Sabato, 24 Luglio 2021
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Regeni, Roma aspetta il dossier: ecco su cosa stanno indagando al Cairo

Martedì l'informativa del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, alla Camera. Il tutto in attesa del dossier, giudicato "esaustivo", dagli inquirenti egiziani che sarà consegnato al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone

Manifestazione per chiedere verità sul caso di Giulio Regeni

ROMA - E' in arrivo in Italia un "esaustivo dossier" sulla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano trovato morto al Cairo il 3 gennaio con evidenti segni di torture. Il dossier "elaborato" da tre procure egiziane, sarà consegnato al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone da "una delegazione egiziana" in arrivo nella capitale martedì 5 aprile. Lo scrive oggi il quotidiano egiziano Akhbar al Youm. E, sempre il 5 aprile, alla Camera si terrà l'informativa urgente del governo con il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sugli sviluppi del caso.

DALL'EGITTO - Il giornale, che cita fonti del ministero degli Interni egiziano, pubblica i risultati delle indagini sul caso, dall'arrivo al Cairo di Regeni e fino alla sua scomparsa. Il rapporto contiene "molti documenti e informazioni importanti certificati con fotografie", con i "segreti degli incontri con i lavoratori e i responsabili di alcuni sindacati sui quali conduceva ricerche e studi". Il giornale, inoltre, elenca e descrive nei dettagli tutti gli effetti personali trovati nell'abitazione della sorella del capo della banda criminale che secondo il Cairo avrebbe ucciso Regeni. 

IL DOSSIER - Il dossier del ministero degli Interni egiziano contiene anche 'tutti i particolari' dell'eliminazione fisica dei componenti della banda che - a detta degli inquirenti egiziani - è di criminali specializzati in rapimenti e che avrebbero sequestrato e poi ucciso Regeni. Ma ecco tutti i particolari contenuti nel dossier su 66 giorni di indagini condotti dalla procura egiziana che martedì sarà sul tavolo del procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, come riportato dal quotidiano al Akhbar.

AMICI DELLA VITTIMA - Agli inizi delle indagini il capo della procura del distretto di Giza Ahmed Naji ha ascoltato gli amici della vittima. Questi confermano subito che Regeni 'il 25 gennaio era uscito per incontrare un suo amico in una zona nel centro senza fare mai ritorno'. Gli amici avrebbero tentato di contattarlo telefonicamente ma il suo cellulare era spento. Il procuratore Hussam Nsar raccoglie invece le diposizioni dell"amico avvocato' che abitava con Regeni nello stesso appartamento e che ha riconosciuto il cadavere. Quest'ultimo 'ha confermato di aver denunciato al commissariato di polizia di Al Daqqi della scomparsa di Giulio'. L"avvocato amico', afferma quindi di avere ricevuto una chiamata nella quale gli si chiedeva di recarsi all'obitorio per il riconsocimento del cadavere di un giovane straniero.

IL DOCENTE DELL'UNIVERSITA' BRITANNICA - Gennaro Gervasio è stata l'ultima persona a rimanere in contatto con Giulio Regeni. Nel dossier viene scritto che 'Gennaro, ha perseguito il dottorato in scienze economiche nell'Università britannica del Cairo e di fronte al procuratore Hussam Naser ha dichiarato di essersi messo d'accordo per incontrare il 25 gennaio la vittima nella zona di Bab al Lauq per andare insieme alla festa di compleanno di un loro amico dottore. Ha detto anche di aver ricevuto una telefonata da lui (Giulio) informandogli che sarebbe arrivato entro 25 minuti ma visto che ha fatto tardi sull'appuntamento Gennaro è andato da solo alla festa dell'amico ed ha aspettato fino alle 11 di sera la vittima che non è arrivata'. Preoccupato per l'assenza dell'amico, Gervasio 'ha telefonato all'amica egiziana Nura, la quale a sua volta ha chiamato Mohammed, avvocato egiziano amico di Giulio. Mohammed va all'apartamento ma non trova Giluio ed allora l'italiano Gennaro chiama l'ambasciata (italiana) che informa le autorità egiziane'. Le diposizioni di Gervaso, afferma il giornale, sono contenute in un verbale redatto il 27 gennaio dal commissariato di Polizia al Daqqi.

L'INSEGNANTE TEDESCA - Il dossier comprende anche le diposizioni di 'Giulian, una insegnante di lingua tedesca in un Centro del Cairo che abitava nello stesso appartamento di Regeni'. La donna afferma di 'non avere solidi legami con la vittima anche se condividevano lo stesso appartamento'. Giulian dice solo che 'il 25 gennaio si era accorta che Giulio lasciava l'appartamento verso le 7:30 del mattino e di non aver saputo più niente fino al ritrovamento del suo cadavere'.

L'ATTIVISTA - La procura ha ascoltato la testimonianza di Huda Kamel Diab, 'attivista del Centro egiziano per i diritti sociali ed economici, per conoscere i suoi legami con la vittima'. La donna afferma che 'vista la natura del suo lavoro nel settore, aiutava Giulio nelle sue ricerche sul campo sui sindacati dei lavoratori indipendenti in Egitto. E afferma che organizzava incontri singoli con lavoratori per la compilazione delle schede necessarie per il perseguimento del suo dottorato. L'attivista ricorda che l'ultimo incontro avuto con Giulio risale a circa 6 giorni prima della scomparsa durante il quale i due hanno discusso sul salario minimo degli operai'. Huda afferma inoltre che 'in tutto si è vista per 6 volte' con la vittima.

IL PRIMO TESTIMONE - Solo una volta terminata la raccolta, da parte della procura, delle diposizioni degli amici della vittima, la polizia di Giza assieme agli apparati di sicurezza del ministero degli Interni riescono ad identificare il nome dell'autista che ha scoperto il cadavere presentato come 'il primo testimone'. Si chiama Rami Jalal ed è noto con il nome Khalid. E questo il suo racconto: "Ero diretto con il microbus ad Alessandria quando è esplosa la ruota anteriore mentre percorrevo il tunnel Hazem Hassan. E quando sono sceso per cambiare la gomma ho visto un cadavere sull'asfalto e mi sono spaventato e ho lasciato subito il posto, Ho telefonato a Mustafa, il proprietario del veicolo e l'ho informato di quel che ho visto. Il proprietario ha chiamato uno della polizia che conosceva informandolo del ritorvamento del cadavere di un giovane. A questo punto il funzionario di polizia ha avvisato 'al Najdah' (Il Pronto Intervento, ndr) e solo dopo ha saputo che il cadavere era di un giovane italiano".

IL PROPRIETARIO DEL BUS - Il proprietario del bus si chiama Mustafa ed anche lui viene ascoltato dalla procura. Questi conferma in tutto le diposizioni di Khalid, l'autista.

IL REFERTO DELL'AUTOPSIA - Nel dossier viene spiegato che "una volta che il dipartimento di Medicina Legale ha terminato di scrivere il rapporto sulle ferite sul copro di Giulio la procura non ha voluto rendere pubblico il referto dell'autopsia" spiegando che "la segretezza delle indagini impongono di non renderlo noto". Insomma secondo quando viene affermato nel dossier "non sono stati resi noti né la presenza di tracce di aggressione con un corpo contundente e neppure l'esistenza di tracce di scosse elettriche sul cadavere", ma "l'esistenza tagli nelle due orecchie".

LE TELECAMERE NELLA ZONA DELL'APPARTAMENTO - La procura "ha visionato le telecamere installate nel perimetro della zona dove si trovava l'abitazione di Giulio per determinare il percorso" effettuato da Giulio il giorno della sua scomparsa.
I dati raccolti dalle telecamere non sono stati resi noti - spiega il dossier - "dopo che dalle indagini era emerso che il cellulare della vittima è stato chiuso nel perimentro della sua abitazione e che l'ultimo posto dove si trovava era via al Sudan, mentre l'ultima telefonata l'aveva fatta all'amico Gennaro".

LA BANDA - Il 20 marzo scorso la Procura riceve denunce su rapimenti di persone in alcune zone del Cairo. Le indagini - come si sostiene nel dossier egiziano - portano all'identificazione degli autori dei reati: Tareq Said Abdul Fattah Ibrahim, Salah Ali said Mohammed, Mustafa Bakr Awaz Ibrahim, Saad Tareq Saad Abdel Fattah, Rasha Saad Abdel Fattah Ismail, Ali Jaber Ahmed Afifi e Ala'a jaber Ahmed Afifi. Sette nomi contro i quali vengono emessi mandato di cattura e comparizione. "Nel tentativo di arrestare alcuni di loro - prosegue il dossier - mentre erano a bordo di un bus la cui descrisione era stata fornita da vittime della banda, questi hanno aperto il fuoco contro gli agenti per evitare la loro cattura. Nella sparatoria sono morti tutti i cinque componenti della banda. Nel soprallugo effettuato nel bus, accanto ai cadaveri, sono stati trovati un fucile automatico e una pistola calibro 9".

LA SORELLA DEL CAPO DELLA BANDA - La procura emette mandati di cattura e comparizione al resto dei componenti della banda di killer, tra questi la sorella di Tareq Said Abdel Fattah, ritenuto il capo della banda ucciso nella sparatoria nel bus. La donna si chiama Rasha e vive nella zona di Shabra al Kheimah. "Durante la perquisizione della sua abitazione sono stati trovati gli effetti personali della vittima. La donna avrebbe confessato di aver nascosto tutti quei oggetti di suo fratello defunto Tareq. Anche un altro fratello del capo banda, Mohammed, avrebbe ammesso di sapere che quegli oggetti erano il frutto di rapimenti".

GLI EFFETTI PERSONALI - Ed ecco la lista degli effetti personali trovati nell'abitazione della sorella del "principale responabile della banda", secondo la versione del Cairo: "Una borsa 24ore di colore rosso con sopra la bandiera nazionale italiana contenente un portafogli di pelle color marrone dentro la quale un passaporto intestato a Giulio Regeni di 28 anni, un tesserino dell'Università americana e uno dell'Università di Cambrige, un Visa Card e due cellulari portatili". 

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