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Martedì, 21 Maggio 2024
Il punto sui negoziati

Quanto è difficile tagliare i combustibili fossili se sono i petrolieri a decidere

Gli Emirati Arabi ospiteranno la prossima conferenza sul clima delle Nazioni Unite, senza però stabilire obiettivi chiari. Cina e India accusano l'Ue: "Inquinate tanto ma non spendete abbastanza"

Negoziati bloccati e visioni sempre più distanti quelle emerse nel corso dei negoziati tecnici a Bonn in vista della Conferenza sul clima (Cop28), fissata per il prossimo dicembre. È già densa d'impegni l'agenda dei delegati che lavorano di continuo per arrivare pronti all'appuntamento clou sulla transizione verde. Quest'anno l'evento verrà ospitato dagli Emirati Arabi Uniti. Già. Proprio coloro che dai combustibili fossili, vedi petrolio, guadagnano e hanno meno interesse a puntare su altre fonti energetiche. La distanza (profonda) tra le Nazioni Unite e l'organizzazione degli emirati sta già emergendo. Al contempo, gli sforzi dell'Unione europea per accelerare il taglio delle emissioni si sono arenati di fronte alle critiche delle economie emergenti, che accusano i Paesi (e i popoli) dell'Occidente di essere i principali fautori dell'inquinamento globale, senza investire a sufficienza nel taglio delle emissioni ma soprattutto nella realizzazione delle alternative. A supportarli ci sono Cina, India e Arabia Saudita, che chiedono ad Europa e Stati Uniti di aumentare i finanziamenti per il clima affinché compensino in modo adeguato le loro responsabilità in questo disastro.

Seppellire i combustibili fossili

Senza aspettative né tabelle di marcia. È questa l'impressione che sta dando Sultan Ahmed Al Jaber, l'inviato speciale per il clima alla guida della prossima Conferenza sul clima (Cop28), nonché ministro dell'Industria e delle Tecnologie avanzate degli Emirati Arabi Uniti, e al tempo stesso amministratore delegato della Compagnia petrolifera nazionale di Abu Dhabi. Al Jaber il mese scorso aveva suggerito che le emissioni di combustibili fossili potrebbero essere ridotte attraverso le tecnologie di cattura del carbonio. Messaggio non troppo velato: continuiamo col petrolio e puntiamo alla "cattura" anziché all'eliminazione delle emissioni.

Di tutt'altro avviso il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che nel corso della conferenza di chiusura a Bonn, in Germania, ha denunciato la mancanza di progressi fatti finora. "I Paesi sono molto fuori strada. Vedo una mancanza di ambizione, di fiducia, di supporto e una mancanza di collaborazione", ha dichiarato Guterres attaccando in maniera diretta l'industria dei combustibili fossili: "il cuore inquinato della crisi climatica", lo ha definito. "Il problema non sono semplicemente le emissioni di combustibili fossili. Sono i combustibili fossili, punto", ha affermato il segretario generale. "La soluzione è chiara: il mondo deve eliminare gradualmente i combustibili fossili in modo giusto ed equo, muovendosi per lasciare petrolio, carbone e gas nel sottosuolo". L'Onu indica una direzione, i petrolieri finora si voltano altrove. Eppure trovano il consenso di Giorgia Meloni, che durante la sua visita ad Abu Dhabi dello scorso marzo aveva attribuito agli Emirati un "ruolo molto importante" nel Piano Mattei, su cui sta puntando l'Italia.

A rilento

A Bonn i colloqui tecnici in vista della Cop28 si sono arenati per oltre dieci giorni anche a causa di un altro punto cruciale: la mole degli investimenti e, soprattutto, chi dovrà pagare il costo sociale della transizione. Scarsi i progressi, ad esempio, su come ridurre al minimo i costi sociali della transizione verso l'energia pulita. Altra questione chiave consiste nel quantificare le esigenze di adattamento dei Paesi. Infine bisogna capire al più presto come aiutare le economie già devastate dal clima, a causa di eventi meteorologici estremi. Una condizione in cui si trovano numerose isole del Pacifico e dell'Ocean indiano, ma potremmo inserirci anche l'Italia, spaccata tra siccità e alluvioni, come quella in Emilia Romagna. Le economie emergenti chiedono ai Paesi dal Pil elevato di incrementare i finanziamenti per il clima. A sostenere questo blocco troviamo le potenze "alternative": Cina, India ed Arabia Saudita. Dall'altro lato ci sono Ue, Stati Uniti e Canada, che premono per accelerare la svolta energetica, ma sono al tempo stesso reputati tra i principali responsabili delle emissioni, in un mix provocato da industrie, trasporti e allevamenti intensivi, che non risulta più sostenibile.

Riluttanza

L'Ue in particolare chiede di fissare un calendario rapido per una riduzione drastica dei gas serra e punta ad un'eliminazione graduale dei combustibili fossili, da ottenere durante il forum delle Nazioni Unite, per il quale serve però un diffuso consenso. Le nazioni più povere e vulnerabili dal punto di vista climatico puntano il dito contro gli Stati più ricchi, reputati principali responsabili del riscaldamento globale, per aver mobilitato quantità troppo esigue di danaro senza aver mantenuto vecchie promesse, come i 100 miliardi destinati ai Paesi in via di sviluppo. "Le difficoltà di compiere sostanziali progressi in materia di perdite e danni riflettono la riluttanza dei Paesi sviluppati a impegnarsi realmente", ha affermato il capo negoziatore di Cuba, che ha parlato per conto del blocco negoziale G77 + Cina, dove confluisce l'80% circa della popolazione mondiale.

Finanza attesa a Parigi

L'elemento cruciale, su cui puntano gli Stati più ricchi, è quello di attingere alla finanza privata. Lì si annidano le vere risorse economiche globali. Proprio questo obiettivo sarà centrale a Parigi, dove la settimana prossima il presidente francese Emmanuel Macron accoglierà i delegati del Summit per un nuovo patto di finanziamento globale della transizione verde. A Settembre invece è in programma a New York un nuovo vertice sul clima. Continuando con l'inerzia delle politiche attuali, il pianeta si scalderà quasi il doppio entro il 2100, secondo i dati forniti dal comitato consultivo delle Nazioni Unite per le scienze climatiche. "Il cambiamento climatico non è una questione tra nord e sud", ha dichiarato il capo delle Nazioni Unite per il clima Simon Stiell durante la plenaria di chiusura del vertice di Bonn. “Questo è un maremoto che non discrimina. L'unico modo per evitare di essere ingoiati da esso è investire nell'azione per il clima", ha concluso.

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