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Lunedì, 15 Aprile 2024
Guerra di nervi

Quello che Putin non dice: oltre il nucleare c'è una nuova minaccia a Ovest

Dietro lo spauracchio dell'abbandono del trattato Start sulla non proliferazione delle armi atomiche il Cremlino ha creato le condizioni formali, dopo aver lavorato per anni sulle condizioni materiali, per un'espansione a Ovest e nel Caucaso della Russia

Non solo il Nuovo Start. Dopo il suo discorso di ieri il Presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto che revoca l'intero provvedimento del 7 maggio del 2012 con le linee guida del Cremlino al governo sulla politica estera di Mosca. Il documento esplicitava la posizione di Mosca per "l'attuazione del Trattato sulla riduzione delle armi strategiche", che Putin ha annunciato di voler sospendere, ma anche in favore di relazioni internazionali basate sul rispetto della Carta delle Nazioni Unite, del rispetto della sovranità della Moldova, con il suo impegno a operare in modo attivo per risolvere la questione della Transnistria sulla base dell'integrità territoriale della Moldova e dell'assistenza attiva per rafforzare l'Abkhazia e l'Ossezia del sud come moderni stati democratici.

Putin ha cancellato il decreto del 2012 sulla politica estera di Mosca

Il decreto revocato da Putin precisava "come attuare in modo coerente la politica estera di Mosca, per garantire i suoi interessi nazionali sulla base dei principi del pragmatismo, dell'apertura e dell'approccio multivettoriale per formare un nuovo sistema policentrico delle relazioni internazionali", un preambolo che, di fatto, non vale più da tempo.

Fra i punti elencati dal decreto 605 del 7 maggio 2012, quindi, "la ricerca dell'instaurazione dello stato di diritto nelle relazioni internazionali, sostenendo fermamente il ruolo centrale delle Nazioni Unite negli affari mondiali, i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, che richiedono lo sviluppo di relazioni amichevoli tra gli Stati sulla base dell'uguaglianza, del rispetto per la loro sovranità e integrità territoriale, il ruolo principale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali". La Russia in quel decreto del 2012, ma non più da oggi, prevedeva anche di "promuovere attivamente la formazione dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud come moderni stati democratici, il rafforzamento delle posizioni internazionali, la fornitura di una sicurezza affidabile e il ripristino socio-economico di queste repubbliche".

Lo scorso anno l'Ossezia del Sud ha indetto un referendum per l'annessione alla Russia 

Il decreto del 2012 si proponeva anche di "continuare a partecipare attivamente alla ricerca di modi per risolvere il problema della Transnistria sulla base del rispetto della sovranità, dell'integrità territoriale e dello status neutrale della Repubblica di Moldova nel determinare lo status speciale della Transnistria". Questo punto è stato particolarmente dibattuto dagli analisti internazionali soprattutto dopo le voci che volevano un intervento militare russo proprio in Moldavia con l'occupazione del'aeroporto di Chisinau per trasportare uomini e mezzi in Transnistria, regione separatista sostenuta da Mosca che confina con l'Ucraina e dove la Russia ha altresì alcune truppe.

Dorin Recea

In tal senso Zelensky aveva avvertito le autorità moldave che l'intelligence ucraina aveva intercettato piani russi per rovesciare il governo moldavo. Intenzioni che sono state confermate dal primo ministro moldavo Dorin Recean. E proprio pochi giorni fa il partito filorusso Shor - da tempo impegnato in una campagna di delegittimazione della presidentessa Maia Sandu, autrice dell'avvicinamento di Chisinau alle istituzioni europee - aveva incendiato le piazze con una protesta anti governativa organizzando centinaia di pullman da numerose località moldave.

Alla luce di queste avvisaglie l'abrogazione del decreto che dal 2012 definisce la politica estera russa in termini di "ricerca di una soluzione politica e diplomatica dei conflitti" bisogna sottolineare che anche se si tratta di un documento politico, non vincolante, il gesto rimane rilevante perché Putin difficilmente modifica leggi senza uno scopo preciso. 

Il quadro complessivo dei "vincoli" annullati vedono la possibilità che la Federazione russa ora possa annettere la regione separatista della Transnistria, ma anche andare verso una riunificazione con la Bielorussia, annettendo Abkhazia e Ossezia del Sud occupate militarmente dal 2018 dopo la guerra in Georgia: in pratica dietro lo spauracchio dell'abbandono del trattato Start sulla non proliferazione delle armi atomiche il Cremlino ha creato le condizioni formali, dopo aver lavorato per anni sulle condizioni materiali, per un’espansione a Ovest e nel Caucaso della Russia.

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