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Lunedì, 24 Giugno 2024
Il paese spaccato / Iran

Le donne iraniane che brindano alla morte del presidente Raisi

Il popolo del movimento "Donna, vita, libertà", fa sentire la propria voce e si rivolge alla comunità internazionale: "Le vostre condoglianze gettano sale sulle ferite degli oppressi"

Quando si è diffusa la notizia della morte di Ebrahim Raisi, il presidente dell'Iran soprannominato il "macellaio di Teheran", dal quartiere originario di Mahsa Amini sono stati lanciati fuochi d'artificio. Mentre l'autorità suprema dell'Iran Ali Khamenei annuncia 5 giorni di lutto nazionale, il popolo dei dissidenti e di chi è stato colpito dalla brutale repressione del regime, festeggia. Le due figlie di Minoo Majidi, una delle donne uccise dalle forze di sicurezza durante le proteste settembre del 2022, hanno pubblicato un video in cui brindano con della birra alla notizia dell'incidente elicottero precipitato. 

È il popolo di Mahsa Amini, le donne del movimento "Donna, vita, libertà", che fa sentire la propria voce. "Non esprimete le vostre condoglianze alle migliaia di vittime di Ebrahim Raisi. Esprimete invece il vostro sostegno al popolo iraniano", chiede in un post condiviso su "X" l'attivista iraniana Masih Alinejad, mentre al Consiglio di sicurezza delle Naziono Unite si rispetta un minuto di silenzio per la morte di Raisi.

post attivista x-2

"Le vostre condoglianze non fanno altro che gettare sale sulle ferite degli oppressi. Non è una sorpresa vedere i dittatori e i regimi terroristici del mondo, come quelli di Putin, Xi Jinping, Lukashenko e Maduro, affrettarsi a inviare le condoglianze per la morte di un importante sponsor del terrorismo come Ebrahim Raisi e la sua squadra". #IranisHappy, l'Iran è felice, è l'hashtag che continua a diffondersi sui social in queste ore.

In Iran vengono giustiziate più di due persone ogni giorno

Raisi è infatti considerato tra gli artefici di un sistema repressivo basato sull'uso della violenza e sulla sistematica distruzione di qualsiasi forma di dissenso. A lui viene imputato il massiccio ricorso alla forza nei confronti dei manifestanti che hanno preso parte alle proteste in solidarietà di Mahsa Amini, la 22enne morta dopo essere stata arrestata dalla polizia del regime perché non indossava correttamente il velo. Ma la fama che ha fatto guadagnare al defunto presidente iraniano il soprannome di "macellaio di Teheran" è antecedente. Risale alle esecuzioni di massa dei prigionieri politici iraniani del 1988, quando secondo varie associazioni per i diritti umani tra le 5 e le 10mila persone furono condannate a morte.

Cosa cambierà con la sua morte?

In seguito alla conferma del decesso, il vicepresidente Mohammad Mokhber è stato indicato dall'ayatollah Ali Khamenei come nuovo presidente ad interim. Sarà lui a condurre il Paese a nuove elezioni, che secondo la Costituzione dovrebbero essere indette entro 50 giorni. 

Ma il regime degli ayatollah difficilmente sarà messo in crisi dalla sua morte, che secondo molti analisti non costituirà un elemento di discontinuità rilevante. "L'Iran ha agende nazionali e internazionali che sono stabilite e implementate da tutto il sistema politico. Tali agende e strategie possono essere riviste, leggermente ritoccate di volta in volta o implementate in modo diverso dai vari diplomatici o presidenti, ma la linea principale non vede alcun cambiamento", spiega l'analista di Teheran Fereshteh Sadeghi.

"La Repubblica Islamica è forte e stabile abbastanza da non vacillare davanti all'opposizione interna o esterna. Gli oppositori della diaspora non sono nella posizione di muovere nemmeno un dito contro la Repubblica islamica. Inoltre, il loro sostegno a Israele durante la recente guerra a Gaza li ha totalmente screditati. Quando si tratta di opposizione interna, dobbiamo sapere che è una minoranza e che non ha la minima possibilità di destabilizzare il sistema politico", taglia corto Sadeghi. 

Tuttavia, non va trascurato il particolare contesto di tensioni geopolitiche in cui la morte di Raisi si inserisce, con l'iran tra gli attori più coinvolti nella guerra tra Israele e Hamas e gli occhi della comunità internazionale puntati sul suo programma nucleare. Per quanto il ruolo del presidente sia, in Iran, piuttosto limitato rispetto al potere della guida suprema, non è escluso che la sua morte possa generare una nuova ondata di tensioni interne e un cambiamento della postura, per quanto non sostanziale, nella gestione dei rapporti regionali e internaizonali.

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