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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Il sondaggio dell’Ecfr / Ucraina

L'Occidente vuole la vittoria dell'Ucraina mentre il resto del mondo la pace subito

Per la maggioranza di europei e americani la vittoria di Kiev è una prerogativa assoluta mentre per altre potenze, dalla Cina alla Turchia l'obiettivo è una soluzione rapida del conflitto, a ogni costo

Continuare combattere fino a che la Russia di Vladimir Putin sia cacciata completamente dall'Ucraina, o raggiungere una pace al più presto possibile, anche a costo che Kiev debba accettare di rinunciare a una parte del suo territorio? Ad un anno dallo scoppio della guerra l’opinione pubblica mondiale si sia attestata su posizioni divergenti, dividendosi in blocchi simili a quelli dei tempi della Guerra Fredda, ma con rapporti di forza differenti. Mentre il fronte occidentale si è compattato in favore di una totale riconquista ucraina del suo territorio, obiettivo di Volodymyr Zelensky, anche a costo di prolungare indeterminatamente la guerra, nel resto del mondo è aumentato il consenso verso una rapida chiusura dello scontro. Queste diverse vedute riaccendono la questione tra est ed ovest come parti in opposizione e danno vita ad un imponente punto interrogativo su chi terrà in mano le redini del governo mondiale nel prossimo futuro.  

A dipingere il quadro Un nuovo sondaggio dell’European council on foreign relations (Ecfr). L'inchiesta, condotta in nove Stati membri dell’Ue, compresa l’Italia, e in altre potenze mondiali quali Usa, Gran Bretagna, Russia, Cina, Turchia e India, sottolinea come questa guerra venga percepita dagli occidentali come un attacco all’Europa intera, i colpi d’artiglieria all’interno delle frontiere ucraine hanno alimentato il bisogno di sicurezza delle popolazioni del Vecchio continente ed hanno incrementato il consenso dell’opinione pubblica europea verso un allungamento della guerra fino al giorno della vittoria di Kiev, anche se questo dovesse determinare un numero maggiore di vittime e di sfollati.

Tra gli europei intervistati il 41% è concorde con questa visione, una volontà che va di pari passo sia col netto sostegno dell’opinione pubblica alle sanzioni europee contro Mosca, sia con l’ampio consenso finalizzato alla messa al bando del gas russo nelle economie occidentali. All’interno dei nove membri dell’Ue intervistati, circa il 55% è determinato a rinunciare all’importazione del combustibile russo pur sapendo che questa scelta potrebbe implicare un danno per le riserve energetiche europee, solamente il 24% ritiene che la priorità sia quella di garantire le forniture.

Queste percentuali si accompagnano ad un generale inasprimento dell’opinione pubblica occidentale nei confronti di Mosca: negli Usa il 71% degli intervistati giudica la Russia come un "avversario" o un "rivale", in Gran Bretagna questo dato sale al 77%, mentre tra i Paesi Ue si attesta su un largo 65%. Al contrario, il gigante russo è considerato un "alleato" o comunque un "partner necessario" rispettivamente dal 14% degli americani, dal 15% degli europei e appena dall’8% degli inglesi. Anomalo è il caso dell’Italia, dove la percentuale di gradimento nei confronti di Mosca sale al 23%, e solamente il 39% degli intervistati considera la Russia come un Paese "avversario", di conseguenza anche le risposte in merito alla durata del conflitto si allontanano dalle altre percentuali occidentali. Quasi la metà degli intervistati sono in accordo con una celere conclusione della guerra, 41%, mentre soltanto il 26% è in accordo con un proseguo del conflitto finalizzato all’intera riconquista del territorio sovrano da parte dell’Ucraina.

Allargando lo sguardo al di là del coeso fronte occidentale, le risposte raccolte da Ecfr all’interno delle potenze estere sono ben diverse. In Cina il 42% degli intervistati auspica il raggiungimento di una pace repentina, anche a costo dell’annessione di una fetta del territorio ucraino da parte della Russia, questo valore sale al 48% in Turchia e fino al 54% in India. Per i due terzi degli intervistati Mosca continua a svolgere un ruolo cardine sulla scena globale, in particolare cinesi (79%) e turchi (69%) vedono nel Cremlino un "partner strategico" importante per il proprio Paese. 

L'argomento della difesa del "mondo libero", tornata in voga soprattutto a Washington coi discorsi del presidente americano, Joe Biden, se è stata utile alla comune alzata degli scudi occidentali, non ha sortito alcun effetto nell’opinione pubblica delle altre grandi potenze, le quali ritengono nella maggioranza dei casi di vivere all’interno di "vere democrazie", migliori anche rispetto ai sistemi decadenti occidentali.

Sulle motivazioni del sostegno a Kiev la popolazione occidentali ha idee diverse, mentre il 36% degli americani sostiene la teoria della lotta della democrazia contro l'autoritarismo, all'interno dei Paesi europei prevale l’interesse per la propria sicurezza, solo un cittadino Ue su sei condivide la visione di Biden, mentre il 45% degli intervistati giustifica il supporto occidentale con la difesa della sicurezza globale. Infine, un europeo su 10 mette al primo posto tra le ragioni per cui l’Europa sostiene Kiev la difesa per “l’integrità territoriale” del Continente.

Per i tre quarti degli intervistati, 76% in Cina, 77% in India ed il 73% in Turchia, la posizione russa sul palcoscenico globale si è rafforzata rispetto al periodo antecedente al conflitto, percentuali che si accompagnano alle risposte riguardo il futuro ordine mondiale, per un terzo dei cittadini di queste tre nazioni lo scenario più probabile è quello della multipolarità, ovvero una distribuzione uniforme del potere tra più grandi potenze.

Paradossalmente, dalla rinnovata unità occidentale in risposta all’aggressione russa non consegue per la maggioranza del pubblico intervistato una resurrezione della supremazia globale a stelle e strisce, meno del 10% delle risposte sono in accordo con un rinvigorito dominio Usa nel corso del prossimo decennio, al contrario, è in ascesa la quota di coloro che vedono negli Usa un "avversario", il 64% degli intervistati in Russia e 43% in Cina, dove Washington è percepita come un rivale strategico. Mentre il dato russo è confermato anche nei confronti dei Paesi europei, la percentuale cinese scende drasticamente in questo caso al 9%, vedendo un rialzo fino al 37% di coloro che la considerano un "partner" o "alleato".

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