Giovedì, 29 Luglio 2021
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La polizia americana usa canzoni protette da copyright per censurare i video degli abusi

L'assurdo stratagemma usato dal vice sceriffo David Shelby per impedire la pubblicazione di un filmato girato dall'associazione Anti Police-Terror Project. Non è la prima volta che accade. Si tratta solo di casi isolati?

Un frame del video

Lo scorso martedì James Burch e altri attivisti dell'Aptp (Anti Police-Terror Project), un'associazione con sede a a Oakland che si occupa di denunciare gli abusi della polizia nei confronti delle persone di colore, si trovavano davanti ad un tribunale della contea di Alameda, in California, per documentare un'udienza del processo che vede l'ex agente Jason Fletcher accusato di omicidio volontario per aver sparato e ucciso Steven Taylor, 33 anni, nell’aprile del 2020 in un negozio di San Leandro, città a poca distanza da San Francisco. Gli agenti vennero chiamati da una guardia di sicurezza di uno store Walmart che segnalava la presenza di un uomo (Taylor) che si stava allontanando senza pagare con in mano una tenda e una mazza da baseball in alluminio. Fletcher gli avrebbe sparato prima con il taser e poi con la pistola d'ordinanza. Un video di quanto accaduto è ancora on line su Facebook.

L'agente che fa partire una canzone per censurare il video degli attivisti

Torniamo ora davanti a quel tribunale dove i volontari dell'Aptp stavano guardando le fasi dell’udienza da uno schermo non potendo entrare in aula a causa delle restrizioni anti-Covid. Perché ci interessa un episodio a prima vista insignificante? Per quello che accade dopo. David Shelby, vice sceriffo della contea, si avvicina al gruppetto chiedendo di rimuovere uno striscione che potrebbe intralciare il passaggio. James Burch ribatte che non c’è nessun pericolo, ma all’improvviso l'agente fa qualcosa di insolito: tira lo smartphone fuori dalla tasca e fa partire una canzone di Taylor Swift (Blank Space). Tutto mentre gli attivisti lo riprendono con uno smartphone.

Quando gli viene chiesto il perché, risponde serafico: "Puoi registrare tutto quello che vuoi, tanto non può essere pubblicato su YouTube". Un chiaro riferimento alle leggi sul copyright che avrebbero impedito la pubblicazione della conversazione sul social network dal momento che in molti casi l'algoritmo rimuove il materiale protetto dal diritto d’autore. In realtà le cose non sono andate come si aspettava il vice sceriffo. Si direbbe anzi che sia accaduto l’opposto. Proprio a causa della "confessione" dell’agente il filmato è diventato virale superando le 600mila visualizzazioni e il video è ancora lì al suo posto.

Se questa volta il "trucchetto" non ha funzionato, altre volte non è andata così. Secondo il sito di news "Vice" diversi mesi fa un ufficiale di Beverly Hills avrebbe usato lo stesso stratagemma facendo partire "In My Life" dei Beatles con il risultato che l'attivista che lo stava filmando non è riuscito a caricare il video su nessuna piattaforma. Sempre a Beverly Hills, a febbraio, un altro agente avrebbe usato alla stesso scopo la canzone "Santeria", hit del 1996 della band ska-punk Sublime. In questo caso però il video risulta ancora su Instagram.

Le regole sul diritto d'autore e il rischio censura sui social

La domanda è: dietro questi episodi c'è una strategia precisa? Probabilmente no, anche se i casi cominciano ad essere un po' troppi. Il problema riguarda ovviamente anche i social e le stesse leggi sul copyright. Un filmato che ha una rilevanza dal punto di vista giornalistico può contenere una violazione del diritto d'autore solo perché al suo interno viene riprodotta una canzone? In teoria no, almeno a leggere le linee guida di YouTube, così non dovrebbe essere. Il rischio che l'algoritmo censuri comunque il video tuttavia esiste.

È successo ad esempio agli attivisti di "Unicorn riot" che in occasione delle proteste per l’omicidio di George Floyd si sono visti rimuovere un filmato da varie piattaforme perché in sottofondo si sentivano "Let's Get it On" di Marvin Gaye e "Keep Ya Head Up" di 2Pac. Quando l'algoritmo stabilisce che c’è una violazione del copyright, chi detiene i diritti del brano (o di altro materiale riprodotto nel filmato) può ovviamente chiedere la rimozione del video incriminato. Ma non è detto che YouTube ravvisi la violazione del così detto "fair use" del diritto d'autore. Le eccezioni alla violazione del copyright possono essere diverse: l'Ue stabilisce ad esempio che gli utenti possano "caricare liberamente contenuti per finalità di citazione, critica, rassegna, caricatura, parodia o pastiche" e regole non troppo diverse valgono anche per gli Stati Uniti d’America.

Come abbiamo visto però non sempre l'algoritmo distingue tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. E dunque il rischio che una legge che tutela la proprietà intellettuale si trasformi una forma di censura esiste. Il tema non è proprio marginale se pensiamo all'importanza che hanno avuto i filmati girati dai semplici cittadini nel denunciare gli abusi della polizia negli Stati Uniti: fu proprio una ragazza a riprendere gli attimi della morte di Floyd e a pubblicare il filmato sui social newtork cambiando la storia giudiziaria del caso e innescando le proteste del Black Lives Matter. 

Al di là delle policy dei social resta il fatto che quanto avvenuto ad Alameda, e ancora prima a Beverly Hills, non è proprio edificante. Anzi. Almeno nel caso del video girato dagli attivisti dell'Aptp lo stesso agente ha ammesso che la sua intenzione era quella di impedire la diffusione del filmato. Ray Kelly, portavoce dell'ufficio dello sceriffo, ha spiegato che sebbene il comportamento dell’agente David Shelby non sia espressamente vietato, esiste "un codice di condotta su come dovremmo comportarci in pubblico". E il vice sceriffo lo ha sicuramente trasgredito. 

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