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Domenica, 29 Maggio 2022
Il caso / Bologna

Patrick Zaki, il sospiro di sollievo ancora non c'è: tutto rinviato al 6 aprile

Nell'udienza odierna tenutasi a porte chiuse a Mansura è stato deciso il rinvio del processo. Lo studente Zaki rischia una condanna ad altri 5 anni di carcere

Tutto rinviato per Patrick Zaki. Nell'udienza odierna tenutasi a porte chiuse a Mansura è stato infatti deciso il rinvio al 6 aprile del processo: lo ha scritto su Twitter lo stesso studente egiziano dell'università di Bologna. Nessuna assoluzione e nessuna condanna: quest'ultima eventualità appare sempre più improbabile dopo la scarcerazione del dicembre scorso, ma il sospiro di sollievo ancora non c'è.

Di cosa è accusato Patrick Zaki

Zaki rischia una condanna ad altri 5 anni di carcere in Egitto, è accusato di diffusione di notizie false. È una data che ricorre quella del 6 aprile: nel 2020 e nel 2021 c'erano state altre udienze in questa data.

Patrick Zaki, pur ammettendo di essere "preoccupato" per le passate accuse di istigazione al terrorismo che la Procura egiziana aveva mosso sulla base di post su Facebook, ha detto di non ritenere che questo dossier verrà mai riaperto.

 "Certo, sono preoccupato ma non penso che possano farlo. Perché dovrebbero farmi questo? Non c'é ragione", aveva detto ieri all'ANSA lo studente, rispondendo alla domanda se temesse di essere posto sotto accusa su quel fronte dopo un'eventuale assoluzione nel processo per diffusione di notizie false. I dieci post pubblicati su un profilo che lui ritiene falso erano stati alla base dei 19 mesi di custodia cautelare in carcere che avevano preceduto l'apertura, a settembre, del processo nella sua città natale sul delta del Nilo.

Le accuse iniziali basate sui post avevano configurato fra l'altro i reati di "diffusione di notizie false, incitamento alla protesta e istigazione alla violenza e ai crimini terroristici" facendogli rischiare 25 anni di carcere. Il procedimento, la cui conclusione era attesa oggi e invece è rinviata al 6 aprile, è invece incentrato esclusivamente su un suo articolo del 2019 sulle discriminazione dei cristiani egiziani. Per la mera "diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese" ipotizzata in merito all'articolo, la pena massima è di cinque anni di reclusione.

Zaki: "Non voglio scappare"

"Sono ottimista, siamo ottimisti. Ovviamente sto anche in ansia. So bene che c'è la possibilità di tornare indietro alla casella di partenza, so che esiste lo scenario peggiore. Ci penso. In queste settimane non ho ricevuto alcun segnale che mi desse indicazioni - diceva alla Stampa, poco prima dell'udienza odierna, Patrick Zaki -  Ormai comunque manca poco, partenza all'alba dal Cairo per arrivare in tempo a Mansura e via. Aspetterò all'esterno del tribunale con gli amici e la famiglia. A rappresentarmi dentro l'aula ci sarà il mio avvocato, Hoda Nasrallah".

Lo studente egiziano dell'Università Mater di Bologna ha parlato anche del suo rapporto con l'Italia, e con Bologna, e spiega che non avrebbe "mai immaginato tanta popolarità. Sono una persona normale come lo sono i miei genitori, ero uno studente tra migliaia e ora mi conoscono in tutta Bologna e in tutta Italia. Ho interloquito con Liliana Segre, il presidente Sergio Mattarella mi ha citato due volte, i diplomatici dell'ambasciata italiana in Egitto sono stati più che presenti. Sto vivendo tutto questo affetto a distanza ed è molto intenso, mi porto dentro l'esperienza del carcere ma anche la solidarietà che ha generato. Qualsiasi cosa accada sarò sempre grato a Bologna, all'Italia".

In un'intervista a Repubblica il ricercatore guarda al futuro e parla dei suoi piani: "Il più immediato è tornare a Bologna, il prima possibile e rimanere lì per un periodo lungo. Spero di essere con i miei colleghi per l'inizio del prossimo semestre, che è fra pochi giorni. Cosa succederà dopo non lo so: so che continuerò a lavorare sui diritti umani". E quando gli viene chiesto dove intenda portare a termine i suoi progetti, risponde: "Non lascerò l'Egitto per sempre. Il mio lavoro riguarda l'Egitto. Non voglio scappare. Io partirò quando si potrà ma la mia famiglia resterà qui: verrà a trovarmi certo, ma questo è il mio Paese. Non lo abbandono".

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