Venerdì, 26 Febbraio 2021
Emirati Arabi Uniti

Il grido d’aiuto della principessa Latifa, figlia dell’emiro di Dubai: “Mi tengono in ostaggio dopo aver provato a fuggire”

Il programma “Panorama” della BBC ha ottenuto nuovi video girati dalla giovane donna che dice di essere rinchiusa in una villa-prigione dopo un tentativo di fuga nel 2018. L’invio dei filmati a un certo punto si è interrotto e i suoi amici chiedono alle Nazioni Unite di intervenire

Tre anni fa la figlia dello sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum, primo ministro degli Emirati Arabi Uniti ed emiro di Dubai, aveva provato a scappare negli Stati Uniti ma era stata ripresa appena pochi giorni dopo la fuga e ricondotta dalla sua famiglia. Il programma della BBC “Panorama” ha ricevuto dei filmati che Latifa al Maktoum ha girato di nascosto della “villa-prigione” in cui dice di essere stata rinchiusa dopo il tentativo di fuga.

La principessa è riuscita a inviare diversi videomessaggi segreti ad alcune persone fidate, poi l’invio a un certo punto si è interrotto e ora gli amici di Latifa e gli attivisti che si occupano del suo caso chiedono alle Nazioni Unite di intervenire. “Panorama” ha ottenuto gli ultimi video girati da Latifa, che saranno trasmessi nel corso della trasmissione in onda questa sera: è la prima volta che la principessa riappare dopo il suo tentativo di fuga tre anni fa in immagini che non siano state pubblicate dalla famiglia reale di Dubai.

I video, spiega la BBC, sono stati registrati per diversi mesi con un telefono che la principessa ha ricevuto in segreto circa un anno dopo la sua fuga e il suo ritorno a Dubai e sono stati girati in bagno perché, dice Latifa, è l’unica stanza in cui può chiudersi a chiave.

Il tentativo di fuga di Latifa da Dubai nel 2018

Latifa, che oggi ha 35 anni, aveva già provato a fuggire una prima volta quando ne aveva 16. Un secondo tentativo di fuga è stato messo in atto nel 2018, dopo averlo pianificato per anni, con il coinvolgimento di un uomo d’affari francese, Herve Jaubert, e della sua istruttrice di arti marziali, Tiina Jauhiainen. Il 24 febbraio 2018 Latifa e Jauhiainen sono riuscite a fuggire raggiungendo in acque internazionali lo yacht di Jaubert. L’imbarcazione fu poi assaltata da un commando mentre si trovava a largo dell’India e la principessa riportata a Dubai. 

Nei video che “Panorama” manderà in onda, Latifa racconta di aver lottato contro i soldati che avevano fatto irruzione sull’imbarcazione di Jaubert, di essere stata narcotizzata e messa priva di conoscenza di un jet privato che l’ha poi riportata a Dubai, dove si è svegliata, e di essere tenuta prigioniera in una villa trasformata in prigione, con porte e finestre sbarrate e sotto la sorveglianza della polizia, senza assistenza medica né legale. 

Portavoce del governo di Dubai e degli Emirati Arabi Uniti sostengono che la principessa Latifa sia al sicuro e che la sua famiglia si sta prendendo cura di lei, ma non hanno voluto rispondere alle richieste di commento della BBC sulle attuali condizioni di Latifa. 

Pochi mesi dopo il suo ritorno a Dubai, erano stato organizzato un incontro con Mary Robinson, ex presidente d’Irlanda e ex commissaria dell’UNHCR (L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) nel palazzo della famiglia Dubai. Nove giorni dopo quel pranzo, il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti aveva reso pubbliche le foto dell’occasione, sostenendo che la principessa stava “ricevendo le cure e il sostegno necessario” in risposta a quelle che venivano definite “false accuse”. La stessa Robinson aveva detto che Latifa era stata “affidata alle cure amorevoli della sua famiglia”, per poi  ammettere alla BBC di essere stata “orribilmente ingannata quando le fotografie sono diventate pubbliche. È stata una sorpresa totale”. 

Anche la sorella maggiore Shamsa ha provato a fuggire 

Anche la sorella maggiore di Latifa, Shamsa, aveva cercato di scappare mentre si trovava nel Regno Unito ma era stata ritrovata e riportata a Dubai dove sarebbe anche lei tenuta in condizioni di privazione della libertà personale. 

L’anno scorso un tribunale britannico aveva stabilito che lo sceicco Mohammed  bin Rashid al Maktoum ha effettivamente orchestrato il rapimento di Latifa e di Shamsa. La sentenza era relativa a un’azione legale che vedeva coinvolta la sesta e più giovane moglie dello sceicco, la principessa Haya, 46 anni, che era fuggita a Londra nell’aprile 2019 insieme ai due figli piccoli e che, secondo quanto stabilito dalla corte, era stata sottoposta a pensanti “intimidazioni” da parte dello sceicco, compresi tentativi di rapimento. 

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