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Venerdì, 24 Maggio 2024
Tensione altissima / Niger

Caos in Niger, dopo il golpe "richiesto" l'intervento Usa: ad un passo dalla guerra

I golpisti innalzano lo scontro diplomatico con Parigi e Washington: "Pronti a reagire in caso di attacco straniero"

Il Niger sembra sempre più vicino a essere il teatro di una nuova guerra. I golpisti guidati dal generale Abdourahamane Tiani hanno prima licenziato gli ambasciatori del Paese negli Stati Uniti, in Francia, Nigeria e Togo. E poi hanno annunciato la cancellazione degli accordi di cooperazione militare con Parigi, promettendo al contempo di rispondere a "qualsiasi aggressione", in riferimento a un possibile intervento militare della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas).

"Di fronte all'atteggiamento e alla reazione deludenti della Francia riguardo la situazione interna nel nostro Paese, il Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp) ha deciso di cancellare gli accordi di cooperazione in materia di sicurezza e difesa", ha detto alla televisione il portavoce della giunta golpista Amadou Abdramane.

L'Ecowas è un'organizzazione che riunisce i Paesi dell'Africa occidentale, e di cui il Niger fa parte. Niamey, così come successo in precedenza a Mali e Burkina Faso, è stato sospeso in seguito al colpo di Stato che deposto il presidente eletto Mohamed Bazoum. Subito dopo il golpe nigerino, l'Ecowas ha minacciato la nuova giunta di sanzioni economiche e non ha escluso, in ultima istanza, la possibilità di ricorrere a un'operazione militare per ripristinare l'ordine nel Paese del Sahel. Una delegazione dell'Ecowas è giunta a Niamey nelle scorse ore per cercare di trovare una soluzione diplomatica, ma è ripartita poco dopo senza aver incontrato "né il capo dell'esercito che ha preso il potere la scorsa settimana, il generale Abdourahamane Tiani, né il presidente deposto Mohamed Bazoum", ha spiegato uno dei membri della delegazione.

Il fallimento del tentativo di mediazione da parte delle forze regionali fa il pari con il muro contro muro diplomatico alzato dai golpisti nei confronti di Usa e Francia. Un guanto di sfida che potrebbe essere raccolto, nonostante la posizione di Paesi come l'Italia che hanno chiesto a gran voce di evitare il conflitto in una zona strategica per ridurre i flussi di migranti africani verso l'Europa. 

Il presidente deposto Bazoum, però, chiede un intervento dell'Occidente e dei Paesi alleati dell'Ecowas: "Nel momento del bisogno, chiedo al governo degli Stati Uniti e all'intera comunità internazionale di aiutarci a ripristinare il nostro ordine costituzionale", si legge nell'appello lanciato al Washington Post. "Scrivo questo come un ostaggio", esordisce facendo riferimento allo stato di detenzione in cui si trova dal giorno del golpe. "Il Niger è sotto attacco da parte di una giunta militare che sta cercando di rovesciare la nostra democrazia, e io sono solo uno delle centinaia di cittadini che sono stati arbitrariamente e illegalmente imprigionati". Gli Stati Uniti, l'Unione africana ed europea e l'Ecowas "sono stati forti e chiari: questo colpo di Stato deve finire e la giunta deve liberare tutti coloro che hanno arrestato illegalmente", dice ancora Bazoum, che avverte sul rischio che il golpe apra la porta del Niger al gruppo Wagner e al terrorismo, con "conseguenze devastanti ben oltre i nostri confini".

Perché il golpe in Niger ci riguarda da vicino

Parole a cui i golpisti hanno risposto a stretto giro, dichiarando che risponderanno "immediatamente" a "qualsiasi aggressione. In un comunicato letto in televisione, la giunta chiama la popolazione alla "vigilanza" contro le "spie e le forze armate straniere", in modo che segnalino alle autorità qualsiasi movimento sospetto.

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