Martedì, 21 Settembre 2021
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Il premier Ue ai leader arabi: "Sono sposato con un uomo". E cala il silenzio

Xavier Bettel al Summit di Sharm El Sheikh ha affrontato il tema dell'omofobia di fronte ai leader di Paesi che puniscono l’omosessualità con la pena di morte. Ma nel documento del vertice il rispetto dei diritti umani viene sfumato. Al Sisi: "Siamo due culture diverse"

Xavier Bettel (a destra) il giorno del suo matrimonio - Ansa EPA/JULIEN WARNAND

"Restare in silenzio non era una opzione per me". Lo ha scritto Xavier Bettel, primo ministro del Granducato del Lussemburgo commentando la gelida razione dei leader che partecipavano al summit tra Unione europea e Lega araba a Sharm El Sheikh.

Che cosa è successo lo racconta chi ha assistito alla scena, il giornalista Stefan Leifert.

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Ma facciamo un passo indietro: il premier lussemburghese Xavier Bettel si è sposato nel 2015 con l'entrata in vigore nel suo paese della legge che legalizzava i matrimoni omosessuali. Il 27 febbraio scorso Bettel ha affrontato i leader arabi cercando di sensibilizzarli sui diritti umani, esponendo loro come egli stesso sarebbe messo a morte nei loro paesi per la propria condizione. 

La conferenza è rimasta silenziosa quando Bettel ha fatto la sua dichiarazione sollevando il problema delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Nonostante l'impegno dichiarato del presidente del consiglio europeo Donald Tusk, l'Unione Europea ha tuttavia dovuto accettare le richieste arabe di accantonare il riferimento alla libertà di espressione nel comunicato del summit in favore di una formulazione più generale sulla difesa del diritto internazionale dei diritti umani.

L'omosessualità nel mondo arabo

Secondo la legge della Sharia l'omosessualità è punibile con la morte in Arabia Saudita, Sudan e Yemen. Altri paesi arabi vietano atti omosessuali, tra cui Algeria, Marocco, Oman, Tunisia, Siria, Kuwait e alcuni degli Emirati Arabi Uniti.

In Egitto, il paese che ha ospitato il summit, l'omosessualità non è illegale, ma le persone LGBT sono spesso detenute con accuse eufemistiche come la "dissolutezza".

In piedi accanto a Tusk e Juncker alla conferenza stampa finale, Al Sisi ha respinto le critiche al rispetto dei diritti umani: "Siamo due culture diverse ... La nostra priorità è preservare i nostri paesi e fermarli dal collasso, dalla distruzione e dalla rovina, come si vede in molti stati circostanti".

Queste osservazioni sono state seguite da applausi entusiastici da parte di funzionari e giornalisti arabi.

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