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Lunedì, 27 Maggio 2024
verso la normalità

Il piano cinese per rilanciare l'economia dopo il Covid

Il governo municipale di Shanghai ha lanciato lo scorso 29 maggio un nuovo piano di azione per accelerare la ripresa economica della città

Dopo due mesi di restrizioni, Shanghai uscirà finalmente dall’incubo delle rigide e sofferte misure della strategia Zero Covid per frenare i contagi. Il ritorno alla normalità dell’hub commerciale sarà comunque graduale. L'epidemia di Covid-19 sembra registrare segni di miglioramento nella città che ospita 25 milioni di residenti.

Con un calo dei casi rilevati dalla Commissione sanitaria locale (oggi 30 maggio sono state riscontrate 67 nuove infezioni), l'amministrazione locale prevede di allentare dal 1° giugno le misure anti-Covid, nel tentativo di incoraggiare la ripresa del lavoro e il ritorno alla vita normale.

Le autorità permettono quindi ai cittadini di alcuni distretti della città di lasciare le loro case dopo mesi, e consentono la riapertura di diverse attività commerciali e industriali. Ridotta anche la validità dei test molecolari per chi usa i mezzi pubblici: i cittadini dovranno esibire un referto di negatività al virus effettuato entro 72 ore invece delle 48 ore richieste in precedenza. Allentate anche le restrizioni per chi intende uscire da Shanghai: in quest'ultimo caso sarà ammesso anche un test antigenico negativo effettuato entro le 24 ore precedenti.

Anche a Pechino, la situazione epidemica è in netto miglioramento. Dal 29 maggio, nella capitale cinese hanno riaperto centri commerciali, biblioteche, musei, teatri e palestre (con ingresso contingentato) negli otto dei 16 distretti di Pechino, dove non sono stati registrati casi di positività per sette giorni consecutivi.

Il nuovo piano economico di Shanghai

L’attenzione resta comunque alta. Il governo locale invita la popolazione ad osservare la massima cautela e a rispettare le norme anti contagio. La priorità per il governo cinese è quello di assicurare velocemente una ripresa economica, dopo il lungo blocco imposto per fermare la diffusione del Covid.

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Per questo il governo municipale di Shanghai ha lanciato lo scorso 29 maggio un nuovo piano di azione per accelerare la ripresa economica della città, valido fino alla fine del 2022: con 50 diversi provvedimenti, il governo locale introdurrà una serie di agevolazioni per imprese ed entità di mercato. Il piano d'azione, presentato in conferenza stampa dal vicesindaco Wu Qing, copre otto aspetti principali, come la riduzione dei costi per le imprese e l’introduzione di incentivi fiscali per prevenire la perdita di posti di lavoro.

Come precisato dal vicesindaco durante il briefing, il governo locale rivedrà dal prossimo 1° giugno le linee guida per la prevenzione delle epidemie e il controllo del ritorno al lavoro: si partirà dalla cancellazione delle "restrizioni irragionevoli" sulla ripresa della produzione per le imprese, per poi arrivare alla rimozione della “lista bianca”, quell'elenco di circa 6000 aziende che nelle scorse settimane erano state autorizzate a riprendere l’attività produttiva.

Andando più nel dettaglio, il governo di Shanghai ha disposto una proroga sulle riscossioni delle tasse e degli affitti per le imprese di ristorazione, vendita al dettaglio, turismo e trasporti; inoltre è prevista una dilazione del termine per la dichiarazione dei redditi per le persone e le imprese. Nel piano di rilancio economico è previsto per i locatori che decidono di ridurre l’affitto agli inquilini un contributo del 30 per cento sul totale della somma.

Nel dettagliato piano c’è anche una misura che prevede la riduzione di alcune tasse sull'acquisto di autovetture elettriche e l’aumento della quota di targhe per automobili di 40.000 unità quest'anno. Infine, proprio per rilanciare i consumi, sono contemplate anche contributi destinati alle attività di spettacolo dal vivo, cinema, librerie e palestre. Inoltre le aziende elettroniche, le big tech e quelle di e-commerce emetteranno buoni di consumo necessari a rilanciare la spesa. Tutte queste misure, insieme ad altre che sono state introdotte alla fine di marzo, ridurranno di oltre 300 miliardi di yuan (oltre 47 miliardi di dollari) i costi finanziari della pandemia per gli operatori di mercato per l'intero 2022.

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Attenzione ai consumi

Questi provvedimenti riguardano quindi la vendita di beni e consumo, senza però alimentare la domanda dei consumatori. Come osserva su Twitter Michael Pettis, docente di economia presso l’Università di Pechino e Senior Fellow presso il think tank statunitense Carnegie Endowment, queste misure difficilmente avranno un grande impatto sulla crescita economica di Shanghai (che rappresenta il 4% della produzione economica nazionale). Per Pettis, infatti, la gran parte delle misure prevista dal governo di Shanghai sono finalizzate ad aumentare l’offerta, mentre solo una piccola parte del piano mira ad incrementare la domanda dei consumatori, senza però aumentare il reddito familiare.

Michael Pettis-2

Diversi importanti economisti hanno avanzato l’idea di un contributo governativo alle famiglie, come buoni spesa, per sostenere i consumi. Justin Lin Yifu, un ex capo economista della Banca Mondiale, ha suggerito al governo cinese di donare 1.000 yuan (circa 140 euro) alle famiglie che vivono in città sottoposte al lockdown. Anche Gao Zhanjun, ricercatore dell'Istituto nazionale per le finanze e lo sviluppo cinese, ha abbracciato la tesi di un sussidio governativo per i cittadini cinesi.

Il governo cinese però, dallo scoppio della pandemia di Covid, non ha mai riconosciuto una forma di sostegno economico per le famiglie in difficolta a causa dell’emergenza epidemica. Una scelta che si spiega nel percorso storico dei burocrati cinesi: la gran parte dei funzionari del Partito comunista ha vissuto sulla propria pelle le difficoltà economiche della Rivoluzione culturale e guarda con riluttanza a questo modello assistenziale.   

L'ostinata adesione della Cina alla sua politica Covid Zero ha rallentato la crescita della seconda potenza economica del mondo. L'impatto economico della misura restrittiva voluta dal governo di Pechino spiega come ad aprile i profitti delle aziende cinesi siano diminuiti dell’8,5 per cento, il calo maggiore registrato negli ultimi due anni.

Perché la Cina non rivede la strategia "Zero Covid"

Pechino sembra così essere disposta a rinunciare alla crescita economica pur di andare avanti con la politica Zero Covid. Una scelta che non solo alimenta lo scontro politico tra il presidente Xi Jinping e il premier Li Keqiang, ma paralizza l’economia nazionale e allontana gli investitori stranieri.

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