Venerdì, 18 Giugno 2021
Mondo Egitto

La pasticciera arrestata in Egitto per aver preparato dei dolci a forma di organi sessuali

La donna è stata poi rilasciata su cauzione. I "cupcakes" erano stati realizzati per una festa di compleanno privata. L'accusa? Aver violato "i valori e i principi della famiglia"

Foto dai social

Una pasticciera è stata arrestata (e poi rilasciata) dalla polizia in Egitto dopo che le foto di alcune cupcakes con decorazioni a forma di pene e vagina sono diventate virali in rete. La donna aveva realizzato i dolci per una festa di compleanno privata che si è tenuta al Gezira Sporting Club. Le immagini dei dolci sono state convidise sui social dai partecipanti scatenando un vero e proprio vespaio in quanto ritenute da molti contrarie alla morale dell’Islam. A farne le spese è stata proprio la pasticciera fermata con l’accusa di aver violato "i valori e i principi della famiglia". Secondo il quotidiano Al Masry Al Youm la donna è arrivata in procura al Cairo in lacrime, spiegando alle forze dell’ordine che aveva realizzato quei cupcakes su espressa volontà degli avventori del club. Dopo essere stata interrogata, la pasticciera è stata rilasciata dietro il pagamento di una cauzione pari a 5mila sterline egiziane (circa 260 euro). Non è chiaro se anche altre persone siano state indagate e/o fermate dalla polizia.

In Egitto i reati contro la “morale pubblica” vengono puniti molto duramente. Lo scorso luglio una influencer di TikTok, Manar Samy, era stata condannata a tre anni di carcere da un tribunale del Cairo per ''incitamento alla dissolutezza'' dopo aver condiviso un video in cui, secondo i pm, ballava in modo "contrario alla buona morale" e "con l'obiettivo di prostituirsi". Solo pochi giorni fa Tribunale del Cairo ha ribaltato il verdetto di assoluzione per Haneen Hossam e Mawada Eladhm, due influencer di vent’anni finite in carcere la scorsa estate con l’accusa di “violazione dei valori e dei principi della famiglia egiziana” e altri reati.

“A scatenare le ire dei pubblici ministeri - scrive il ‘Corriere della Sera’- è stato in particolare il video in cui Hossam, studentessa di archeologia all’Università del Cairo e solita indossare il velo, incoraggiava le sue followers a pubblicare video su Likee, un’app che paga gli utenti in base al numero di visualizzazioni che ricevono. Un comportamento trasformato dai pm egiziani nell’accusa di «vendere sesso online»”.

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