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Sabato, 29 Gennaio 2022
QUESTIONE CURDA / Turchia

Da Istanbul a Parigi, tutte le ipotesi sull'esecuzione delle tre attiviste curde

Una faida interna al popolo curdo che non è concorde sulla decisione di deporre le armi e rinunciare ai traffici di frontiera? Un tentativo di far saltare i colloqui di pace da parte di militari dissidenti?

L'omicidio di tre donne militanti del PKK curdo a Parigi lascia spazia a ipotesi di vario tipo. Quella di Rue Lafayette è stata una vera esecuzione.

Una faida interna al popolo curdo che non è concorde sulla decisione di deporre le armi e rinunciare ai traffici di frontiera? Un tentativo di far saltare i colloqui di pace da parte di militari dissidenti, servizi segreti e organizzazioni paramilitari turche? All'inizio del 2013 i servizi segreti turchi hanno iniziato trattative con Abdullah Ocalan, capo dei ribelli curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), con l'obiettivo di disarmare l'organizzazione. Notizia confermata anche dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan.

Per Ankara si è trattato di un regolamento dei conti interno al Pkk per bloccare il dialogo. "Sembra un episodio di lotta interna, abbiamo già visto episodi simili. Ci può essere qualcuno che vuole fermare questo processo", ha dichiarato Husein Celik, portavoce del Partito Giustizia e Sviluppo, a cui fa capo il premier Recep Tayyip Erdogan. Zubeyr Aydar, rappresentante per l’Europa del Pkk, accusa "forze oscure dello Stato turco" contrarie al dialogo.

Il giorno prima del triplice omicidio parigino un editoriale di  Ihsan Yilmaz sul quotidiano turco Zaman aveva quasi "preannunciato" quel che poi è successo: "Aspettiamoci che i colloqui tra il governo e il capo del Pkk Abdullah Ocalan (detenuto nel carcere di Imrali) possano essere sabotati". L'esecuzione di Parigi è un duro colpo per il prestigio di Ocalan, capo indiscusso del movimento di guerriglia, ma anche per Erdogan, che vuole una ccordo con la guerriglia curda per passare alla storia come il più grande leader nazionale dopo il fondatore della repubblica Ataturk. Per capire quanto sia sentita in Turchia (e non solo) la "questione curda", bastano i numeri. La Turchia nell'Anatolia del Sud-Est, nome ufficiale della regione, schiera ben 100mila soldati contro i santuari della guerriglia curda del Pkk nel Nord Iraq, intorno alla montagna di Kandil.

L'esecuzione delle tre attiviste del Pkk a Parigi coincide con un'apparente accelerazione dei negoziati. Ocalan sarebbe pronto a rinunciare all'indipendenza del Kurdistan in cambio di un'ampia autonomia su base locale, cioè delegata ai sindaci curdi. Il leader del Pkk sarebbe anche favorevole a esercitare pressioni sui curdi siriani per spingerli a togliere ogni appoggio a Bashar Assad.

Didier Billion, vicedirettore dell’istituto internazionale di studi strategici di Parigi, sottolinea un altro elemento: "È chiaro che la questione curda in Turchia è la sfida centrale perché si compia la democratizzazione reale del paese. A Parigi da molti anni ci sono ripetuti casi della cosiddetta imposta rivoluzionaria, come la chiamano i quadri del PKK e che io definisco, meno prosaicamente, “racket” verso i commercianti, turchi o curdi, che vivono nella capitale francese". "La procura antiterrorismo francese - dice Billion -  ha condotto spesso operazioni e indagini arrivando a diversi arresti di uomini del PKK coinvolti in operazioni finanziarie illecite. Non è una novità che la dimensione finanziaria sia forte nelle attività del PKK a Parigi".

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