Lunedì, 14 Giugno 2021
PROFUGHI

L'Ue trova l'accordo: 40mila migranti redistribuiti in due anni

Nella notte, dopo ore di dibattito acceso, il Consiglio Europeo ha raggiunto un'intesa sulla "relocation" dei richiedenti asilo dall'Italia e dalla Grecia. Renzi duro con i Paesi contrari all’obbligarietà della ripartizione: “Se questa è la vostra Europa, tenetevela”

BRUXELLES - La lunga notte del Consiglio Europeo si è conclusa con l’intesa sulla redistribuzione di 40mila profughi di Italia e Grecia. Dopo ore di trattative e un acceso dibattito, i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno approvato alla fine un testo di compromesso che, pur mantenendo il carattere obbligatorio della cifra complessiva dei richiedenti asilo da ricollocare, prevede una ripartizione per paese basata su un accordo “per consenso”.

L'ACCORDO - Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker ha definito l’accordo “modesto”, protestando poi con veeemenza contro il "metodo di lavoro" dei vertici Ue e le massacranti maratone negoziali degli ultimi giorni sulla Grecia, osservando che "quando si è stanchi e non si dorme, non si prendono delle buone decisioni”. I 40mila richiedenti asilo sbarcati dallo scorso 15 aprile sulle coste di Italia e Grecia saranno redistribuiti nel corso di due anni. Entro luglio i Paesi Ue dovranno concordare il numero di migranti da accogliere per ciascuno stato, anche se dal testo sono spariti i riferimenti sia all'obbligo sia alla volontarietà.  Il consiglio informale dei ministri dell'Interno europei affronterà nuovamente la questione il 9 e 10 luglio a Lussemburgo. Oltre ai 40mila migranti approdati in Italia e Grecia, inoltre, l'Europa accoglierà (ma in questo caso solo su base volontaria) altre 20mila persone che al momento sono nei campi profughi di altri Paesi. Sono escluse Ungheria e Bulgaria, che ricevono già molti immigrati dai Paesi dell'Est e dalla Turchia.

DIBATTITO ACCESO - Momenti di tensione tra i leader europei. Juncker ha combattuto fino alla fine contro il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e i leader di diversi Stati membri, contrari all’obbligatorietà del meccanismo. Alla fine, le conclusioni del Consiglio europeo non menzionano esplicitamente il carattere volontario della "relocation", ma, precisando che essa dovrà avvenire per consenso, presuppongono un accordo unanime degli Stati membri. Uscendo dal Consiglio, il premier italiano Matteo Renzi, che ha sostenuto la battaglia di Juncker, ha definito quella di ieri "una giornata impegnativa", e ha spiegato: “È un primo passo per dire che finalmente c'è una politica europea e non soltanto una politica dei singoli Stati" nel campo dell'immigrazione e dell'asilo. "Ci sono state discussioni, e c'era - ha continuato Renzi - chi voleva che l'accordo si potesse fare solo su base volontaria, ma questa definizione non è nel testo. Naturalmente la Commissione, d'accordo con il Consiglio Ue, deciderà quali Stati prenderanno quali quote (di rifugiati, ndr); ma il principio che finalmente viene assunto è che questo non è soltanto un problema dell'Italia, non è solo un problema della Grecia, ma è un problema di tutta l'Europa. A me questo sembra un fatto positivo che evidenzio con grande gioia". "Naturalmente - ha aggiunto il premier - c'è ancora moltissimo da fare…”.

L'AFFONDO DI RENZI - Durante il dibattito, il premier Renzi aveva attaccato duramente i colleghi contrari: "Se non siete d'accordo sui 40mila non siete degni di chiamarvi Europa. Se questa è la vostra idea di Europa, tenetevela. O c'è solidarietà, o non fateci perdere tempo. Non accettiamo nessuna concessione: o fate un gesto anche simbolico oppure non preoccupatevi: l'Italia può permettersi di fare da sola. E' l'Europa che non può permetterselo”. 

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