Giovedì, 16 Settembre 2021
Il monito dell'Oms

Per l'Oms la terza dose di vaccino ai Paesi ricchi è "una presa in giro"

Durissima posizione della direttrice regionale dell’Oms per l’Africa mentre gli Usa si preparano al richiamo a settembre e altri Paesi si stanno organizzando. La priorità, dicono gli esperti dell’Organizzazione mondiale della Sanità, è aumentare la copertura nei Paesi che finora non hanno avuto accesso ai vaccini, pena il rischio di favorire l’emergere di nuove varianti

La decisione di alcuni paesi ricchi di iniziare o pianificare per l'immediato futuro il richiamo con la terza dose contro Covid-19 è una "presa in giro" nei confronti delle tante persone che in tutta l'Africa non sono state ancora vaccinate. Una scelta che "minaccia la promessa di un domani più luminoso" per l’intero continente. Sono le durissime parole di Matshidiso Moeti, direttrice regionale dell'Oms per l'Africa: un continente dove vivono 1,3 miliardi di persone e meno del 2% della popolazione è stata completamente vaccinata contro Covid-19. Moeti ha ricordato che i paesi più ricchi hanno somministrato in media più di 103 dosi di vaccino ogni 100 persone, contro le 6 dell'Africa.

Il no dell'Oms alla terza dose: "Non aiuterà a rallentare la pandemia"

Per bocca della chief scientist Soumya Swaminathan, l'Oms ribadisce che "i dati di oggi non indicano la necessità di una terza dose" e iniziare con i 'booster' con buona parte del mondo ancora non immunizzata potrebbe essere addirittura controproducente: "Ci opponiamo fermamente alla terza dose per tutti gli adulti nei paesi ricchi, perchè non aiuterà a rallentare la pandemia. Togliendo dosi alle persone non vaccinate i booster favoriranno l'emergere di nuove varianti", ha spiegato l'esperta. La variante Delta di Sars-CoV-2, ha puntualizzato l'epidemiologa Maria Van Kerkhove, a capo del gruppo tecnico Oms per il coronavirus, "sta circolando veramente nelle aree con bassi livelli di copertura vaccinale e in un contesto di utilizzo limitato e inconsistente di misure sociali e di sanità pubblica".

Per il senior advisor Bryce Alyward, "c'è abbastanza vaccino in tutto il mondo, ma non sta andando nei posti giusti nell’ordine giusto". Prima di iniziare i richiami a chi ha già ricevuto entrambe le dose, ha ribadito Alyward, la proprietà dovrebbe essere somministrare le prime dose a chi non è ancora stato immunizzato.

Da tempo l'agenzia Onu per la salute ricorda che più che a una terza dose si deve in realtà puntare a coprire equamente le popolazioni di tutti i Paesi del pianeta, in particolare quelli a medio e basso reddito che sono in ritardo rispetto agli altri sui tassi di copertura vaccinale. Concetto rimarcato ancora una volta ieri dal direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus - nel consueto press briefing da Ginevra - mentre gli Usa hanno annunciato che dal 20 settembre partiranno le terze dosi. Biden, che oggi ha detto che sia lui sia sua moglie intendono fare la terza dose, ha risposto alle critiche: "Stiamo donando più di tutto il resto del mondo messo insieme, ne abbiamo abbastanza per ogni americano e prima della metà dell'anno prossimo forniremo mezzo miliardo di dosi al resto del mondo".

Anche l'Italia verso la terza dose

Ma non ci sono soltanto gli Stati Uniti. Israele ha già iniziato le somministrazioni alle persone con più di 50 anni e agli individui in condizioni di fragilità. Francia e Germania si stanno organizzando e anche in Italia se ne discute. "La terza dose di vaccino anti-Covid andrà fatta. Dovremmo iniziare da ottobre, partendo dalle persone più fragili, coloro in cui ci si aspetta una minore risposta immunitaria dopo il vaccino, come i pazienti oncologici in chemioterapia, le persone che hanno subito un trapiantato, ecc.”,  ha detto all'Adnkronos Salute il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. "Altri Paesi stanno procedendo in questa direzionale, come il Regno Unito e gli Usa. Stiamo aspettando una risposta dagli enti regolatori, ma le evidenze scientifiche indicano che un terzo richiamo andrà fatto in alcune categorie", ha concluso.

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