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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
L'Sos

Perù nel caos, quattro italiane bloccate su un bus da oltre 24 ore: "Siamo nel nulla"

Il Paese è paralizzato dalle proteste dopo l'arresto dell'ex presidente, che ha tentato il golpe. La rete viaria è totalmente bloccata. La testimonianza delle ragazze: "Siamo senza servizi igienici"

Quattro ragazze italiane, tre romagnole e una di Firenze, sono bloccate da 24 ore su un bus in una zona rurale del Perù. Giulia Opizzi, Martina Meoni, Federica e Lorenza Zani, che hanno ra i 21 e i 33 anni, stavano cercando di raggiungere la Bolivia e si trovano nel villaggio di Checacupe. Il mezzo su cui viaggiano è bloccato per una protesta politica scattata dopo il tentato golpe. Le strade sono paralizzate con mezzi in coda per chilometri.

Una delle quattro italiane, come spiega l'Ansa, è riuscita a lanciare l'Sos con il telefono cellulare. Il Comune di Cotignola, sua città d'origine, si è attivato con l'ambasciata italiana. Fonti diplomatiche fanno sapere che l'Ambasciata a Lima si è già attivata ed è in contatto con la polizia locale. 

"Stavamo andando in Bolivia dal Perù e ci siamo ritrovati davanti a un muro di terra e a manifestanti di paesini dove parlano ancora la lingua antica peruviana - raccontano le ragazze - . Noi siamo tutti bloccati in un paesino sperduto nel nulla. C'è gente che non ha più soldi per mangiare, persone che non riescono a tornare a casa, a prendere un aereo perché cancellati, bambini, non fanno passare ambulanze e siamo senza servizi igienici. La polizia inesistente perché impegnata in città". 

Con le italiane ci sono altre cinquanta persone: cileni, americani, colombiani, argentini, giapponesi. "Abbiamo provato - aggiungono le ragazze - a dialogare con i manifestanti ma non si smuovono. Molte persone non hanno più soldi! C'è chi lascia i soldi nel bagno per chi ne ha bisogno. Dormiamo in autobus".

Cosa succede in Perù

Il Perù è assediato in queste ore dai manifestanti che chiedono la liberazione dell'ex presidente Pedro Castillo e nuove elezioni generali. L'ex presidente aveva annunciato lo scioglimento del Parlamento poche ore prima che si riunisse per decidere su una procedura di impeachment a suo carico, ma è stato destituito e arrestato. Ora è la vicepresidente Dina Boluarte, a dover traghettare il Paese verso le prossime elezioni.

Dopo l'arresto di Castillo è scattata la protesta. Le strade sono bloccate. I manifestanti chiedono le dimissioni di Boluarte, la cui ascesa al potere è ritenuta "illegittima", e un ritorno immediato alle urne per eleggere un nuovo Parlamento. Le proteste sono cresciute di intensità nelle ultime ore, nonostante i ripetuti appelli alla calma. A Cusco, nella regione meridionale preandina, un centinaio di manifestanti ha fatto irruzione nell'impianto di Compressione di gas naturale "Kamani".

Il governo ha annunciato che sarà dichiarato lo stato di emergenza sulla rete viaria nazionale. "Prenderemo il controllo della rete in tutto il Paese per garantire la libera circolazione di tutti i peruviani, in modo che possano esercitare in maniera adeguata i diritti che la Costituzione riconosce loro", ha detto il ministro della Difesa, Alberto Otarola. Il governo della presidente Dina Boluarte ha al tempo stesso incaricato le Forze armate di presidiare le strutture strategiche del Paese. "Stiamo parlando di aeroporti, centrali idroelettriche e tutte quelle infrastrutture che per il loro valore strategico servono ad assicurare la vita e l'integrita' di tutti i peruviani", ha detto Otarola citato da "El Peruano". 

Le proteste, ha fatto sapere il difensore civico Eliana Revollar, hanno sin qui causato la morte di sette persone, di cui due minorenni. Secondo il ministro dell'Interno, Ce'sar Cervantes, ad oggi 24.400 persone hanno partecipato alle proteste e almeno 44 agenti di polizia sono rimasti feriti.  

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