Giovedì, 23 Settembre 2021
CINA

Violenze, città bloccata e ombrelli: ecco #OccupyHongKong

Non si ferma la protesta nell'isola cinese: centinaia di migliaia di manifestanti in piazza per chiedere le dimissioni del premier e le libere elezioni. Arrivano i lacrimogeni e gli idranti e chi protesta si porta l'ombrello

Occupy Central with Love and Peace: così si chiama il movimento che in questi giorni sta bloccando la città cinese di Hong Kong. Richieste semplici ma determinate: dimissioni del premier e libere elezioni. Il governo cinese però non ha apprezzato: foto e video sui social network mostrano come diverse siano state le tensioni tra manifestanti e polizia. Poi si parla di spray al peperoncino, manganelli e proiettili di gomma. Intanto è arrivato il monito dell'esecutivo di Pechino, che avverte chi è in piazza che nessun "comportamento illegale" verrà tollerato e che il governo del territorio ha il "pieno sostegno".

Dopo l'avvertimento i gas lacrimogeni non si sono fermati: così nella notte sono stati sparati al sit-in che occupa la piazza principale della città. Per difendersi, i manifestanti hanno utilizzato mezzi di fortuna, tra cui ombrelli che sono diventati il simbolo della protesta. L'epicentro delle proteste è la zona di Admiralty e Tamar, dove ha sede il governo dell'isola, ma la mobilitazione si è estesa alle vicine vie di Harcourt Road e di Gloucester Road. La polizia aveva anche chiuso l'accesso alle possibili "zone calde" e avvertito che avrebbe arrestato chiunque avesse tentato di travalicarle.

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Da venerdì 26 settembre, giorno d'inizio delle proteste sono stati 78 gli arresti: tra loro anche un giovane di 17 anni, Joshua Wong, che oggi è stato rilasciato, i deputati del Partito Democratico Emily Lau e Albert Ho, l'accademico Joseph Cheng, docente di Scienze Politiche della City University di Hong Kong.

GUARDA IL VIDEO DELLE VIOLENZE DELLA POLIZIA

Da quando è tornata sotto il governo cinese, nel 1997, quella attuale è la crisi politica più grave di Hong Kong. A luglio ci sono state diverse manifestazioni nel centro della città, spesso represse con la violenza dalla polizia. Inoltre il 31 agosto Pechino ha rifiutato la proposta di riforma elettorale, presentata da studenti e attivisti, gli stessi che adesso chiedono di istituire le prime libere elezioni a suffragio universale nel 2017. Le tensioni si stanno riflettendo anche sul mercato: lunedì 29 settembre la borsa di Hong Kong ha aperto in perdita (-1,1%).

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