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Sabato, 18 Maggio 2024
L'analisi / Cina

Cosa c'è dietro il patto di sicurezza tra Cina e Isole Salomone

Negli ultimi anni c’è stato un evidente avvicinamento tra Pechino e Honiara a discapito di Washington e Canberra

L’accordo quadro sulla sicurezza tra Cina e Isole Salomone suscita malumori e aumenta le tensioni nell’Indo-Pacifico. Il patto bilaterale è stato siglato ufficialmente il 19 aprile, ma le due parti coinvolte, Pechino e Honiara, non hanno fornito dettagli sul documento di cui si conosce solo la bozza del trattato. Il testo finale dell’accordo sembra riprendere totalmente i punti del documento provvisorio, secondo quanto confermato al media australiano Abc da Danny Philip, ex primo ministro delle Isole Salomone e confidente dell'attuale leader Manasseh Sogavare. L’ex premier non ha però fornito elementi temporali sulla pubblicazione del testo finale dell’accordo, avanzando motivazioni legate alla sicurezza nazionale.

Il ruolo degli Usa e dell'Australia

Ma perché è così importante sapere cosa prevede l’accordo? L’intesa apre la possibilità che Pechino invii forze di sicurezza su richiesta di Honiara per garantire l’"ordine sociale" nella nazione insulare. Tuttavia, l'aspetto che genera più tensione e preoccupazione per Stati Uniti e Australia è il timore che il gigante asiatico stabilisca una base navale nel Pacifico. Ipotesi ripetutamente smentita dal governo delle Isole Salomone.

La Cina e le Isole Salomone hanno firmato un patto di sicurezza

Solo nella giornata di ieri 20 aprile il primo ministro Sogavare si è presentato davanti al parlamento per annunciare che il suo governo ha siglato l’accordo di sicurezza con Pechino, rassicurando i parlamentari che l’intesa bilaterale non avrà “un impatto negativo sulla pace nella regione dell’Indo-Pacifico”. E la tempistica dell’intervento in aula del premier non è stata causale. Sogavare vuole sedare le critiche interne in vista della visita ddi una delegazione di alti diplomatici americani nella capitale Honiara. I massimi inviati di Biden sull’Asia, Kurt Campbell e Daniel Kritenbrink, cercheranno di comprendere quanto spazio verrà concesso alle forze cinesi sulle Salomone. Ma soprattutto gli Usa, che non hanno una sede diplomatica nella nazione insulare da circa 30 anni, cercheranno di riaffermarsi in uno spazio che ormai è andato perduto. E lo faranno con estremo ritardo.

Infografica Isole Salomone (Fonte AFP)-2

Il valore dell’accordo per Pechino e Honiara

Negli ultimi anni c’è stato un evidente avvicinamento tra Pechino e Honiara, sancito dalla scelta delle Isole Salomone di stabilire relazioni diplomatiche ufficiali con la Cina, rompendo quelle con Taiwan. Una decisione che è coincisa con le elezioni del 2019, vinte dall’attuale premier Manasseh Sogavare.
Il primo ministro delle Isole Salomone ha già presentato l’intenzione (incostituzionale) di posticipare le elezioni del prossimo anno, e l’accordo gli garantisce una sicurezza in caso di proteste popolari grazie alla presenza delle forze di polizia cinesi. Allo stesso tempo, il leader cinese, Xi Jinping, ha ottenuto una base cruciale nell’arcipelago del Pacifico, che potrebbe essere utilizzata per controllare e bloccare le rotte di navigazione. Pechino ha così la possibilità di consolidare la sua presenza nell’Indo-Pacifico e rispondere agli accordi di sicurezza trilaterale e quadrangolare a trazione statunitense, come l’Aukus e il Quad.

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La Cina si è assicurata anche una porta di accesso nelle Salomone in caso di disordini, per tutelare i propri investimenti. Come raccontato recentemente dal Financial Times, diverse aziende cinesi stanno tentando di acquistare grandi appezzamenti di terreno nel Paese, con particolare attenzione a luoghi strategici, come le aree vicine alle installazioni militari degli Usa, oppure le isole lungo le principali rotte marittime di comunicazione. La testata britannica sottolinea come spesso l’azione degli investitori cinesi non sia espressione di un’espansione commerciale privata, ma rientri in collaborazione con il governo cinese.

Anche se non è scritto nero su bianco, quello che l’accordo dice è che Pechino è pronta a usare la propria forza militare per proteggere la sua presenza economica in quei Paesi in cui il governo non ha le capacità per farlo. Dal lancio della Nuova Via della Seta, il governo cinese cerca gradualmente di unire l’aspetto securitario allo sviluppo economico. È successo a Gibuti, il piccolo stato del Corno d’Africa dove la Cina ha aperto una base militare, così come in Cambogia, dove Pechino ha lanciato progetti infrastrutturali per accedere a porti strategici.

Il leader cinese Xi ha trovato in Sogorave un fedele alleato. Ma lo sforzo del premier delle Solomone dimostra come l’avvicinamento di un piccolo Paese alla Cina possa determinare conseguenze politiche su larga scala.

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