Giovedì, 23 Settembre 2021
Senza appello / Egitto

Processo a Zaki: Patrick in manette nella gabbia degli imputati

Il giovane si è rivolto alla corte con impeto, lamentando di essere stato detenuto troppo a lungo. Al termine della prima udienza, il processo è stato rimandato al 28 settembre: fino a quella data il giovane resterà ancora in carcere

Foto di repertorio Ansa

Prima udienza a Mansura del processo a Patrick Zaki. Il ricercatore egiziano dell'università di Bologna è comparso ammanettato nella gabbia degli imputati, salutando a mani giunte una dozzina di parenti, attivisti e due diplomatici presenti in aula. L'udienza è durata solo cinque minuti e il processo è stato aggiornato al prossimo 28 settembre e fino ad allora il giovane resterà in carcere.

La legale di Zaki ha chiesto l'accesso al suo dossier per avere certezza che le accuse di istigazione al terrorismo siano effettivamente decadute, come sembra dalla natura della Corte, ha spiegato una fonte. Zaki, vestito di bianco, con barba, occhiali e codino, ha parlato con impeto davanti a un giudice principale, uno a latere e un cancelliere, lamentando di essere stato detenuto oltre il periodo legalmente ammesso per i reati minori di cui è accusato adesso.

Cosa rischia Patrick Zaki in caso di condanna

Zaki è accusato dalla Procura suprema per la sicurezza dello Stato (SSSP) di "diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese", sulla base di un articolo d'opinione pubblicato due anni fa su presunti abusi subiti dai copti d'Egitto. È stato incriminato sulla base degli articoli 80 (D) e 102 (bis) del codice penale. Rischia in teoria fino ad altri cinque anni di carcere, in aggiunta ai 19 mesi già passati in custodia cautelare.

Il rinvio a giudizio per Patrick Zaki "è stato uno sviluppo improvviso", ha detto a SkyTg24 Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. "In meno di 24 ore si è posta fine alla detenzione preventiva, per trasferire il tutto dal Cairo a Mansura, a nord della Capitale, e dove in queste ore ha luogo la prima udienza - ha spiegato Noury - Non sappiamo se ce ne saranno altre, se sarà chiesto un rinvio da parte della difesa: è tutto abbastanza misterioso. Quel che è certo è che è un tribunale di emergenza, che processa Patrick per diffusione di notizie false per un articolo da lui scritto nel 2019 in cui prendeva le difese della minoranza religiosa cristiano-copta, a cui appartiene la sua famiglia, perseguitata, discriminata, sottoposta ad attacchi e violenze".

Il processo a Patrick Zaki non prevede un appello

Il processo, ha ricordato Noury, "non prevede un appello, se Patrick verrà condannato non ci sarà un ricorso ma solo la possibilità di una richiesta di grazia al presidente al-Sisi. Noi temiamo il peggio, c'è una condanna, ma speriamo il meglio, perché un giudice minimamente imparziale ed equo assolverebbe immediatamente Patrick". Noury teme il peggio e cita un precedente, "una storia gemella a quella di Patrick", ossia quella di quella di Ahmed Samir Santawy, studente dell'Università europea centrale di Vienna, che, arrestato tornando al Cairo nel febbraio di quest'anno, quindi dodici mesi dopo Patrick, è stato già condannato per reati simili, inventati e pretestuosi, a quattro anni. Condanna a sua volta inappellabile, e sta lì che è nelle mani del presidente dell'Egitto al-Sisi".

Se Zaki venisse condannato in assenza di appello, ha ribadito Noury, "tutta la vicenda si sposterebbe da un piano giudiziario a un piano politico, di interlocuzione tra il Governo di Roma e quello del Cairo, visto che l'unica possibilità sarebbe una grazia del presidente al-Sisi". Camera e Senato in Italia hanno approvato una mozione che chiede al governo di conferire la cittadinanza italiana a Patrick Zaki. "Stiamo ancora aspettando che" il governo "esegua questa volontà del Parlamento", ha concluso Noury. "Eseguirla vorrebbe dire che finalmente la storia di Patrick interessa non solo milioni di cittadini, centinaia di enti locali, migliaia di studenti, ma anche Palazzo Chigi".

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