Venerdì, 18 Giugno 2021
Arrestato il 7 febbraio 2020 / Egitto

Patrick Zaki resterà in carcere per altri 45 giorni in Egitto

La sentenza della Corte antiterrorismo del Cairo. “Decisione sconcertante, vergognosa”, denuncia Amnesty International Italia

Patrick Zaki resterà per altri 45 giorni in custodia cautelare nel carcere di Tora. È quando ha stabilito la Corte antiterrorismo del Cairo, come comunicato su Twitter dalla Eipr (Egyptian Initiative for Personale Rights), la ong per la difesa dei diritti umani con la quale il giovane studente egiziano dell’Università Alma Mater di Bologna collaborava.

La stessa Eipr aveva annunciato che l'udienza per il rinnovo della carcerazione dello studente 29enne, prevista all'inizio di gennaio, era stata anticipata a sabato mentre giovedì sera erano stati scarcerati dalla prigione di Tora, dopo alcune settimane di detenzione, i tre dirigenti della ong che erano stati accusati, tra l'altro, di far parte di un gruppo terroristico e della diffusione di notizie false. Segnali di una speranza risultata poi vana. Zaki, a 10 mesi esatti dal suo arresto, si è visto prolungare ancora una volta la custodia cautelare: era stato arrestato lo scorso 7 febbraio al suo arrivo al Cairo, dove si era recato per far visita alla sua famiglia, e da allora si trova in carcere con l’accusa di propaganda sovversiva. 

Cinque giorni fa la legale del giovane, Huda Nasrallah, aveva fatto visita a Zaki in carcere per la prima volta dal 7 febbraio. L’avvocato aveva denunciato che Zaki “dorme per terra dal giorno del suo arresto" e ha chiesto una pomata e una cintura "perché soffre di dolori alla schiena", mentre gli attivisti che animano la pagina Facebook 'Patrick Libero' si erano detti "davvero preoccupati" per le condizioni di salute dello studente.

Gli appelli per Patrick Zaki libero

In questi mesi si sono susseguite le udienze in cui ogni volta è stata rinnovata per 45 giorni la detenzione preventiva di Zaki, nonostante i numerosi appelli e iniziative del governo italiano, di politici, attivisti e associazioni.  

Lo scorso 22 novembre, l'ambasciatore italiano al Cairo, Giampaolo Cantini, a seguito della richiesta di incontro espressa anche da altri Paesi europei al ministero degli Esteri egiziano già nelle fasi immediatamente successive agli arresti degli attivisti di Eipr, aveva avuto un colloquio con l'assistant Foreign Minister egiziano per i Diritti umani, ambasciatore Gamaleddin. In quell'occasione, il rappresentante diplomatico italiano aveva manifestato la forte preoccupazione per l'inasprimento della repressione nei confronti della società civile e per la situazione dei diritti umani in Egitto, ribadendo la richiesta di un pronto rilascio di Patrick Zaki. Tale iniziativa fece seguito ad altri passi ufficiali, tra cui quello fatto nei confronti dell'ambasciatore egiziano a Roma e l'invio, con altri partner internazionali, di una lettera al ministro degli Esteri, Sameh Shoukry.

Nei giorni scorsi era arrivato anche un appello dall'attrice statunitense Scarlett Johansson per la scarcerazine dei tre dirigenti dell'Eipr: "Questi uomini hanno dedicato la propria vita a combattere contro le ingiustizie e ora si trovano in carcere e stanno affrontando accuse false", aveva dichiarato l'attrice di Hollywood in un video pubblicato su YouTube che aveva avuto grande eco mediatica.

Amnesty Italia: "Salvare Zaki, la sua è una storia anche italiana"

Amnesty intanto torna a chiedere all'Italia un impegno maggiore. "Per un ragazzo cristiano copto l'idea di trascorre Natale in carcere è particolarmente dolorosa, ci appelliamo all'Italia affinché prema sull'Egitto in modo che Patrick sia scarcerato al più presto", ha detto all'Adnkronos Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia.

"Dopo ore e ore di attesa, questa decisione sconcertante, vergognosa, di rinnovare di altri 45 giorni la detenzione di Patrick Zaki lascia veramente senza fiato e sgomenti", ha aggiunto Noury. "Patrick terminerà quest'anno terribile nella prigione di Tora. È veramente il momento che vi sia un'azione internazionale guidata e promossa dall'Italia, per salvare questo ragazzo, questo studente, questa storia anche italiana, dall'orrore del carcere di Tora in Egitto".

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Una delle 150 sagome di Patrick Zaki poste all'interno di vari istituti dall'Ateneo di Bologna in attesa della sua liberazione, 16 Ottobre 2020 ANSA/MAX CAVALLARI

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