Lunedì, 17 Maggio 2021
L'ennesima strage nel Mediterraneo / Libia

"Se si fosse schiantato un aereo in quella zona ci sarebbero state le marine di mezza Europa"

Il racconto di uno dei soccorritori a bordo della Ocean Viking, intervenuta sul luogo dell’ennesimo naufragio a largo della Libia, in cui sono morti più di centro migranti. Sea Watch International accusa: “Ue e Frontex sapevano ma hanno negato il soccorso”

I resti del naufragio in una foto condivisa su Twitter da Sos Mediterranee

Oltre centro migranti sono morti in un naufragio a largo della Libia. L’ennesima strage nel Mediterraneo, tomba delle speranze di migliaia e migliaia di vittime ogni anno, e da Sea Watch International arriva un’accusa durissima: "Le autorità Ue e Frontex sapevano dell’emergenza, ma hanno negato il salvataggio. Ocean Viking è arrivato sul posto, solo per trovare 10 cadaveri". Il messaggio su Twitter è accompagnato dalla foto dell’equipaggio della Sea Watch 4, raccolto in un minuto di silenzio per commemorare le persone che hanno perso la vita "in questo spaventoso incidente".

Naufragio a largo della Libia, la testimonianza di uno dei soccorritori

Alessandro Porro, presidente di Sos Mediterranee Italia e soccorritore a bordo della Ocean Viking, ha raccontato in una nota cosa è successo: un racconto duro come un pugno nello stomaco. 

"Per più di 24 ore la Ocean Viking ha inseguito i destini di due imbarcazioni in difficoltà, molto lontane fra di loro. Non abbiamo trovato traccia del primo e possiamo solo sperare che sia tornato a terra o sia giunto al sicuro. Il secondo abbiamo cercato di raggiungerlo in mezzo a una tempesta, durante una notte con onde di sei metri - è la testimonianza di Porro - Non ho problemi ad ammettere che ho passato qualche ora in bagno, vomitando. La prometazina, il dimenidrinato e la metà degli ultimi tre anni trascorsi in mare non sono stati sufficienti. Ero esausto, disidratato, riuscivo a malapena a tornare a letto, e tutto questo mentre ero protetto da una nave simile a una potente signora del mare che pesa migliaia di tonnellate. Urti secchi sulla chiglia, oggetti caduti nelle cabine. Fuori, da qualche parte tra quelle stesse onde, un gommone che trasportava 120 persone. O 100, o 130. Non lo sapremo mai, perché sono tutti morti". 

Porro rilancia le accuse: "Abbiamo ripreso la nostra ricerca all'alba, insieme a tre navi mercantili, senza coordinamento o aiuto di alcuno Stato. Se un aereo si fosse schiantato nella stessa zona, ci sarebbero state le marine di mezza Europa, ma erano solo migranti, concime per il cimitero del Mediterraneo, per i quali è inutile correre, e infatti siamo stati lasciati soli. Nel pomeriggio un aereo Frontex ha avvistato il relitto del gommone. Mentre ci avvicinavamo, era come navigare in un mare di cadaveri. Letteralmente. Della barca e di quella gente era rimasto ben poco, nemmeno i nomi. Impotenti, abbiamo tenuto un minuto di silenzio, perché riecheggiasse fino a terra. Le cose devono cambiare, le persone devono sapere". 

Il racconto di Porro è accompagnato da una sola immagine, quella del cadavere di un uomo tenuto a galla da un salvagente, in mezzo al nulla del Mediterraneo. 

Le accuse e le reazioni politiche 

"Dal momento in cui siamo arrivati sul posto oggi non abbiamo trovato nessun sopravvissuto, ma abbiamo visto almeno dieci corpi nelle vicinanze del relitto. Abbiamo il cuore spezzato. Pensiamo alle vite che sono state perse e alle famiglie che potrebbero non avere mai la certezza di ciò che è successo ai loro cari", ha detto in una nota Luisa Albera, coordinatrice di Ricerca e Soccorso a bordo della Ocean Viking. "In assenza di un coordinamento efficace da parte dello Stato - ha aggiunto -, tre navi mercantili e la Ocean Viking hanno cooperato per organizzare la ricerca in condizioni di mare estremamente difficili. Questa è la realtà nel Mediterraneo centrale: più di 350 persone hanno già perso la vita in questo tratto di mare quest'anno, senza contare le decine di persone che sono morte nel naufragio a cui abbiamo assistito oggi". 

In Italia intanto fanno rumore le parole di Matteo Salvini, che ha commentato la notizia del naufragio in un tweet molto contestato. "Naufragio al largo della Libia. Altri morti, altro sangue sulla coscienza dei buonisti che, di fatto, invitano e agevolano scafisti e trafficanti a mettere in mare barchini e barconi stravecchi, anche con pessime condizioni meteo. Una preghiera e tanta rabbia", ha scritto sui social il leader della Lega. "Non credo sia il caso di commentare le opinioni di Salvini", ha detto all’AdnKronos il fondatore di Emergency Gino Strada, che ha definito il naufragio "un’assoluta vergogna dell’Europa". "I canali umanitari sicuri risolverebbero in grossa parte il problema dell'immigrazione. Ma sono anni che li chiediamo e anni che questa voce cade nel vuoto", ha aggiunto Strada. A commentare le parole del leader della Lega ci ha pensato l'ex presidente del Pd Matteo Orfini, che lo ha definito "un uomo senza vergogna", mentre il deputato di LeU, Erasmo Palazzotto, si prepara a presentare "un'interrogazione urgente al Governo perché le responsabilità italiane siano chiarite". 

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