Sabato, 13 Luglio 2024
Dopo la rivolta di Prigozhin

Perché la Cina sosterrà fino alla fine Putin

Pechino ha rotto il silenzio sulla situazione in Russia solo dopo che è stato raggiunto un accordo che risparmierebbe il capo della Wagner e i suoi mercenari dalle accuse penali. Ma il presidente cinese offre sostegno al leader del Cremlino per vantaggi personali

Durante il weekend tutto il mondo ha guardato con il fiato sospeso cosa stesse accadendo in Russia, quando la rivolta guidata da Evgenij Prigozhin ha posto la sfida più grave al potere di Vladimir Putin. E la Cina non è stata da meno. Pechino ha atteso però che le acque si calmassero, prima di affermare il pieno sostegno alla Russia per il "mantenimento della stabilità nazionale", si legge una nota diffusa dal ministero degli Esteri russo citata dall'agenzia di stampa Tass.

Perché Prigozhin non sarebbe mai stato in grado di occupare Mosca

Durante la giornata turbolenta in Russia, nessun funzionario della Repubblica popolare aveva rilasciato commenti ufficiali, ma qualcosa è cambiato solo quando il leader del gruppo Wagner ha deciso di non proseguire verso Mosca per "evitare uno spargimento di sangue". Mentre Prigozhin ha fatto a pezzi tutta la propaganda russa sull’Ucraina, i media di Stato cinesi - tra cui il Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese - hanno dato ampio risalto al discorso del presidente russo e alle "operazioni antiterrorismo" messe in campo da Mosca per frenare l'azione del capo della Wagner, definito come un "traditore".

I movimenti (attenti) della Cina

Partiamo da quello che sappiamo. Pechino ha rotto il silenzio sulla situazione in Russia solo dopo che è stato raggiunto un accordo, mediato dalla Bielorussia, che risparmierebbe il capo della Wagner e i suoi mercenari dalle accuse penali, in cambio di un esilio di Prigozhin a Minsk (anche se il Kommersant, uno dei giornali più importanti della Russia, ha poi rivelato che l’incriminazione contro Prigozhin non è ancora stata lasciata cadere e che rischia ancora una condanna a vent’anni).

Evgeny Prigozhin e un suo sostenitore dopo la fine dell'ammutinamento (Fonte LaPresse)

La sera del 25 giugno, il viceministro degli esteri di Mosca, Andrei Rudenko, si è recato a Pechino per incontrare il suo omologo cinese Ma Zhaoxu e il ministro degli Esteri Qin Gang. Non è chiaro quando Rudenko sia arrivato a nella capitale cinese o se la sua visita in Cina sia stata una risposta all'ammutinamento di Prigozhin. La lettura cinese della visita del viceministro Rudenko inizialmente non ha fatto riferimento alla ribellione del gruppo Wagner, limitandosi a menzionare uno scambio di opinioni sulle relazioni sino-russe e su "questioni internazionali e regionali di interesse comune".

Poi è arrivato il pieno sostegno al Cremlino. "In qualità di vicino amico e partner cooperativo strategico globale della nuova era, la Cina sostiene la Russia nella protezione della stabilità nazionale e nel raggiungimento di sviluppo e prosperità", ha affermato il ministero degli Esteri in una nota. Quello che succede in Russia è ''un affare interno'', ha precisato il dicastero, rimarcando il tanto caro concetto a Pechino di non ingerenza negli affari interni di un paese. Ovviamente, compresa la Cina, in particolare su Taiwan.

Perché Prigozhin ha ordinato la rivolta della Wagner (e poi si è fermato)

Cina e Russia, pur non essendo alleati formali, hanno mantenuto stretti legami anche durante l'invasione dell'Ucraina, che Pechino ha sempre rifiutato di condannare. E questo, nonostante l'appello di Stati Uniti e altre potenze occidentali rivolto a Xi Jinping di fare pressione su Putin, esortando Pechino a non fornire alla Russia armi che potrebbero essere utilizzate nel conflitto ucraino.

Perché Xi sostiene Putin

L'eventuale indebolimento di Putin sarebbe una preoccupazione per Xi e non perché i due leader siano uniti da una amicizia "senza limiti". La Cina ha bisogno di una Russia forte, non travolta dall'instabilità.

Lo spettro della dissoluzione dell'Unione Sovietica spaventa ancora la leadership cinese, che ha lavorato - e lo fa tuttora - per impedire una implosione del Partito comunista cinese. La stabilità interna è infatti fondamentale per la tenuta della leadership di Pechino, che rafforza la presa sulla società civile a qualsiasi costo, con le leggi e con la repressione. 

Lo sgomento del presidente cinese è vedere cadere lo zar russo, dopo oltre 20 anni alla guida del Cremlino. Perché il probabile cambio di leadership russa rappresenterebbe una minaccia per la Cina. Il gigante asiatico infatti condivide un lungo confine con la vicina Russia (oltre 4.200 km) e, al contempo, sta stringendo relazioni con i paesi che prima rientravano sotto l'ombrello dell'URSS. Diversi analisti hanno sottolineato come una guerra civile in Russia possa fare da detonatore a una serie di disordini in altri paesi ex sovietici al confine cinese, come Kirghizistan e Tagikistan. 

Oro e armi: Pechino e Mosca si spartiscono l'Africa

Putin resta comunque un partner importante per Xi, il cui sostegno verso il leader del Cremlino è al momento incrollabile. Il presidente cinese ha bisogno ancora di una Russia guidata da Putin, per due motivi. Il primo: la Cina ha ottenuto dei vantaggi economici dall'invasione lanciata in Ucraina, grazie alle importazioni di energia russa a prezzi scontati. 

Non si può dire lo stesso per quel che riguarda l'aspetto geopolitico. La guerra in Ucraina è allo stesso tempo un problema per la Cina, pressata da Bruxelles e Washington che chiedono chiarimenti sui rapporti che la legano alla Russia. C'è poi la preoccupazione cinese per i legami che gli Stati Uniti hanno stretto con i loro alleati dell'Indo-pacifico per contenere la minaccia militare cinese nella regione asiatica (in particolare nel Mar cinese meridionale e orientale e nello Stretto di Taiwan) e un rafforzamento dell'allineamento sinorusso. Ma per il momento Xi, che si tiene lontano dalle sanzioni occidentali per proteggere l'economia cinese e non limita la presenza della marina nel Mar cinese meridionale, non sembra preoccuparsene. 

Infine, avere una Russia più legata a livello politico e diplomatico alla Cina è un vantaggio per Xi. Putin infatti sostiene la posizione della Cina sulla scena mondiale, in particolare l'appello di Pechino al Sud del mondo affinché risponda a quella che descrive come l'egemonia guidata dagli Stati Uniti. Senza considerare gli interessi comuni difesi alle Nazioni Unite, in particolare sui diritti umani e sui cyber crimini. 

Il presidente cinese offre sostegno al leader del Cremlino per evidenti vantaggi personali. Ma accade almeno per il momento, fino a quando un'altra sfida alla leadership russa potrebbe far crollare il potere di Putin. Che potrebbe trovarsi isolato, senza amici. Nemmeno quelli che gli promettono un'amicizia "senza limiti".

Continua a leggere su Today.it...

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Today è in caricamento