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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Argentina-INGHILTERRA / Argentina

Falkland-Malvinas, il referendum dall'esito scontato

Referendum sulla sovranità sostenuto dal governo britannico. "E' un’iniziativa pubblicitaria, senza alcun valore legale" dice Timerman, ministro degli Esteri argentino

Gli abitanti delle isole Falkland-Malvinas hanno votato per il referendum sulla sovranità sostenuto dal governo britannico. Si chiede ai residenti se vogliono che l'arcipelago che sorge al largo delle coste dell'Argentina continui a rimanere sotto amministrazione di Londra. Per la precisione la domanda era: "Desidera che le isole mantengano il loro status politico attuale, come territorio oltremare britannico?".

Non si conoscono ancor i risultati, ma l'esito è scontato: le Falkland resteranno britanniche. Le Falkland-Malvinas sono uno dei territori più militarizzati al mondo: 1.500 militari britannici in isole dove vivono solo 3.000 civili. L'arcipelago venne conquistato esattamente 180 anni fa, il 3 gennaio 1833, con la forza, dall'esercito inglese.

L’Argentina rifiuta ogni contatto con le autorità delle Falkland, poiché le considera illegali. Il referendum? "E' un’iniziativa pubblicitaria, senza alcun valore legale" dice Timerman, ministro degli Esteri argentino.

Il governo locale ha fatto gli straordinari per fare in modo che i 1.650 elettori registrati si recassero alle urne, preparando fuoristrada, imbarcazioni e idrovolanti per permettere a chi vive nelle zone più remote di esprimere la propria preferenza. Le regole del referendum escludono dal voto chiunque non abbia un passaporto britannico. Non sono stati fatti sondaggi, ma tutte le persone sentite da Associated Press hanno detto che voteranno per mantenere la situazione attuale.

ARMI NUCLEARI - La polemica sulle armi nucleari, alcune settimane fa, ha alzato l'asticella della tensione: "Siamo in una fase precaria di attuazione del trattato di Tlatelolco del 1969, che vieta la detenzione di armi nucleari in America Latina e Caraibi. Questa precaria attuazione è messa in discussione dal Regno Unito”, dice Eduardo Zuain, segretario degli Affari Esteri argentino, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo. La presenza dei britannici nell'arcipelago è considerata “ingiustificata” e “sproporzionata”, "con dispiegamento di sottomarini con capacità nucleare in una zona denuclearizzata (…) La Repubblica Argentina è soprattutto preoccupata dalla possibilità, confermata per la prima volta nel 2003 dallo stesso governo britannico, che il Regno Unito possa introdurre armi nucleari nell’Atlantico del Sud”. Zuain ha poi aggiunto: "Condanniamo il fatto che Londra non abbia finora dato chiarimenti a riguardo o smentito che i suoi sottomarini trasportino armi nucleari.

LA LETTERA DI GENNAIO - "Porre fine al colonialismo" e restituire agli argentini "le isole Malvinas": la richiesta perentoria al premier britannico David Cameron arriva da Buenos Aires, e nello specifico dalla presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner, in una lettera pubblicata il mese scorso sulla stampa britannica. L'Argentina reclama da decenni le isole. Il Regno Unito, secondo il governo di Buenos Aires, è tenuto a rispettare una risoluzione Onu del 1960 nella quale si chiede a tutti gli stati membri delle Nazioni Unite di "porre fine al colonialismo in tutte le sue forme e manifestazioni".

LONDRA NON MOLLA - Londra si è sempre detta pronta a difendere le Falkland anche con le armi. Il primo ministro inglese David Cameron ha affermato che il Regno Unito dispone di "forti armi di difesa" sul territorio ed è "assolutamente chiaro" che è pronto a usarle in caso di confronto militare. "Abbiamo diversi caccia e unità militari nelle Falklands", ha precisato Cameron. A marzo la querelle potrebbe essere già terminata.

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