Giovedì, 23 Settembre 2021
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Catalogna, l'attacco del Re (in tv). Barcellona, in 300mila contro le violenze della polizia

Il Re Felipe in diretta tv usa parole dure contro la Catalogna: "Slealtà inaccettabile". Puigdemont: "Avanti con indipendenza". Il ministro dell'Interno Juan Ignacio Zoido ha accusato le autorità catalane di "incitare alla ribellione". Scozia: "Intervento di Ue o Onu"

Sciopero generale, Madrid: "Incitano a ribellione"

barcellona-7 Centinaia di migliaia di catalani, circa 300mila secondo la polizia locale, sono scesi in piazza a Barcellona per manifestare contro le violenze della polizia durante il voto per il referendum di indipendenza della Catalogna, che il governo di Madrid ha definito illegale. Il ministro dell'Interno Juan Ignacio Zoido ha accusato le autorità catalane di "incitare alla ribellione" dopo le minacce dei manifestanti contro gli agenti a seguito delle cariche ai seggi del referendum d'indipendenza che si è svolto domenica.

"Via le forze di occupazione" recita uno degli slogan dei manifestanti nella giornata in cui la Catalogna si è fermata per lo sciopero generale. "Chiusi per la rivoluzione" si legge su un altro cartello tra la folla e le bandiere rosse a striscie gialle della Catalogna che sventolano tra giovani e famiglie che per il centro di Barcellona sfilano pacificamente in queste ore. Anche la squadra di calcio del Barcellona ha voluto essere solidale con la popolazione e non si è allenata come segno di protesta e di solidarietà verso i manifestanti e coloro che hanno aderito allo sciopero.

Il ministro dell'Interno spagnolo Juan Zoido ha dichiarato oggi: "Vediamo come giorno dopo giorno il governo della Catalogna stia spingendo la popolazione verso l'abisso e inciti alla ribellione nelle strade" e il governo di Madrid prenderà contromisure per "fermare gli atti di disturbo".

Le immagini della polizia che colpiva elettori catalani inermi e li trascinava per terra per i capelli hanno fatto il giro del mondo e hanno scatenato le critiche della comunità internazionale. Il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas ha avvertito che la "violenza non potrrà mai essere uo strumento della politica".

Secondo il governo catalano le persone che si sono rivolte ai servizi sanitari dopo le violenze di domenica sono state poco meno di 900.

Ma nella notte tra lunedì e martedì la tensione è salita ancora con i manifestanti che hanno assediato alcuni hotel dove si trovano le forze dell'ordine inviate da Madrid per bloccare il voto.

Lo sciopero generale di oggi ha letteralmente paralizzato la Catalogna, con scuole chiuse, trasporti interrotti, siti turistici, tra cui la Sagrada Familia, chiusi al pubblico e molte aziende che hanno interrotto la produzione. I manifestanti hanno bloccato anche diverse strade in tutta la regione.

Il premier Mariano Rajoy ha avviato colloqui d'emergenza dopo che Puigdemont ha dichiarato domenica che la Catalogna "ha vinto il diritto ad essere uno stato indipendente". Il leader catalano ha chiesto la mediazione internazionale per risolvere la crisi.

Secondo il governo regionale hanno votato 2,26 milioni di persone, il 42% degli aventi diritto. Puigdemont ha dichiarato che presenterà i risultati al parlamento regionale dove i deputati separatisti hanno la maggioranza e quindi il potere di approvare una mozione per dichiarare l'indipendenza.

Scozia: "Necessario intervento di Ue o Onu"

Il governo scozzese ha esortato l'Unione europea o le Nazioni unite a intervenire per risolvere la crisi fra Madrid e la Catalogna, i cui leader minacciano di dichiarare l'indipendenza dopo un referendum vietato che è stato segnato dalle violenze della polizia.

"Il governo scozzese è molto preoccupato per gli avvenimenti degli ultimi giorni in Catalogna", ha affermato la ministro degli Esteri scozzese, Fiona Hyslop, davanti al Parlamento scozzese. La posizione di Madrid, che ha dichiarato anticostituzionale il referendum di autodeterminazione in questa regione spagnola, e il diritto del popolo catalano ad esprimersi sulla sua indipendenza "non sono inconciliabili", ha proseguito Hyslop.

"Ma ciò necessiterà di misure internazionali ed è per questo che penso che le istituzioni europee o l'Onu devono assumersi la responsabilità di tentare di risolvere" la crisi. 

Il discorso del Re Felipe VI

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