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Lunedì, 29 Novembre 2021
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Redazione Today

Il grande gelo tra Nato e Russia. Biden batta un colpo

Lo stato dei rapporti lo ha espresso senza mezzi termini il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. "Le relazioni tra noi e la Russia sono al loro punto più basso dalla fine della Guerra Fredda. E la causa è il comportamento di Mosca". In effetti, un gelo così tra il Cremlino e l'Alleanza atlantica non scendeva dal 2018, anno dell'avvelenamento a Salisbury, in Gran Bretagna, dell'ex spia russa Sergei Skrypal e della figlia Yulia.  All'epoca, Mosca e le cancellerie occidentali se le suonarono di santa ragione a colpi di espulsione di diplomatici. La stessa aria si è respirata la scorsa settimana con l'improvvisa cacciata, da parte della Nato, di otto dipendenti della missione permanente russa presso l'organizzazione. Le accuse, pesanti più che mai: gli otto diplomatici sono stati definiti "agenti dell'intelligence non dichiarati" impegnati in attività di "spionaggio" e finanche in "omicidi".  A stretto giro è arrivata la reazione della Russia che ha deciso di sospendere - a partire dal primo novembre - la sua missione presso la Nato e di chiudere quella di collegamento dell'Alleanza atlantica nella Federazione russa. "C'è un'evidente contraddizione tra le dichiarazioni dei rappresentanti della Nato sul desiderio di normalizzare le relazioni con il nostro Paese e le azioni reali", ha detto ai giornalisti il ​​portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. 

Dal Donbass al taglio del gas, un anno di tensioni con la Russia

Le relazioni tra la Nato e la Russia sono diventate sempre più tese da quando Mosca ha annesso la penisola di Crimea all'Ucraina nel 2014. Da allora l'Alleanza ha sospeso la cooperazione con il Cremlino, pur mantenendo aperti i canali per incontri ad alto livello e per la cooperazione militare. Il Consiglio Nato-Russia, forum di dialogo ad hoc tra le parti, si è riunito  tuttavia solo sporadicamente. Mentre le tensioni si sono ciclicamente rinfocolate. Nell'ultimo anno la crisi è degenerata su più fronti: le truppe russe al confine col Donbass, il nuovo gasdotto Nord Stream 2 che non piace a Washington, le sanzioni Usa per l'interferenza nelle presidenziali 2020, il caso Navalny, i cyber attacchi, il taglio delle forniture di gas in piena crisi energetica. Per non parlare delle scorribande di 007 che hanno trasformato l'Europa in un terribile e pericoloso scenario di guerra fra intelligence russa, europea e americana, con pesanti ripercussioni anche politiche.

Il nuovo corso di Biden e il gelo con Putin

L'escalation chiaramente si inserisce nel quadro della delicata ricomposizione degli equilibri internazionali determinatosi a seguito dell’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca. Poco dopo il suo insediamento, il presidente Usa non ha esitato ad alzare il livello dello scontro con Mosca, definendo Putin "un killer", salvo poi riavviare una pragmatica apertura nel summit Usa-Russia dello scorso giugno a Ginevra. Ma si sa: l’esibizione muscolare è da sempre la strategia con cui il Cremlino marca il suo territorio, tracciando un confine di posizioni e di interessi che le potenze occidentali non devono valicare. Il terreno è oltremodo scivoloso e lo scontro tra Mosca e Nato segnala la profondità della crisi. Pur oberato dalla lotta alla pandemia e distratto dallo scacchiere asiatico, per il presidente americano è ora di battere un colpo. 

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