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Martedì, 27 Febbraio 2024
Il caso / Giappone

Il Paese che chiude le scuole e le trasforma in musei

In Giappone ogni anno 450 istituti fermano i battenti per carenza di iscritti. E così i vecchi plessi scolastici vengono trasformati

Una scuola chiusa per mancanza di alunni e trasformata in un museo. Succede in Giappone, dove nell'ultimo ventennio sono stati chiusi in media 450 istituti scolastici all'anno. Tutta colpa del calo demografico, che ha portato allo spopolamento delle aree rurali e dei piccoli centri.

In ordine di tempo, l’ultima a chiudere i battenti è stata la scuola media Yumoto, un istituto situato nel distretto di Fukushima che contava appena due studenti. Eita Sato e Aoi Hoshi hanno completato il loro percorso di studi triennale presso la scuola, che ha mantenuto in piedi tutti i servizi, dal trasporto alla mensa, per i soli due studenti fino alla consegna del diploma, avvenuta alla metà di marzo. Alla conclusione delle lezioni per Sato e Hoshi è seguita la definitiva chiusura dell'istituto, il quale negli ultimi anni aveva registrato un massimo di cinque iscrizioni. Durante la cerimonia dedicata ai due studenti, il preside della scuola ha formalmente consegnato la bandiera istituzionale al sindaco del villaggio di Tenei, Katsuyuki Soeta, ponendo termine all’attività della struttura fondata nel 1947.

La chiusura degli istituti scolastici è uno dei sintomi più evidenti del calo delle nascite che interessa il Giappone da decenni. Iniziata verso la fine degli anni '70, la flessione demografica nel Paese ha raggiunto livelli record, registrando nel 2022 meno di 800mila nascite, minimo storico per l’arcipelago. Tra le cause c’è l’altissimo costo della vita, lo scorso anno il Paese si è piazzato in cima alla classifica tra le nazioni più costose in cui crescere un figlio, un fattore che mal si combina con le ridotte politiche legate all’infanzia. Questa cifra ha superato le aspettative del governo nazionale, il quale si aspettava numeri del genere in corrispondenza del 2030, non oggi. Ad aver favorito una rapida accelerazione del trend negativo ha contribuito non poco la pandemia di Covid-19 appena trascorsa, nonché, nel distretto di Fukushima e nei suoi dintorni, il disastro verificatosi nel marzo 2011 presso la centrale nucleare, sita a meno di 100 chilometri dal villaggio di Tenei.   

Oggi il comune supera appena le 5mila anime, "una tristezza indescrivibile", ha dichiarato il sindaco. Oltre alla Yumotol, decine di altri istituti hanno chiuso i battenti nel giro di pochi anni, un problema notevole poiché, come evidenziato da Le Monde, la dissoluzione di queste istituzioni spinge ulteriormente lo spopolamento e fa perdere attrattività ai comuni rurali. Tra le soluzioni escogitate per infondere nuova vitalità a queste zone c’é la conversione degli istituti scolastici chiusi in musei. Tra i primi a parlarne é stato Haruichi Terunuma, presidente delle associazioni distrettuali di Ono, il quale ha chiamato le autorità ad investire nella rinascita degli stabilimenti di maggior fascino ed antichità.

Il primo passo é stato compiuto con l’apertura del museo del giocattolo presso la struttura che ospitava la scuola elementare Kurokawa, nella prefettura di Nagano. Oggi il museo ospita più di 500 giocattoli, tutti realizzati con legno di cipresso locale. La sua realizzazione è stata resa possibile anche grazie a una campagna di crowfunding online che ha raccolto quasi 4 milioni di yen (30mila euro). "Spero che il museo servirà una vasta gamma di aree, compresa l'istruzione per i bambini e le questioni ambientali, in quanto consente ai visitatori di interagire con il legno e approfondire la loro comprensione della cultura forestale", ha dichiarato il sindaco, Kunio Hara, durante la cerimonia di apertura lo scorso novembre.

Nella speranza dei più c’è che questo esempio possa essere seguito da moli altri distretti. Un futuro simile sembra essere in programma per le scuole elementari di Hanawa e Midori, nella periferia di Tokyo, e per l’istituto di Kaichi, sempre nel distretto di Nagano, che presentano una struttura in legno tra le più affascinanti de Paese.

Oltre alle iniziative culturali, il primo ministro giapponese, Fumio Kishida, ha promesso misure “senza precedenti” per tentare di invertire il drastico calo di natalità. Tra queste spicca il proposito di raddoppiare il budget per le politiche legate all’infanzia e l’aumento degli investimenti in favore della salvaguardia del sistema educativo, il quale spesso costituisce il cuore delle comunità rurali.  

   

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