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Domenica, 22 Maggio 2022
Andrea Maggiolo

Opinioni

Andrea Maggiolo

Giornalista Today

Chi può far cadere davvero Putin

Putin e i suoi fidati consiglieri militari probabilmente non immaginavano in un primo momento che l'invasione dell'Ucraina potesse durare a lungo e non concludersi in pochi giorni, e quelle che possono essere le conseguenze di ciò che molti analisti definiscono "l’effetto Afghanistan" sono tutte da decifrare.

Per mantenere se stesso saldamente al potere tra le spesse mura del Cremlino Vladimir Putin, in 22 anni, ha costruito e plasmato una classe dirigente a suo totale supporto, sia all'interno delle diverse istituzioni russe, dall'amministrazione pubblica ai servizi segreti, sia nel mondo economico. Non solo gli oligarchi, sulla bocca di tutti in questi giorni, che nel ventennio putiniano hanno accumulato fortune immense dopo l'opaca (per usare un eufemismo) privatizzazione delle aziende statali sovietiche a inizio anno Novanta. Gli occhi e le attenzioni del mondo nelle ultime settimane si sono concentrati soprattutto su quest'ultimi, i  manager-oligarchi colpiti dalle sanzioni, proprietari di fortune immense, tra yacht e squadre di calcio. Alcuni noti, altri meno. Tutti implacabilmente mega-miliardari. E' però sui milionari "di seconda fila" che potrebbe avere la possibilità di far cadere in un futuro, chissà se vicino o lontano, il "nuovo zar". Perchè?

L'invasione russa in Ucraina: ultime notizie in diretta 

Lo sgretolarsi improvviso del benessere abituale è un dato di fatto, improvviso, in Russia. Alcuni oligarchi hanno perso fino all'80% del loro patrimonio in titoli, mentre i russi comuni si sono ritrovati in poche ore senza Apple, Netflix, Bmw e Visa, senza viaggi all'estero e senza tutto quello che rappresentava per il ceto medio ciò che Anna Zafesova sulla Stampa ha definito "il premio (e l'evasione) per il silenzio".

Ma sono l'intellighenzia, la nomenclatura, l'èlite di basso cabotaggio a veder ribaltato di colpo il rapporto rischio-beneficio della ribellione contro l'autocrate. Dmitry Gudkov, ex parlamentare, oggi convinto sostenitore dell'oppositore Alexey Navalny, esorta dal suo esilio all'estero ad abbandonare senza tentennamenti, oggi stesso, il regime: "Avete paura di essere i primi, ma se sarete gli ultimi non se ne accorgerà più nessuno, mentre i primi avranno una chance di sopravvivere nella nuova Russia, e in quel mondo nel quale dovrà rientrare faticosamente, dalla catastrofe che ha creato con le sue mani. Dissociarsi dai crimini contro l'umanità è la garanzia di una tranquilla vecchiaia, a casa, e non in tribunale".

L'unico modo per uscire da questa crisi secondo Jonathan Littell, scrittore statunitense profondo conoscitore di cose russe, è rendere il fallimento di Putin in Ucraina così disastroso che la sua stessa élite non avrebbe altra scelta che "rimuoverlo". E per questo, scrive sul Guardian, "si potrebbe fare molto di più. I nostri governi sembrano concentrati sul punire gli oligarchi russi, ma devono capire che Putin non ha altro che disprezzo per loro, e se ne frega delle loro opinioni o dei loro beni; le considera semplici vacche da mungere". Le sanzioni occidentali "devono prendere di mira le persone che effettivamente abilitano le azioni di Putin: il suo intero apparato amministrativo e di sicurezza di alto livello. Non solo le poche decine di persone già prese di mira, ma le migliaia di funzionari di secondo livello dell'amministrazione presidenziale, dell'esercito e dei servizi di sicurezza. Queste persone non sono miliardarie, ma sono tutte multimilionare, con molto da perdere". Il suggerimento non sembra particolarmente sfumato. "Rovinate la vita di queste svariate migliaia di persone e lasciate che giudichino loro chi è la colpa. Sequestrate le ville in Inghilterra e in Spagna, vietate le vacanze a Courchevel e in Sardegna, cacciate i loro figli senza tante cerimonie da Harvard e Oxford e lasciateli rimanere in Russia, senza via d'uscita e senza merci importate per spendere i soldi rubati". Rendere dunque il prezzo della guerra reale, personale, e far valutare alla nomenclatura "se vale la pena mantenere uno squilibrato, zar assetato di potere sul trono. Lasciate che decidano se vogliono seguirlo nell'abisso". In parte sta già accadendo, le sanzioni sono pesantissime. Basterebbe, basterà davvero a far cadere Putin?

Lo scrittore ricorda una cena del febbraio del 2000 (Putin era al governo da pochi mesi) quando, cenando con Sergey Kovalev, il famoso attivista per i diritti umani russo, gli pose la domanda che in quei giorni era sulla bocca di tutti: chi era questo nuovo presidente sconosciuto? Chi era Vladimir Putin? Littell ricorda perfettamente la risposta di Kovalev: "Vuoi sapere chi è Vladimir Putin, giovanotto? Vladimir Putin è un tenente colonnello del KGB. E sai cos'è un tenente colonnello del KGB? Una nullità assoluta". Ciò che Kovalev intendeva era che un uomo che non era mai stato nemmeno nominato colonnello a pieno titolo "era semplicemente un agente ottuso, incapace di pensare al futuro più di una mossa o due in avanti. E mentre Putin, nei suoi 22 anni al potere, è cresciuto immensamente in statura ed esperienza, credo ancora che il compianto Kovalev avesse fondamentalmente ragione".

Solo le prossime settimane diranno se il presidente russo con l'invasione in Ucraina si sia infilato in un tunnel senza uscita. A un certo punto Putin fallirà. Purtroppo ci saranno molto dolore e sofferenza prima di allora. Ma il 24 febbraio ha segnato il suo destino, secondo la maggior parte degli analisti ed esperti di geopolitica: alla fine Putin non vincerà. Nessuno conosce il punto di caduta, ma con questa guerra ha oltrepassato una linea rossa.

Putin può rassicurarsi, avrà fino a che governerà relazioni con la Cina, l’Iran, il Pakistan e qualche altro stato meno attento al rispetto del diritto internazionale, ma potrebbe non bastare per convincere chi pagherà il prezzo di questo isolamento: i russi stessi. Putin ha probabilmente perso in una settimana parte del sostegno popolare che aveva costruito negli ultimi due decenni. Il malcontento dell’élite economica russa porta con sé un rischio reale di frammentazione del regime che finora ha mantenuto sottili equilibri. Putin si sta facendo nemici dall'interno e il risentimento e l'ostilità che genererà in vasti settori dell'èlite russa costituiscono un rischio reale per la sua continuazione al potere nei prossimi anni.

I sondaggi dei mesi scorsi del centro Levada, l'istituto demoscopico indipendente più autorevole, raccontano che da tempo ormai "i russi vedono Putin non più come il paladino della lotta agli oligarchi degli Anni '90 - come all'inizio della sua carriera politica - ma come il presidente dei ricchi". Quella parte di società russa che potrebbe giocare un ruolo cruciale nella sua fine. Più la guerra durerà, e più Putin sarà nei guai con l'opinione pubblica, che si interrogherà sempre di più sul perché sta morendo, e perdendo tutto ciò che aveva, per occupare l’Ucraina. Dire che le uniche persone che possono risolvere parte del problema sono i russi è semplicistico e inoltre ha la grave - e inaccettabile per il mondo intero in questa fase - conseguenza di allontanare dagli scenari e dagli obiettivi negoziali realistici una tregua urgente, il prima possibile. Ma forse c'è un fondo di verità.

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