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Sabato, 24 Febbraio 2024
Dura repressione / Iran

Iran, giustiziato il primo condannato per le manifestazioni contro il regime

Sono già almeno undici i condannati a morte dal regime di Teheran dopo l'inizio delle proteste contro la legge che obbliga le donne a portare il velo

La magistratura iraniana ha annunciato che Mohsen Shekari, arrestato durante le proteste di piazza contro il regime, è stato impiccato stamane, dopo essere stato giudicato colpevole da un tribunale rivoluzionario di "inimicizia contro Dio". Lo scorso 25 settembre bloccò una strada principale a Teheran e ferì con un coltello un membro delle forze paramilitari Basij.

Sono 11 finora le persone condannate a morte per le proteste iniziate a metà settembre, nella quali sono morti almeno 475 manifestanti e 61 membri dei servizi di sicurezza. La ong IRAN Human Rights avverte che le esecuzioni inizieranno a verificarsi quotidianamente a meno che le autorità iraniane non siano messe di fronte a "rapide conseguenze pratiche a livello internazionale".

Le condanne a morte e la giravolta dell'Iran sul velo per le donne e la polizia morale 

Le proteste in Iran sono scoppiate dopo la morte della 22enne curda iraniana Mahsa Amini il 16 settembre e rappresentano una delle maggiori sfide per la Repubblica islamica dalla sua fondazione nel 1979. Le autorità hanno represso le proteste e lunedì le Guardie rivoluzionarie hanno incoraggiato la magistratura a emettere sentenze rapide e decise contro gli accusati di "crimini contro la sicurezza della nazione e l'Islam".

Amnesty International ha affermato che le autorità iraniane chiedono la pena di morte per almeno 21 persone in quelli che ha definito "processi fittizi progettati per intimidire coloro che partecipano alla rivolta popolare che ha scosso l'Iran". "Le autorità iraniane devono immediatamente annullare tutte le condanne a morte, astenersi dal chiedere l'imposizione della pena di morte e far cadere tutte le accuse contro gli arrestati in relazione alla loro partecipazione pacifica alle proteste", ha affermato.

Anche i governi occidentali hanno espresso sgomento per l'elevato numero di esecuzioni in Iran. L'Iran ha attribuito i disordini ai suoi nemici stranieri, inclusi gli Stati Uniti. Anche prima dei recenti disordini, le esecuzioni erano aumentate in Iran. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk ha dichiarato che quest'anno il numero ha superato i 400 entro settembre per la prima volta in cinque anni.

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Sabato 10 dicembre è prevista a Roma una marcia di solidarietà organizzata dal Partito Radicale in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani dedicata all'Iran e ai manifestanti che sostengono lo slogan "Donna Vita Libertà". Stando ai dati raccolti dagli attivisti per i diritti umani e diffuse da Hrana, la Human Rights Activists’ News Agency, 475 persone sono state uccise durante le proteste, oltre 18mila sono state arrestate, e le esecuzioni dopo le condanne a morte sono l’ennesima strada del regime per reprimere il dissenso.

I tre video che mostrano come potrebbe cadere il regime di Teheran

Ma se la repressione cerca di stroncare le proteste e gli scioperi che da giorni ormai bloccano il paese, la violenza rischia di irrompere ancora più forte. Il famoso rapper Soroush Lashkari, nome d'arte Hichkas (Nessuno) - con oltre due milioni di follower su Instagram e oltre 700 mila su Twitter - ha parlato del "diritto di imbracciare le armi" contro quella che a suo dire è l'intenzione del regime di portare avanti "esecuzioni di massa". "Se gli iraniani in cerca di libertà decidessero di imbracciare le armi, avrebbero tutto il diritto di farlo e l'Occidente dovrebbe fare tutto il possibile per sostenerli", ha scritto su Twitter l'artista da anni critico del regime e riparato all'estero. "Abbiamo un nemico comune che ha ucciso centinaia di iraniani di negli ultimi mesi e sta cercando di avviare esecuzioni di massa". 

Anche Ali Karimi, leggenda del calcio iraniano, ha condannato l'esecuzione di Shekari. "Se restiamo in silenzio oggi, da domani dovremo usare l'hashtag 'non giustiziatelo' per tutti gli altr figli dell'Iran". 

L'asilo in Venezuela

Intanto fonti di stampa non confermate riportano come le autorità di Teheran avrebbero avviato colloqui con il Venezuela per garantirsi asilo nel caso in cui la situazione dovesse deteriorarsi nel paese. Lo rivela in esclusiva il sito d'informazione in lingua inglese "Iran International", di base a Londra, che conta su finanziamenti sauditi, citando fonti diplomatiche occidentali. Secondo le fonti, le autorità di Teheran starebbero negoziando per assicurarsi che il governo di Caracas garantisca ad alti funzionari e alle loro famiglie asilo nell'eventualità di un cambio di regime. Secondo le fonti, una delegazione di quattro alti funzionari di Teheran avrebbe visitato il Venezuela già a metà ottobre per assicurarsi che il governo di Caracas conceda asilo ai funzionari di alto rango e alle loro famiglie nel caso in cui si verificasse "lo sfortunato incidente". Lo scorso ottobre il quotidiano "Daily Express" ha pubblicato un articolo in esclusiva secondo cui funzionari del regime iraniano starebbero cercando di procurarsi passaporti britannici per loro e le loro famiglie. L'Iran è un alleato strategico per il Venezuela, che da Teheran importa il condensato che consente di diluire il suo greggio ultra pesante, prima voce del bilancio statale, in una miscela esportabile.

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