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Martedì, 16 Aprile 2024
analogie e differenze

Perché la Cina non avrà mai un oppositore 'eroe' come Alexei Navalny

Il più famoso oppositore di Putin ha più volte assunto un atteggiamento irriverente e provocatorio verso il capo del Cremlino e il sistema carcerario russo. Atteggiamento impensabile da avere in Cina e contro Xi Jinping

Due anni dopo l'inizio dell'invasione russa in Ucraina, Mosca usa anche oltre confine l'arma della propaganda per presentare con le sue parole quella che definisce "Operazione militare speciale". Per fare breccia nel cuore dei cinesi, mirando al loro sentimento nazionalista, la Russia utilizza i social media della Repubblica popolare per presentare la sua narrazione degli eventi che hanno portato all'invasione dell'Ucraina e dimostrare la sua forza economica e politica nonostante le sanzioni occidentali. E lo fa ponendo lo sguardo oltre il 24 febbraio 2022. Con l'hashtag "Decimo anniversario dal colpo di Stato in Ucraina", l'ambasciata russa a Pechino ha pubblicato sui suoi canali Weibo e WeChat diversi articoli, video e commenti che descrivono il movimento ucraino Euromaidan del 2014 come "un colpo di Stato incostituzionale" sostenuto dall'Occidente e, quindi, da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea. Anche il canale statale russo Sputnik News - che ha un importante servizio in lingua cinese - ha pubblicato una serie di articoli sull'Ucraina, senza incontrare la sofisticata censura del Partito comunista cinese. 

Navalny e Liu Xiaobo, due dissidenti a paragone

La campagna di propaganda russa ha richiesto poco sforzo: la Cina, a differenza dei Paesi occidentali, ha una forte relazione con la Russia, come dimostrato dall'intesa tra Vladimir Putin e Xi Jinping, senza tralasciare gli scambi commerciali da record. Ma non tutta la popolazione cinese è filo-russa. C'è anche una consistente fetta che non appoggia la politica del Cremlino, riconoscendo con timore e rassegnazione una certa somiglianza con la strategia cinese. C'è chi ha persino paragonato la figura di Navalny a quella di Liu Xiaobo, lo scrittore, dissidente e difensore dei diritti umani cinese che il 25 dicembre del 2009 fu condannato a undici anni di reclusione per "incitamento alla sovversione del potere statale". L'anno dopo fu insignito del premio Nobel per la pace, ma non lo ritirò mai: morì di cancro al fegato mentre era in prigione nel 2017.

liu xiaobo

La sua prigionia è stato il risultato di una pacifica opposizione al governo autoritario del Partito comunista cinese. Liu era ampiamente conosciuto nei circoli intellettuali cinesi e fu riconosciuto a livello internazionale dopo aver vinto il Nobel, ma la maggior parte delle persone in Cina probabilmente non aveva e non ha tuttora idea di chi fosse il leader delle proteste di Tiananmen nel 1989. La sua azione riuscì ad arrivare a noi perché non era ancora salito al potere il presidente Xi, l'amico di Putin, che ha rafforzato ulteriormente il controllo sul dissenso.

Come è simile (e diversa) la repressione dei dissidenti in Cina e in Russia

La morte del dissidente russo Alexei Navalny ha dimostrato quanto Russia e Cina adottino simili strategie per reprimere e perseguitare gli oppositori dentro e fuori i confini nazionali, a partire proprio dall'uso della propaganda. I media cinesi hanno descritto il principale oppositore di Putin come un "criminale economico", che ha fondato un "gruppo di estremisti" per rovesciare il governo di Mosca.

La notizia della scomparsa improvvisa di Navalny ha spinto molti cinesi a notare sui social network quanto il dissidente di Putin godesse in Russia di un riconoscimento che non avrebbe mai avuto in Cina. Perché nella Repubblica popolare i dissidenti eroi semplicemente non esistono. A differenza di Navalny, che ha avuto la possibilità di candidarsi in più occasioni prima che il sistema truccato lo fermasse, gli oppositori non hanno tribuna politica in Cina. Semplicemente perché nella Repubblica popolare c'è un partito unico, mentre in Russia si vuole dare parvenza dell'esistenza di un vivo e forte sistema elettorale multipartitico. Il più famoso oppositore di Putin ha più volte assunto un atteggiamento irriverente e provocatorio verso il capo del Cremlino e il sistema carcerario russo. Atteggiamento impensabile da avere in Cina e contro Xi Jinping. Anche l'attività investigativa di Navalny, che ha svelato e denunciato su YouTube (censurato in Cina) la galassia di corruzione e ricchezza che ruota attorno a Putin, sarebbe morta sul nascere nel Paese in cui Xi è l'unico a stabilire quando e come spazzare la corruzione nel Partito comunista. 

L'onnipresenza del Partito comunista nella società

La penetrazione totale del Partito nelle istituzioni cinesi, il capillare apparato di sicurezza supportato dalla sorveglianza digitale, la presenza di informatori e "spie" nei luoghi di lavoro, la stretta sulle ong e il sistema giudiziario opaco e arbitrario rendono difficile a un attivista muoversi ed esprimersi nel contesto sociale, politico e digitale della Cina. La polizia sta implementando una tecnologia che sfrutta un'enorme quantità di dati digitali per prevedere atti indesiderati e contrastarli sul nascere. Questo perché le forme di associazionismo rappresentano un pericolo per il Partito, che sceglie l'arma della soppressione per evitare movimenti di protesta. 

navanly

Dentro la Grande Muraglia, è anche impensabile onorare la memoria di un attivista: chi lo fa rischia di finire in prigione con le accuse pretestuose di "disturbo dell'ordine pubblico", "tentato sovvertimento del potere statale" o "incitamento alla sovversione". Un tempo associazionismo e mobilitazioni potevano costare facilmente l'arresto. Ora basta molto meno per finire in prigione. Online è diventato ormai impossibile ricordare un dissidente: i contenuti e i post antigovernativi vengono censurati e cancellati non appena vengono pubblicati, mentre i principali social media e piattaforme di messaggistica internazionali sono vietati nel Paese. Ogni forma di dissenso è impossibile all'interno di un sistema che censura le opinioni discordanti e lascia spazio solo a un'approvazione servile. "Beato il popolo che non ha bisogno di eroi" è forse la voce che rimbomba nella mente di Xi.

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