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Venerdì, 14 Giugno 2024
Le ripercussioni / Taiwan

Cosa succede dopo la visita di Pelosi a Taiwan

La dem, arrivata nella serata di ieri 2 agosto alle 22.40 (16.40 ore italiane), ha lasciato l’isola dopo un’intensa giornata di incontri istituzionali. Prossima tappa: Corea del Sud

Meno di 24 ore. Tanto è durata la discussa e temuta visita della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi a Taiwan. La dem, arrivata nella serata di ieri 2 agosto alle 22.40 (16.40 ore italiane), ha lasciato l’isola contesa da Pechino dopo un’intensa giornata di incontri istituzionali.

Gli incontri con i leader politici di Taiwan

Prima il faccia a faccia con il vice presidente del parlamento di Taiwan, Tsai Chi-Chang, in quanto il suo omologo, You Si-kun - che lo scorso anno è stato sanzionato da Pechino come un "irriducibile" pro-indipendenza - è risultato positivo al Covid-19. L'incontro è avvenuto nello Yuan legislativo, il parlamento locale, dove la speaker ha affermato di esser venuta “in amicizia a Taiwan, in pace nella regione". Questa azione viene letta in maniera più provocatoria da Pechino, perché rappresenterebbe un riconoscimento da parte di Pelosi (democratica come il presidente Biden) della sovranità legislativa di Taiwan. L’ultima visita di uno speaker del Congresso americano al parlamento di Taipei risale al 1960.

Al Legislative Yuan, Pelosi ha ringraziato per l'accoglienza ricevuta rimarcando l'importanza dei legami tra Washington e Taipei, anche alla luce del CHIPS Act, che offrirà sussidi per oltre 52 miliardi di dollari per la produzione di chip. La speaker ha auspicato una più stretta cooperazione economica, indicando che un accordo commerciale bilaterale potrebbe essere "imminente", grazie in parte alla legislazione sui semiconduttori approvata di recente che apre la strada "a migliori scambi economici”.

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Poi l’atteso incontro al palazzo presidenziale con la presidente taiwanese Tsai Ing-wen, in cui ha promesso la solidarietà “cruciale” degli Stati Uniti alla democrazia autogovernata, costretta ad affrontare le minacce militari del governo cinese. Pelosi ha assicurato che gli Stati Uniti "non abbandoneranno il proprio impegno nei confronti di Taiwan". Le promesse, in ossequio agli accordi bilaterali, come il Taiwan Relations Act, sono arrivate dopo che la speaker ha ricevuto un'onorificenza per gli sforzi profusi nella collaborazione e negli scambi tra Washington e Taipei.

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Nel suo discorso con la presidente di Taiwan, Pelosi ha anche sottolineato il ruolo di leadership di Tsai, chiedendo un applauso per la presidente, in quanto prima leader donna di un’isola che ha creato una "democrazia prospera" nonostante un "crogiolo di sfide". Pelosi, durante la conferenza stampa con Tsai, ha affermato di esser finita nel mirino della propaganda cinese in quanto donna e non perché prima speaker della Camera Usa a visitare Taiwan da 25 anni. Pelosi ha osservato che diversi senatori statunitensi, incluso il presidente della commissione affari esteri, il democratico Bob Menendez, quest'anno hanno visitato l'isola senza essere stati attaccati da Pechino. "Hanno fatto un gran clamore perché io sono la speaker ma non so se fosse una ragione o una scusa", ha detto. "Quando sono venuti qui degli uomini non hanno detto niente", ha detto Pelosi, secondo quando riportato dall'agenzia Bloomberg. 

Tsai, da parte sua, ha ringraziato Pelosi per la sua visita sull’isola, definendo la speaker della Camera una "eccezionale statista". La presidente di Taiwan, senza mai fare espressamente il nome della Repubblica popolare cinese così come fatto da Pelosi, ha ribadito il suo impegno a difendere la democrazia “di fronte alle minacce militari cresciute in modo deliberato”. 

La speaker della Camera è nota per il suo ruolo nella difesa dei diritti umani e ha usato come palcoscenico Taipei per condannare le azioni repressive della Cina. Dopo l'incontro con Tsai, Pelosi ha incontrato un piccolo gruppo di attivisti pro-democrazia, tra cui l'ex proprietario della libreria Causeway Bay di Hong Kong, Lam Wing-kee, fuggito sull'isola dall'ex colonia britannica nel 2019. All'incontro a porte chiuse al Jing-Mei Human Rights Memorial and Cultural Park c'erano anche: Lee Ming-che, dipendente di una Ong taiwanese arrestato nella Cina continentale per sovversione nel 2017 e rilasciato quest'anno e l'ex leader del movimento studentesco di Tiananmen, Wuer Kaixi.

Le minacce cinesi

Il riferimento - seppur non esplicito - va a Pechino, che ha risposto alla visita della speaker a Taiwan con una serie di ritorsioni militari e commerciali. Il gigante asiatico ha annunciato esercitazioni militari in sei aree attorno all'isola di Taiwan e altre esercitazioni si terranno anche dal 4 al 7 agosto prossimo. 

Il nutrito e senza precedenti pacchetto di esercitazioni militari e di tiro dal vivo, tra artiglieria e missili, è finito nel mirino di Taipei anche perché ritenute una grave minaccia ai porti chiave dell'isola e alle aree urbane. In alcuni punti, la zona delle operazioni cinesi, strutturate su sei grandi aree, arriverà nei 20 chilometri dalla città portuale di Kaohsiung, nel sud dell'isola. Per questo, Taipei ha accusato Pechino anche di voler creare un blocco di fatto marittimo e aereo. 

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Le mosse militari cinesi non spaventano Taipei che è pronta a non fare marcia indietro. Mentre la Cina promette serie contromisure ai danni di Washington per la visita di Pelosi debellata come “pericolosa e stupida”, il ministero della Difesa di Taiwan condanna le esercitazioni militari dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese e promette che "risponderà in modo appropriato" a eventuali azioni delle forze armate di Pechino. Le esercitazioni di artiglieria sono "un tentativo di minacciare i nostri porti e le nostre aree urbane e di minare unilateralmente la pace e la stabilità regionale", si legge nella nota della Difesa taiwanese.

L'attacco commerciale a Taiwan

Le ritorsioni cinesi sono soprattutto economiche. Tra Taipei e Pechino è intenso lo scambio commerciale di prodotti agricoli, ittici e tecnologici, come i semiconduttori. L'anno scorso, nonostante le tensioni , la Cina continentale e Hong Kong sono state la principale destinazione di esportazione di Taiwan con un valore complessivo di 42,3% del flusso in uscita dei prodotti "made in Taiwan".

Ma la visita di Pelosi rischia di chiudere i rubinetti. La Cina ha sospeso con effetto immediato l'esportazione in Taiwan di sabbia naturale, fondamentale per l'industria dei semiconduttori. Il silicio utilizzato nei semiconduttori viene spesso estratto dal quarzo presente nella sabbia. La sabbia naturale è ampiamente utilizzata, poi, nella produzione di calcestruzzo, nell'industria del vetro e nell'edilizia. Le ragioni della sospensione cinese non sono state specificate e non è chiaro fin quando durerà il ban del prodotto. Pechino ha inoltre interrotto l'importazione da Taiwan di agrumi e alcuni prodotti ittici. Due fondi di Taipei sono stati infine sanzionati dal Consiglio di Stato cinese per "aver diffamato la Cina e sostenuto il separatismo". Le Dogane cinesi hanno anche sospeso le importazioni di oltre 2.000 dei circa 3.200 prodotti alimentari in arrivo da Taiwan.

È la terza volta in due anni che la Cina continentale prende di mira l'industria frutticola di Taiwan, avendo sospeso l'anno scorso le importazioni di ananas, mele zuccherate e mele java - le prime tre esportazioni di frutta da Taiwan alla Cina continentale - a causa (ufficiosamente) del rilevamento di parassiti. I funzionari taiwanesi, secondo i media locali, stanno ancora valutando il potenziale danno della stretta cinese, convenendo tuttavia di ritenerlo considerevole. 

La tappa sudcoreana

La presidente della Camera Pelosi ha di fatto completato la sua visita a Taiwan ed è ora diretta verso la nuova tappa di Seul, in Corea del Sud.  Del programma nella tappa sudcoreana si sa poco: l'unico incontro confermato è quello di domani 4 agosto con la sua controparte Kim Jin-pyo, insieme ai leader del People Power Party e del Partito Democratico, con un'agenda incentrata sulla cooperazione Seul-Washington in materia di sicurezza, economia e cambiamento climatico.

E' diventato invece un caso l'ipotesi di un faccia a faccia con il presidente Yoon Suk-yeol: alla domanda di un incontro tra i due, un funzionario presidenziale ha ammesso questa mattina che "a questo punto non ci sono piani". Yoon è a Seul, tecnicamente in vacanza per tutta la settimana, anche se i suoi piani per lasciare la capitale sudcoreana sono stati annullati lunedì per il drastico calo di popolarità dell'ex procuratore generale, esponente del fronte conservatore.

Le polemiche si sono chiuse con la speaker che lascia l’isola. Ma Taiwan si prepara a conoscere realmente la risposta cinese.

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