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Giovedì, 30 Maggio 2024

Vi svelo come finirà per Putin

La controffensiva ucraina, avviata verso Kherson a fine agosto ma concretizzatasi in questi giorni nella regione di Kharkiv, ha cambiato le sorti della guerra avviata dalla Russia il 24 febbraio. Nemmeno dai quartieri generali a Kyiv si aspettavano la rapidità con cui i militari ucraini hanno riconquistato, villaggio dopo villaggio, quasi tutta la regione di Kharkiv. E non se l'aspettavano i russi, che ancora il giorno dell'avvio dell'offensiva a nord-est mobilitavano truppe verso il sud, pensando che il pericolo maggiore, per loro, arrivasse sul fronte di Kherson. Costretti a una ritirata che i vertici militari di Mosca (dopo un paio di giorni di silenzio) hanno tentato di spacciare per strategica, i russi come reagiranno? Posto che le sorti della guerra sono realmente cambiate, che cosa ci aspetta nelle prossime settimane? 

La reazione della Russia

La reazione a caldo di Mosca sa di vendetta. Nella serata di domenica 11 settembre ha bombardato infrastrutture essenziali in diverse città dell'est e del centro dell'Ucraina. A Kharkiv la centrale elettrica Chpp-5, la più importante della città, si è completamente incendiata: le fiamme sono state spente solo lunedì mattina. A Poltava, a causa del blackout, si sono incendiati alcuni filobus. In varie altre città è stata segnalata mancanza d'acqua oltre al blackout. I treni tra Kharkiv e Kyiv hanno subìto rallentamenti. Lunedì mattina, altri attacchi: Kharkiv, dove una persona è morta, è senz'acqua e senza elettricità.

Ma la dimensione della disfatta sta provocando reazioni interne. Sui canali Telegram si è iniziato a criticare la leadership. Il leader ceceno Ramzan Kadirov (considerato fedelissimo a Putin) si è detto pronto ad andare a Mosca a spiegare ai vertici militari come si fa la guerra (è la minaccia di una specie di colpo di stato indolore?). L'ex deputato Boris Nadezhin, sul canale Russia 1, ha chiesto apertamente accordi di pace. E a Mosca, il 10 settembre, durante la festa di fondazione della città (per la quale il centro storico era chiuso a chiunque), qualcuno giura d'aver visto in movimento i mezzi dei paramilitari agli ordini diretti del presidente.

Putin potrebbe essere deposto a breve: i 3 scenari

In questo contesto, assume qualche probabilità la deposizione di Putin. Oltre alla disfatta militare, in Russia si fanno i conti con la crisi economica dovuta alle sanzioni occidentali. Centinaia di migliaia sono i posti di lavoro andati in fumo. E se osservando Mosca potrebbe sembrare che tutto sia normale, questa è solo 'vetrina'. La realtà, a Mosca e soprattutto altrove, è quella di un paese in ginocchio. Il tetto al prezzo del gas darebbe il colpo finale. La deposizione di Putin è un'ipotesi più credibile proprio guardando alla prospettiva davanti a cui si trova la Russia per i prossimi mesi. Isolata dal mondo (e la Cina non potrà aiutarla abbastanza), in ginocchio economicamente e ora anche militarmente. Ma, va ricordato, anche con la faccia persa di fronte alla comunità internazionale.

L'idea che Putin possa semplicemente ammettere la sconfitta per conservare il suo posto non è plausibile. Una qualunque ammissione comporterebbe anche una assunzione di responsabilità (dimissioni immediate). Mentre i due spauracchi temuti da molti sembrano improbabili. Il primo sarebbe l'attacco nucleare (mirato, ma pur sempre nucleare) all'Ucraina. La Nato ha sempre chiarito che, in questo caso, avverrebbe una risposta automatica e proporzionale. Portare in Europa la guerra atomica non è semplicemente ammissibile per il mondo libero. La Russia, sfiancata dopo mesi di guerra da lei cercata e avviata, non avrebbe la forza per sopportare l'ovvia reazione ad un gesto del genere. Il secondo spauracchio sarebbe quello della dichiarazione di guerra all'Ucraina (formalmente mai avvenuta) e della conseguente mobilitazione generale. Ma ci vorrebbero mesi. La Russia non potrebbe pensare di aumentare la sua forza umana in mancanza di tecnologia e materiale bellico. Già oggi è costretta a smontare i vecchi mezzi militari per ottenere pezzi di ricambio e, pur con una formale smentita, a cercare munizioni in Corea del Nord. Quali armi e proiettili darebbe in mano a centinaia di migliaia di soldati poco entusiasti?

E c'è infine la questione motivazionale. Qualunque cittadino ucraino è convinto, da sempre, di vincere. I soldati sono motivatissimi: devono difendere le loro case, la loro gente, le loro città, la loro vita. L'oppressione russa si è già mostrata nelle zone occupate (Melitopol, Kherson, Mariupol): libri di scuola sostituiti con quelli che infondono propaganda russa ai bambini. Per nessun ucraino questo è accettabile. Al contrario, i soldati russi non hanno alcuna motivazione. Sanno, in cuor loro, che l'Ucraina non rappresentava alcun pericolo per le loro case, la loro gente, la loro vita. Per quale ragione potrebbero voler sacrificare sé stessi? 

Qualche commentatore sta già scrivendo che la controffensiva ucraina porterà a prolungare la guerra. Forse allora si sarebbe dovuto sperare nella disfatta dell'Ucraina, per farla finire più in fretta? In realtà la controffensiva ucraina è il modo più rapido per la fine della guerra, e per una fine giusta, sia dal punto di vista morale sia da quello del diritto internazionale. La velocità con cui la Russia ha perso zone che aveva impiegato molto tempo (e molti morti) a conquistare è un bel segnale per tutti coloro che sperano che la guerra finisca presto. Probabilmente senza più Putin al potere.

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