combattenti. Nei giorni scorsi sono scoppiati combattimenti intorno al territorio conteso, riconosciuto a livello internazionale come parte dell'Azerbaigian. Il ministero della Difesa armeno ha dichiarato su Twitter che l'attacco è stato il risultato dell'azione di un drone "nella parte nordoccidentale della linea di contatto tra Nagorno-Karabakh e Azerbaigian". 

Il ministero della Difesa azero ha accusato dal canto suo in una nota che membri di gruppi armati armeni "hanno sparato intensamente contro le posizioni delle unità dell'esercito, situate in direzione della regione di Lachin", causando la morte di un soldato. Il ministero di Baku ha quindi sottolineato che "la presenza delle forze armate armene" e di "altri gruppi illegali nei territori dell'Azerbaigian, dove sono temporaneamente stanziate le forze di pace della Federazione Russa, rimane una fonte di pericolo". Le accuse di Baku arrivano dopo che nei giorni scorsi Erevan aveva denunciato un attacco delle Forze armate azere contro le sue postazioni militari situate nella parte orientale del confine comune, senza che vi fossero vittime.

A seguito degli scontri armati tra le parti, il presidente del Nagorno, Araik Arutiunian, ha firmato un decreto che annuncia una parziale mobilitazione militare a partire da oggi, ma ha aggiunto che la situazione era "relativamente stabile" e che "misure per stabilizzare la situazione" vengono prese assieme alle forze russe.

In campo è scesa anche Bruxelles. L'Unione Europea ha chiesto "l'immediata cessazione delle ostilità" e di "ridurre la tensione, rispettare pienamente il cessate il fuoco e tornare al tavolo dei negoziati per cercare soluzioni negoziate". 

Rapporti tesi da decenni

La situazione nell'enclave popolata da armeni è tesa da decenni, ormai. Armenia e Azerbaigian sono arrivati allo scontro diretto nel 2000 e negli anni 90. Il Nagorno-Karabakh si staccò dall'Azerbaigian con il sostegno degli armeni, dopo un sanguinoso conflitto etnico post-sovietico nei primi anni '90. Nel 2020, l'Azerbaigian ha lanciato una seconda guerra nella regione, riconquistando con successo parte del territorio controllato dai separatisti sostenuti dagli armeni.

Nell'ultimo conflitto del 2020, sono morte più di 6.500 persone. La tensione si è sedata con un accordo di cessate il fuoco mediato dalla Russia. In base all'intesa, Erevan ha ceduto aree di territorio che aveva controllato per decenni, mentre la Russia ha schierato circa 2 mila militari per sovrintendere alla fragile tregua. Ma le tensioni continuano a emergere.

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