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Martedì, 9 Agosto 2022
Lo studio / Afghanistan

Quanto vale la produzione d'oppio in Afghanistan, la prima "industria" del Paese

Nel 2020, nonostante la pandemia, c'è stato un aumento del 37% della superficie totale coltivata a papavero d'oppio a uno dei prezzi più bassi di sempre. Trasformato in eroina diventa un affare per i narcos

C'è un aspetto che sembra essere passato in secondo piano nella narrazione dell'Afghanistan tornato nelle mani dei talebani. Si tratta della produzione di oppio, prima “industria” del Paese di cui traccia una fotografia esatta l'Unodc, United nations office on drugs and crime. L'ufficio delle Nazioni unite che si occupa del crimine e della droga ha pubblicato i risultati dell'ultima ricognizione effettuata sul territorio nazionale rispetto alla produzione di oppio. Insieme alla Nsia, National Statistics and information authority dell'Afghanistan, ha analizzato l'attività della coltivazione di oppio scoprendo un dato inimmaginabile. Nonostante il Covid, nel 2020 c'è stato un aumento del 37% della superficie totale coltivata a papaveri da oppio all'interno del Paese.

Si tratta di un'area di 224mila ettari con un incremento di 61mila ettari rispetto al 2019. Una cifra record che viene considerata dagli esperti una delle più alte mai raggiunte in Afghanistan. Il dato sulla superficie coltivata non è l'unico presente all'interno dell'Opium Survey 2020 reso noto dalle Nazioni unite. Secondo lo studio, la produzione di oppio è cresciuta in tutte le province del Paese coinvolte. E sono praticamente tutte quelle coinvolte. Nel 2020 sono, infatti, solamente 12 le province del Paese a essere considerate libere dalla produzione da papavero di oppio. Nell'ultimo anno anche la provincia di Kapisa, nel nord-est dell'Afghanistan, ha perso il suo status di provincia libera con l'inizio dell'attività anche in questa area.

Rispetto alla produzione nazionale, l'area maggiormente coinvolta resta quella sud-ovest. In quella zona viene prodotto il 71% della coltivazione totale d'oppio del Paese. Quello che è impressionante è la quantità totale d'oppio raccolta nell'ultimo anno. Si tratta di 6.300 tonnellate secondo l'analisi fatta dalle Nazioni unite facendo una stima secondo i dati raccolti. Dati che non è stato facile reperire a causa della pandemia ma che i ricercatori sono riusciti a raccogliere grazie all'utilizzo delle immagini satellitari incrociate da parte di Nsia e Unodc.

Quanto è valsa la coltivazione d'oppio nel 2020

Ma quanto è valsa la produzione di oppio ai coltivatori nel 2020? Secondo il rapporto, si tratterebbe di circa 350 milioni di dollari. Una cifra ancora più bassa rispetto al passato che dà la dimensione dell'ulteriore impoverimento delle condizioni di vita dei coltivatori. Il prezzo con il quale viene venduto dai produttori è di 55 dollari al chilogrammo. Un vero e proprio affare per chi lo acquista e poi lo distribuisce. Il prezzo più conveniente da quando è cominciato il monitoraggio delle Nazioni unite. Il punto più basso della condizione sociale dei coltivatori da quando è cominciata l'osservazione che, secondo gli esperti, può solo peggiorare. Un giogo a cui sono sottomessi gli afgani a causa di diversi fattori indicati dal rapporto come l'instabilità politica, le scarse opportunità di lavoro, la mancanza di un'istruzione di qualità e l'accesso limitato ai mercati.

Un affare per i narcos

Ma chi favorisce il prezzo dell'oppio così basso? La risposta è solo una: i narcotrafficanti. Sono loro a uscire vincitori in questo sistema che permette loro di “fatturare” anche il triplo grazie alla trasformazione dell'oppio in eroina. Eroina che viene poi venduta in tutta Europa, principale destinazione della droga prodotta nel Paese. Una parte della droga viene anche consumata in Afghanistan e nei Paesi limitrofi alimentando un allarme sociale in ascesa negli ultimi anni. Il monitoraggio di quest'attività rappresenta per le Nazioni unite uno dei principali strumenti di lotta al narcotraffico internazionale.

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