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Giovedì, 18 Aprile 2024
Il report dell'Onu

La produzione mondiale di cocaina ha raggiunto livelli record

Dopo il rallentamento dovuto ai lockdown durante la pandemia di coronavirus il mercato ha avuto un'impennata anche in Europa, dove le rotte e le reti del traffico si stanno riorganizzando

Il mercato mondiale della cocaina è in crescita vertiginosa, nonostante il momentaneo rallentamento del 2020 dovuto alla pandemia di Covid-19, quando le restrizioni ai viaggi e la chiusura di bar e locali avevano fatto diminuire il commercio e il consumo. Anzi proprio dopo il primo anno dell'emergenza c'è stato un picco del mercato di questa sostanza stupefacente.

Il Rapporto globale sulla cocaina 2023, messo a punto dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc), descrive come la coltivazione di coca sia aumentata del 35% dal 2020 al 2021, un record e l'aumento più netto da un anno all'altro dal 2016. L'aumento è il risultato sia di un'espansione della coltivazione della pianta, che di miglioramenti nel processo di conversione della sue foglie nella droga. Sebbene il mercato della cocaina rimanga piuttosto concentrato nelle Americhe e in parte dell'Europa, il rapporto avverte che esiste un forte potenziale di espansione in nuovi mercati in Africa e in Asia.

Con la produzione e il consumo sono aumentate anche le intercettazioni di carichi da parte delle forze dell'ordine in tutto il mondo, con sequestri che hanno raggiunto il record di quasi 2mila tonnellate nel 2021. L'Europa sta diventando un luogo di destinazione sempre più centrale con i trafficanti stanno anche diversificando le loro rotte dall'America Centrale, inviando sempre più cocaina nel Vecchio continente, oltre che nel più vicino Nord America. I porti del Mare del Nord, come Anversa, Rotterdam e Amburgo, hanno da tempo superato i tradizionali punti di ingresso in Spagna e Portogallo.

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E anche nel nostro Paese la "geografia" del commercio di polvere bianca è in evoluzione. La maggior parte dei sequestri in Italia nel 2020 erano stati fatti nel porto di Livorno, in Toscana, ma già l'anno successivo è stato quello di Gioia Tauro in Calabria a superare le confische di tutti gli altri porti italiani messi insieme, arrivando a 14 tonnellate, ben oltre la metà del totale di circa 20 tonnellate sequestrate quell'anno, mostrando da un parte la sempre maggiore centralità della 'Ndrangheta nel commercio della Penisola, ma anche la capacità dei trafficanti di modificare le proprie rotte di importazione, con i carichi che arrivano principalmente da Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Guatemala, Nicaragua e Perù.

La cocaina arriva in Italia anche da altri Paesi europei, tra cui i Paesi Bassi e la Spagna e oltre alla 'Ndrangheta sono la Camorra e alcune reti criminali albanesi che stanno facendo accordi con diverse reti internazionali per organizzare le importazioni nella penisola, a volte lavorando anche in collaborazione tra di loro.

E, secondo il rapporto, sono cambiate anche le dinamiche delle organizzazioni criminali nel Paesi di produzione, soprattutto in Colombia. Nella nazione sudamericana la smobilitazione dei combattenti delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), che in precedenza controllavano molte delle regioni in cui si coltivava la coca, ha creato una possibilità per l'ingresso di altri soggetti, sia locali che persino gruppi stranieri provenienti da Messico ed Europa.

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