Lunedì, 27 Settembre 2021
Strage Charlie Hebdo

Hebdo, una risata li vendicherà: e anche Maometto è Charlie

Ecco la prima pagina per il numero dopo la strage: Maometto in copertina piange e diventa Charlie. E la redazione scherza: "E' tutto perdonato". I giornalisti: "Vi faremo ridere, abbiamo già pianto"

ROMA - Hanno scelto lui, il Dio nel nome del quale la barbarie è stata compiuta. Hanno scelto lui, la "scusa" di ogni terrorista fondamentalista. Hanno scelto lui, l'ultimo profeta dell'Islam. Hanno scelto Maometto, e non avrebbe potuto essere altrimenti, i disegnatori e redattori di Charlie Hebdo per il primo numero dopo la strage, che avrà una tiratura super di tre milioni di copie. Hanno deciso, sull'onda della solidarietà e con la solita ironia, di trasformare anche Maometto in Charlie. La mattanza, dodici morti in quel sette gennaio che resterà per sempre nella storia della Francia, non ha spento lo spirito dei vignettisti del giornale satirico. Anzi, come ha raccontato il caporedattore Gerard Biar, "vi faremo ridere, perché abbiamo pianto abbastanza. Adesso basta". 

Così, inevitabilmente, come annunciato da un tweet di Liberation - che ospita i superstiti della strage -, il grande protagonista del nuovo numero sarà Maometto. L'ultimo profeta islamico sarà in copertina con in mano un cartello con la scritta "Je suis Charlie" e con le lacrime agli occhi. Quindi in alto, sotto la testata, un pensiero - abbastanza sarcastico - della redazione per gli attentatori: "E' tutto perdonato". 

"È stata dura ma, quando richiede tempo, il risultato è ancora migliore", ha confessato Biar, al timone della redazione dopo la morte di Charb, il direttore. L'applauso liberatorio, durante la riunione di redazione, è arrivato alle 21 e 08 di lunedì sera: "Habemus copertina". La sensazione è che neanche la strage, il sangue, l'orrore abbia spento lo spirito irriverente, e provocante, dei redattori di Charlie. Da oggi c'è una duplice missione: onorare i colleghi morti per il loro lavoro e mostrare ai terroristi che il sorriso non si uccide. 

"Vogliamo dire ai terroristi che ci siamo", ha raccontato dopo la riunione Patrick Pelloux, il medico che ha una rubrica fissa sul settimanale e che si è salvato, mercoledì scorso, perché era in ritardo. "Restiamo un giornale satirico. In difesa della libertà di stampa e di blasfemia. La marcia sul boulevard Voltaire: i simboli sono lì e sono seri. Ma bisogna continuare a ridere - ha esortato - perché quello che caratterizza gli Stati fascisti e le dittature è voler impedire ai propri popoli di ridere". Una risata, ne sono certi tutti gli Charlie di Charlie Hebdo, li vendicherà. 

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